Mario ha scelto di morire. Fai buon viaggio.

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Capisco e posso arrivare a pensare che il suo sia anche un gesto di generosità; liberare gli altri dal suo dolore, dalle fatiche che la malattia comporta loro. Eppure dentro mi porto dubbi sulle porte che si aprono con le più buone intenzioni e poi portano là dove non si pensava.

 


“Finalmente, mi sento sollevato” è stato il commento di Mario Coscioni alla notizia che potrà accedere al suicidio medicalmente assistito, come chiedeva da tempo non sopportando più il dolore e la condizione di tetraplegico, in seguito ad un incidente stradale. La sua condizione rientra nei casi previsti dalla Corte Costituzionale per rendere possibile togliersi la vita:

1) essere tenuto in vita da trattamento di sostegno vitali; 2) essere affetto da una patologia irreversibile; 3) avere una patologia che è ‘fonte di sofferenze intollerabili’; 4) essere pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli.

Capisco Mario e posso arrivare a pensare che il suo sia anche un gesto di generosità; liberare gli altri dal suo dolore, dalle fatiche che la malattia comporta loro. Eppure dentro mi porto dubbi sulle porte che si aprono con le più buone intenzioni e poi portano là dove non si pensava.

Ho votato anche io per l’istituto del divorzio, pensando alle situazioni insostenibili, ma ha modificato in profondità il matrimonio, sempre più a tempo; ho votato in difesa della legge 194 sull’aborto per toglierlo dalla clandestinità, ma è diventato un barbaro sistema anticoncezionale o un modo per negare la maternità dove l’uomo ha potere di decisione sulla donna.

Il suicidio medicalmente assistito; si fermerà ai casi come Mario, o passo impercettibile dopo l’altro, arriverà ad una non-cultura della vita per cui uno può scegliere come e quando morire e questo non posso accettarlo.

Io non so. Davvero non so.

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