Martino d’Asburgo racconta la Grande Guerra svelando i segreti della dinastia.

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Venerdì 9 ottobre si è tenuto il convegno culturale dal tema “Alla Corte di Vienna il 25 maggio 1915, ricordi di famiglia” organizzato da Bice  per ricordare i dieci anni della sua fondazione.

(nella foto di Corrado Corradi, da sinistra l’Architetto Emilio Montessori,Martino d’Asburgo, Agostina D’Alessandro Zecchin, Massimo Nardi e Roberto Armenia)


 

Alle 16,30 con precisione, come si diceva una volta svizzera (adesso si potrebbe dire come una cartella esattoriale), S.A.I.E.R. Martino d’Asburgo-Lorena, Arciduca d’Austria-Este, accompagnato dal presidente del Circolo Raimondo Montecuccoli, Paolo Carraro, è arrivato venerdì 9 ottobre davanti all’ingresso dell’Accademia Nazionale di Scienze, Lettere e Arti di Modena in Corso Vittorio Emanuele. Ad accogliere l’Arciduca era presente il Presidente dell’importante istituto, l’Architetto Emilio Montessori, per una visita alle sale che contengono oltre 100 mila volumi dal 1400 ai giorni nostri. Ad illustrare i più antichi libri, la gentilissima e colta Segretaria Generale della biblioteca, Paola Di Pietro. Non poteva mancare la visita alla sala in cui è appeso il quadro raffigurante il suo antenato, Cesare d’Este, ritrovato dal noto antiquario modenese Pietro Cantore a Parigi e donato all’Accademia Nazionale  da Alfredo Margreth, accademico dei Lincei. L’Arciduca si è complimentato con il presidente, la segretaria ed i loro collaboratori per l’amore con cui svolgono l’attività di diffusione e conservazione di un patrimonio culturale immenso. Alle 17.00 l’Arciduca ha fatto il suo ingresso nella sala in cui si è tenuto il convegno culturale dal tema “Alla Corte di Vienna il 25 maggio 1915, ricordi di famiglia” organizzato dal giornale on line, Da Bice si Dice, per ricordare i dieci anni della sua fondazione. Al tavolo della presidenza, oltre a S.A.I.E.R., il padrone di casa l’Architetto Montessori, il direttore della testata, Agostina D’Alessandro Zecchin, il noto giornalista e scrittore modenese Roberto Armenia e Massimo Nardi che, con le loro domande, unitamente a quelle di un numeroso e attento pubblico, hanno fatto si che si svelassero dei passaggi di storia che non si leggono sui libri, ma che danno una nuova lettura della stessa. Si è così parlato dell’imperatore Francesco Giuseppe, di suo nipote, l’Arciduca erede al trono Francesco Ferdinando assassinato a Sarajevo  da Gavrilo Princip (che si trovava a passare in quella strada per caso e che fu la scintilla che scatenò la prima  Guerra Mondiale). Pochi sanno che l’assassinio avvenne quasi per caso e che il mancato imperatore, per oltre dieci anni, aveva fatto da paciere nell’Europa dell’epoca. Nei ricordi dell’Arciduca, il successore della dinastia, ed ultimo imperatore Carlo I, assume così un’immagine nuova all’attento ascoltatore. Indugiando sulla figura del giovane imperatore, ricordiamo che quando salì al trono aveva solo 29 anni, e l’Arciduca ci racconta del suo impegno, purtroppo vano, di giungere a una pace per fermare l’immensa carneficina e   di come la sua voce non sia stata ascoltata né dalla Francia, né dall’Inghilterra, né dall’Italia, ma neppure dalla Germania. Carlo I, prendendo a cuore le parole di Papa Benedetto XV che definì la guerra – un inutile strage -, appena salito al trono, nel suo discorso iniziale, dichiarò che il suo obiettivo era la pace dei popoli.  Proprio per questo il 3 ottobre  del 2004 Papa Giovanni II volle elevare a Beato. Durante la cerimonia il Papa disse che Carlo doveva essere – un esempio per noi tutti, soprattutto per quelli che oggi hanno in Europa la responsabilità politica! -. Un altro episodio raccontato e che fa sorridere, seppur amaramente, è quello accaduto nella residenza di Schonbrunn, alla fine della guerra, quando la mattina dopo l’armistizio,  l’imperatore e la moglie, l’imperatrice Zita, si ritrovarono da soli nel grande palazzo da cui erano scappati tutti, a cominciare dalla guardia imperiale. Nell’occasione non si è parlato solo di storia passata, ma sono state fatte anche domande sul presente da  Roberto Armenia. L’Arciduca ha risposto dimostrando una preparazione culturale ed economica veramente notevole. S.A.I.E.R  ha voluto affermare le grandi potenzialità che la nostra nazione ha, sia dal punto di vista turistico, culturale e dell’eccellenza  dei nostri prodotti made in Italy. Ha parlato anche del nostro territorio e delle sue grandi pregevolezze non solo in capo meccanico ma anche a livello di prodotti agro alimentari e della tenacia dei suoi abitanti che si sono rimboccati le maniche dopo il terremoto del maggio 2012. Questo riferimento a quell’evento tragico, ha dato la possibilità a Massino Nardi di raccontare, con l’autorizzazione dell’Arciduca (ormai sono passati diversi anni) un suo gesto generoso. Nardi ha raccontato che subito dopo il terremoto che sconvolse la bassa modenese, S.A.I.E.R. venne nella nostra città e si recò al deposito della Croce Rossa dove consegnò del riso prodotto nella sua tenuta, ma non volle che il gesto fosse pubblicizzato. Noblesse oblige! Un’ora e trenta minuti di conversazione all’insegna della cultura, quella vera, che saranno poi riassunti in una relazione per chi non ha potuto partecipare all’evento. 

Presenti all’incontro, in rappresentanza del Sindaco Gian Carlo Muzzarelli, l’Assessore ai Lavori pubblici, Patrimonio, Infrastrutture e Reti, Mobilità, Sicurezza del Territorio, Gabriele Giacobazzi. Molto gradita la presenza di persone provenienti da altre città come Reggio Emilia, La Spezia e Lecco.

 

 

 

 

 

 

 

Il  Presidente dell’Accademia Nazionale, l’Architetto Emilio Montessori, S.A.I.&R. Martino d’Asburgo e la  Segretaria Generale della biblioteca, Paola Di Pietro.

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