Mancata presenza sul posto di lavoro pubblico.

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Non c’è comune che, dalle Alpi scendendo lungo lo stivale fino al Mar Mediterraneo, non abbia la sua mela marcia. Non e’ quello che indigna, ma la completa mancanza del senso dello stato da parte dell’assenteista.

Non mi stupisco per nulla di quanto è avvenuto al comune di Sanremo in cui le Forze dell’Ordine, dopo due anni d’indagine, hanno scoperto un gruppo di furbetti, non del quartierino ma della città dei fiori che, invece di timbrare il cartellino e andare nel proprio ufficio, marcavano e poi andavano per altri lidi. Non c’è comune che, dalle Alpi scendendo lungo lo stivale fino al Mar Mediterraneo, non abbia la sua mela marcia. Lavorare nel pubblico è più facile che nel privato. Una volta si diceva che era meno gratificante dal punto di vista economico, mentre oggi, invece, è una manna dal cielo, perché piova nevichi o tempesti, ogni 27 del mese passi all’incasso. E poi, c’era la possibilità di fare carriera in base alla tessera che portavi in tasca. Urban legend? In parte si, in parte no. La verità sta nel mezzo. Comunque, chi riusciva ad entrare in un qualsiasi posto pubblico si sentiva protetto, cosa che non succedeva certo nel privato dove, oltre che a lavorare di più, ti dovevi anche difendere dalle stilettate che qualche collega ti tirava per compiacere il capetto di turno. Andiamo avanti. Secondo i dati forniti dalla magistratura, sarebbero circa un terzo della forza comunale, i dipendenti sanremesi a essere coinvolti. Da garantista quale sono, non esprimo giudizi. Aspetto i processi, perché sicuramente saranno più di uno. Però, al momento mi viene il sospetto che qualcuno cerchi di prenderci in giro, per non dire di peggio. Mi riferisco all’articolo apparso su Repubblica dal titolo – La Cgil sospende i tesserati coinvolti nei casi di assenteismo -. Ma non era il caso di sospenderli prima o di richiamarli all’ordine? Diciamolo chiaramente. Non è la prima volta che sono scoperte persone dell’amministrazione pubblica che, facendo conto sul fatto che il compagno d’ufficio è anche un compagno di tessera, abbiano più facilmente una copertura per le loro scappatelle. Possibile che qualcuno, iscritto al sindacato sopra citato, non abbia sussurrato che la situazione dell’assenteismo stava degenerando? Che i loro iscritti facevano il bello e cattivo tempo durante le ore d’ufficio? E’, inoltre, verosimile che nessuno si sia accorto della polvere che si accumulava sulle pratiche posate sulle scrivanie degli assenteisti. Ma nessuno controllava all’interno del Comune? Certo  non è bello vedere un tale disprezzo per un lavoro che è retribuito da noi cittadini. Ripeto, se i fatti contestati fossero appurati e le persone coinvolte riconosciute colpevoli, quale sarebbe la pena? Ai posteri l’ardua sentenza. Mi sento di aggiungere una frase – Chi sa, parli -.

Cambiamo argomento e parliamo di armi, o meglio, di difesa personale. Argomento molto serio che non si può certo trattare nel breve spazio concesso. Tralasciando la parte giuridica a più dotti e istruiti esperti della materia, mi limito ad esaminare la cosa dal punto di vista dell’uomo qualunque.  Ultimamente, il delinquente che va a commettere una rapina sia in una casa privata sia in un negozio o cerca di rapinare qualcuno per la strada, non è più sicuro di restare impunito – Dio creò gli uomini diversi, la Colt li rese uguali -, recita un vecchio detto della frontiera. In effetti, qualcuno reagisce. Così, nei talk show, i partiti si dividono. Da una parte la Lega e la destra,  dall’altra, la sinistra con i suoi cespugli che si scambiano reciproche accuse sul fatto di decidere se un cittadino debba difendersi da solo o aspettare l’arrivo della cavalleria che, quasi sempre, arriva a reato computo. Ci si divide, anche, sul fatto se sia giusto o meno avere un arma in casa per la difesa personale. Altro argomento molto discusso è quello relativo alle conseguenze dell’uso dell’arma nella propria abitazione su di una persona che si è introdotta abusivamente. Ci si domanda se si devono avere anche complicate pendenze con la Giustizia o la famiglia del delinquente, oltre a quella con la propria coscienza.  Anni di buonismo, di organi d’informazione in parte allineati su questo tema, hanno illuso gli italiani che l’aggredito era sempre quello della porta accanto. Sbagliato! Con l’aumento della delinquenza nostrana e importata a barconi e gommoni, siamo tutti a rischio e, per la prima volta, la sinistra scopre che gli italiani sono stanchi di subire.  Così, la corsa ad armarsi. Da internet, si legge che sono quasi due milioni gli italiani che detengono, regolarmente denunciata, un’arma.  Un dato che sembra essere in aumento e a cui bisogna aggiungere le persone che lavorano per questo mercato. Un bel bacino di voti! Termino con un appello alla sinistra: – abbiate, almeno, il pudore di risparmiarci le vostre lacrime di coccodrillo, quando a finire sotto terra, sono marito e moglie pensionati, come ultimamente è accaduto in Sicilia -. 

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