Mancano le infrastrutture essenziali

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Oltre alla burocrazia asfissiante e un carico fiscale troppo gravoso , abbiamo una grande carenza di infrastrutture in grado di rispondere alle esigenze della collettivita’ industriale e civile.

La Bretella Campogalliano-Sassuolo e lo scalo merci a Marzaglia sono solo la punta dell’isberg di uno sviluppo imbrigliato di più ampia portata, che segna una profonda incapacita’ di offrire un adeguato sostegno allo sviluppo industriale.

A Sassuolo il principale ostacolo allo sviluppo è il ritardo su infrastrutture essenziali ,prima fra tutte l’insufficienza del sistema stradale, dunque oggi il nostro territorio è poco appetibile per gli investitori. C’è bisogno di maggiori investimenti in opere pubbliche e il potenziamento delle infrastrutture, sviluppo e riqualificazione delle funzioni urbane, tutela e valorizzazione dell’ambiente. Le infrastrutture vanno realizzate, non si può più rimandare

Oggi questa è una vera emergenza che mette a rischio il patrimonio di competitività delle imprese e del territorio, un costo sempre più alto per l’economia sassolese e per tutto il Made in Italy ceramico. Dalla rete autostradale alle ferrovie, alle piattaforme logistiche, sono tutti passaggi che influiscono direttamente sulla vita di cittadini e imprese, che oggi ci chiedono cantieri aperti, opere completate in tempi veloci così come veloci sono i loro confronti con il resto del mondo. In una sola parola chiedono di “fare presto e bene”. Per riuscirci servono risorse, ma soprattutto va chiarito il ruolo di chi programma, di chi controlla e di chi gestisce i progetti infrastrutturali.

Una cosa è certa, e cioè che tutto questo non può che far male a Sassuolo, non vorremmo che l’impaludarsi da parte degli addetti ai lavori-politici in questa specie di girotondo senza uscita, fatto di chiacchere, non ostacolasse in qualche modo il naturale progredire dello sviluppo nelle giuste direzioni. L’industria è in gravi difficoltà e perde migliaia di posti di lavoro ogni anno, oggi , infatti bisogna lottare contro questo declino del paese e con grande determinazione è necessario cambiare questo stato delle cose.

Stiamo subendo inerti le delocalizzazioni delle nostre aziende locali che stanno investendo in Paesi che sono naturali destinatari di outsourcing di processi produttivi. Se fino a ieri era conveniente l’India o la Cina oggi ci si sposta in Ucraina. La risposta debole e incerta che si è levata dai Paesi investiti da questo vento della concorrenza globale è stata quella di cercare di competere sui costi, in particolare quello del lavoro e delle tutele sociali, ammaliati da uno spirito animale che viene tradotto in una parola miracolosa: competitività.

A questo punto l’allarme è lanciato, e di fronte anche a solo un’ ipotesi di un rischio paese così importante ed inquietante nei suoi possibili sviluppi, sarebbe da irresponsabili non tenerne conto, in fondo i possibili segnali di profonda crisi, se vogliamo, potrebbero anche esserci tutti gia’ oggi.

Dunque , se non vogliamo ingannare ulteriormente i cittadini, facciamo quelle opere che sono necessarie al minimo sviluppo del distretto ceramico e della sua popolazione senza cercare colpi di scena che , ormai, sono decisamente fuori luogo e fuori tempo A meno che non si tratti di un modo per mascherare quello che diciamo da tempo, cioè che dopo l’approvazione dei progetti delle infrastrutture  non c’è un euro a disposizione per gli interventi.

 

Chiediamo agli attori istituzionali-politici nazionali e locali, chiediamo agli imprenditori, chiediamo ai commercianti, chiediamo agli uomini della finanza un impegno straordinario per risollevare il Paese dandogli una speranza per il futuro.

Non ci stancheremo di chiedere e di lottare.

 

-Comitato Conto anch’io a Sassuolo-

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