Mancano i medici

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A distanza di vent’ anni dall’introduzione del numero chiuso, ci troviamo ad avere 30.000 medici in meno rispetto al fabbisogno. Un errore di valutazione pagato dagli italiani. Quelli che volevano fare il medico e non lo hanno potuto fare. Quelli che devono aspettare mesi in lista d’attesa perché mancano i medici.

 


Hanno sbagliato tutto. Lo devono ammettere i sapientoni che hanno voluto il “numero chiuso” a Medicina. Chiuso, non “programmato”, come recita la legge che lo ha istituito. Perché, se davvero fosse stato programmato, ovvero commisurato alle esigenze della popolazione, i sapientoni avrebbero dovuto sapere che con l’invecchiamento degli italiani, ma anche con la maggior consapevolezza della propria salute, sarebbe aumentata la richiesta di prestazioni sanitarie. E invece oggi, a 20 anni dall’introduzione del numero chiuso, ci troviamo ad avere 30.000 medici in meno rispetto al fabbisogno.
Che cosa hanno programmato allora i sapientoni? Su che dati si sono basati per decidere quanti giovani si possono iscrivere a Medicina e quanti no? E se non si sono basati su degli studi demografici ed epidemiologici -e visti i risultati non l’han fatto- su che cosa si sono basati? Hanno sparato dei numeri a caso? O li hanno commisurati alle esigenze non della popolazione, ma dell’Università? Anche perché pochi sanno che i numeri li ha decisi il Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica, non quello della Sanità!
Non si vuole certo sottovalutare l’insostituibile funzione dell’Università né l’esigenza di garantire la formazione dei nuovi medici, ma se i sapientoni avessero guardato oltre una spanna dal loro naso si sarebbero potute aumentare le capacità formative degli atenei assumendo nuovi docenti e utilizzando delle strutture integrate ospedali-università. E invece hanno preferito concentrarsi sui test d’ingresso, capolavori di inadeguatezza a testare se un giovane ha o meno l’attitudine a fare il medico. Attitudine che consiste soprattutto nell’essere dotato di umanità, di empatia e della volontà di essere utile al prossimo, più che nell’abilità di risolvere qualche rompicapo. Certo non basta. Bisogna essere anche in grado di capire, conoscere, imparare. Ma per questo ci sono già gli esami universitari.
E invece hanno sbagliato tutto. Solo che, come al solito, nessuno ha pagato. O meglio, pagano gli italiani. Quelli che volevano fare il medico e non lo hanno potuto fare. Quelli che devono aspettare mesi in lista d’attesa perché mancano i medici.

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