Manifesto di Ventotene: ecco cosa c’ è scritto

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Il testo con il quale i firmatari  Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni  auspicavano di trasformare l’Europa è molto citato ma poco conosciuto.

Il testo con il quale i firmatari  Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e  Eugenio Colorni  auspicavano di trasformare l’Europa è molto  citato ma poco conosciuto.

Confesso la mia ignoranza. Ero giunto fino ad ora senza aver letto il Vangelo e la Torah (fra gli estensori c’era anche un ebreo) dell’Unione Europea: il “Manifesto di Ventotene”. Ma dopo aver visto il trio Merkel-Hollande-Renzi in nave con sullo sfondo i ruderi del penitenziario dal quale è scaturita tanta luce, sono andato a cercare il testo di cotanto documento. Dal sito dell’ANPI di Novara (garanzia di autenticità) ho potuto scaricare le 14 pagine dell’intero Manifesto che, si dice, è stato portato fuori dal penitenziario dalla moglie di Colorni dentro un pollo arrosto. Se così è stato doveva essere un pollo bello grosso.
Mi sono accinto con compunzione a leggere devotamente il prezioso testo.
Una prima parte è dedicata alla situazione internazionale al tempo in cui Spinelli scriveva (1941). E qui egli logicamente combatte i regimi “di destra” esistenti, ma critica anche il regime sovietico per aver deviato dalle originarie istanze popolari.
Nella seconda parte parla del dopoguerra. Per non far prevalere le forze conservatrici viene ipotizzata

 

“la definitiva abolizione dell’Europa in Stati nazionali sovrani (…). Gli spiriti sono già ora meglio disposti che in passato ad una riorganizzazione federale dell’ Europa.”

E qui emerge un sogno utopistico, coerente con la fede socialista degli autori:

“e quando, superando l’orizzonte nel vecchio continente, si abbracci in una visione d’insieme tutti i popoli che costituiscono l’umanità, bisogna pur riconoscere che la federazione europea è l’unica garanzia concepibile che i rapporti con i popoli asiatici e americani possano svolgersi su una base di pacifica cooperazione, in attesa di un più lontano avvenire, in cui diventi possibile l’unità politica dell’intero globo.” E come sarà questo Stato federale? “…il quale disponga di una forza armata europea al posto degli eserciti nazionali, spazzi decisamente le oligarchie economiche, spina dorsale dei regimi totalitari, abbia gli organi e i mezzi sufficienti per far eseguire dai singoli Stati federali le sue deliberazioni, dirette a mantenere un ordine comune,…”

Come dovrebbe aver luogo, a livello della società questa nuova costruzione?

 

“ La metodologia democratica sarà un peso morto nella crisi rivoluzionaria. (…)La rivoluzione europea, per rispondere alle nostre esigenze, dovrà essere socialista, cioè dovrà proporsi l’emancipazione delle classi lavoratrici e la creazione per esse in condizioni più umane di vita.”

 

E qui viene il bello:

 

“La proprietà privata deve essere abolita, limitata, corretta, estesa, caso per caso, non dogmaticamente in linea di principio (…) non si possono più lasciare ai privati le imprese che, svolgendo un’attività necessariamente monopolistica, sono in condizioni di sfruttare la massa dei consumatori (ad esempio le industrie elettriche)… È questo il campo in cui si dovrà procedere senz’altro a nazionalizzazioni su scala vastissima, senza alcun riguardo per i diritti acquisiti. (…) Le caratteristiche che hanno avuto in passato il diritto di proprietà e il diritto di successione hanno permesso di accumulare nelle mani di pochi privilegiati ricchezze che converrà distribuire, durante una crisi rivoluzionaria in senso egualitario, per eliminare ceti parassitari. (…) Pensiamo cioè ad una riforma agraria che passando la sua terra chi la coltiva, aumenti enormemente il numero dei proprietari, e ad una riforma industriale che estenda la proprietà dei lavoratori nei settori non stabilizzati, con le gestioni cooperative, l’azionariato operaio ecc.(…) Durante la crisi rivoluzionaria spetta a questo partito organizzare e dirigere le forze progressiste, utilizzando tutti quegli organi poplari (i tribunali del popolo?) che si formano spontaneamente come crogioli ardenti in cui vanno a mischiarsi le forze rivoluzionarie. (…) Attraverso questa dittatura del partito rivoluzionario si forma il nuovo stato e attorno ad esso la nuova democrazia”

 

Così i firmatari ( Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni) auspicavano di trasformare l’Europa in un grande Stato comunista statalizzato comandato da un potere centrale detentore di proprietà e persone. Lo Stato del “1984” di Orwell al confronto è un faro di democrazia e libertà. Forse era meglio che restassi ignorante. Chissà se il trio compunto davanti alla tomba di Spinelli conosce quanto egli aveva scritto?

 

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