Mattarella: sarà un Presidente nuovo?

Condividi su i tuoi canali:

None

di Alberto Venturi

Sarà un presidente come i suoi predecessori, protagonista quanto lo richiederanno i tempi per difendere l’unità del Paese e la Costituzione.

 Sono stati giorni di retorica ‘grande’, come impone il rito dell’elezione presidenziale  e di retorica ‘spicciola’, quella che ci sorbiamo tutti giorni dai media. Così, insieme ad un utile vademecum per comprendere l’evoluzione degli equilibri politici in Italia, abbiamo introitato pure l’esimio parere dei passanti che hanno incrociato il nuovo Presidente della Repubblica e troppe altre inutili amenità dl genere. Al profluvio logorroico, determinato dalla necessità (dalla volontà?) di sfruttare al massimo le trasferte di troupe e/o giornalisti, ha fatto da contrappeso l’essenziale dichiarazione di Sergio Mattarella: “Il pensiero va soprattutto e anzitutto alle difficoltà e alle speranze dei nostri concittadini. È sufficiente così”. Per lui hanno parlato i fatti: la visita alle Fosse Ardeatine a dimostrare un solido attaccamento ai valori della Resistenza; l’arrivo sull’utilitaria grigia; la telefonata a Ciampi e la visita a Napolitano, presidenti che hanno saputo essere servitori dello Stato.

 Per lui stanno abilmente parlando i suoi collaboratori con alcuni anticipazioni sul discorso d’investitura che riguarderà le difficoltà degli Italiani, la volontà di offrire loro una speranza e la difesa dell’unità del Paese. Sarà un presidente garante verso tutti, secondo il mandato Costituzionale e cercherà di fermare la reciproca delegittimazione fra i partiti; sostenere le riforme; contribuire a superare le debolezze strutturali.

 Ci troveremo probabilmente di fronte a un presidente che, come Scalfaro, come Ciampi e come Napolitano è pronto a diventare protagonista se la situazione italiana e della politica lo richiede. Perciò non sarà nuovo lo spirito, ma potranno essere nuove le modalità, secondo quanto i tempi richiederanno. “Nessuno cada nell’inganno – ha detto una persona vicina a Mattarella – La sua è la mitezza di chi è forte. Una raffinatezza espressiva molto palermitana, semmai. E di sicuro non è un uomo moralmente disposto a cambiare opinione o a ripararsi in una comoda e dimessa neutralità, quando sono in gioco valori non negoziabili della democrazia”.

 Va anche detto che la corona cambia la testa su cui si posa; del passato basterà citare il conservatore Segni che perse la bussola democratica approvando il Piano Sogno, praticamente un colpo di stato.

Mi domando piuttosto se Renzi saprà essere un presidente nuovo; se la prova di unità del Pd apre prospettive di un diverso atteggiamento interno o se il Nazzareno, contrariamente a quanto si dice, è pienamente confermato e l’elezione di Mattarella non ne sia parte integrante, in cambio di qualcosa ancora da scoprire; vedremo l’evolversi della situazione. Come Italiano, comunque, sono soddisfatto dell’elezione di Mattarella e gli auguro buon lavoro, che sia dalla parte degli Italiani. 

di Gianni Galeotti

Che piaccia o no, Renzi è stato politicamente bravissimo. Con la candidatura e l’elezione di Sergio Mattarella alla più alta carica dello Stato, è riuscito in un triplice intento: ricompattare, almeno momentaneamente, il proprio partito, e la minoranza interna, mettere all’angolo Berlusconi, l’NCD ed un centro destra già di fatto inesistente, e contestualmente creare, nei fatti, intorno alla figura del nuovo Presidente della Repubblica, cattolico di sinistra, un blocco politico che è la riproposizione della vecchia Democrazia Cristiana o, meglio, della sinistra DC. Anziché andare verso la terza Repubblica, Renzi il rottamatore di nome ma non di fatto, ha riesumato la prima Repubblica, quella di Andreotti e De Mita, di cui Mattarella era esponente, con prestigiosi incarichi politici e di governo.

Pur politicamente vecchio (anche se i suoi 74 anni anagrafici li porta proprio bene), Mattarella è persona stimata e per bene, che nella sua grigia sobrietà già piace agli italiani. E questo non è poco. Mattarella riuscirà ad essere anche nuovo nella misura in cui farò paradossalmente e semplicemente ciò che è stato chiamato a fare da quasi i due terzi del Parlamento: il Presidente della Repubblica; un Presidente che torni ad essere garante della costituzione non un attore politico, come lo era ed è stato fino all’ultimo Giorgio Napolitano; un Presidente che rimetta al centro il popolo sovrano, sostenendo le elezioni e non evitandole, che non costruisca a tavolino maggioranze e governi virtuali, rispondenti più agli interessi dell’Europa finanziaria che a quelli del popolo italiano; quale garanzia costituzionale c’è nel nominare Presidente del Consiglio uno che ha vinto le primarie di partito? Ci rendiamo conto? Siamo arrivati al punto da essere stati governati, negli ultimi tre anni, da una serie imbarazzante quanto paradossale di fallimentari esecutivi e maggioranze che pur non legittimati dal voto popolare, come prevederebbe la Costituzione, sono stati generati e mantenuti in vita artificialmente da Napolitano fino all’elezione del suo successore, garante di quella Costituzione per anni di fatto, bypassata.

Negli ultimi anni, un po a causa un po grazie a Napolitano che ha dovuto supplire alle carenze di una rappresentanza politica e parlamentare sprofondata di livello, abbiamo vissuto una tale anomalia istituzionale che anche un semplice processo di normalizzazione modello Prima Repubblica, risulta non solo auspicabile ma anche innovativo.

Molti anche tra illustri commentatori politici, (che tanto autorevoli non sono visto che sono stati spiazzati dalla scelta di Renzi di convergere su Mattarella alla stregua di chiunque a digiuno di politica), oggi dicono che l’elezione di Matarella potrebbe ostacolare  il percorso riformatore che Renzi ha annunciato ma non ancora attuato. E non certo per i grillini, usciti un po a pezzi dalla prova Quirinale, e nemmeno per un centrodestra frastagliato e ridotto ai minimi termini al punto da non essere più nemmeno determinante nei numeri, ma dalla stessa minoranza interna al PD e di Sel che chiederanno il conto a Renzi in termini di distacco da qualunque accordo con Berlusconi. In questa ottica la riforma del lavoro potrebbe avere una impostazione molto meno liberale di quella inizialmente prospettata. Ma e sull’Italicum che si giocherà la vera partita. Se sarà confermato il premio di maggioranza alla lista e non alla coalizione, che Berlusconi ha tristemente barattato, Renzi potrà andare ad elezioni, già da domani, sicuro di avere in mano la vittoria certificata, sua e del PD, per i prossimi 10 anni. Per questo credo che la legislatura in corso, costruita a tavolino da Napolitano, non duri, per calcolo dello stesso Renzi, fino al 2018. E anche questo avrebbe un non
so che di nuovo.

 

[ratings]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

In evidenza

Potrebbe interessarti anche...

Car* amic*,

ogni anno a Natale il Presidio vi dà la possibilità di fare un regalo che contiene il frutto del riscatto e della speranza: le nostre