Malapolitica

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Negli ultimi giorni stanno emergendo gravissimi scandali (da Lusi, a Rutelli, Boni, Gamberale, Cristiani, Ponzoni, Penati, Emiliano, Errani, ecc….) che riguardano ruberie commesse dai politici dei principali partiti italiani PD, PDL, Lega. I fatti che stanno venendo alla luce sono assai più gravi di quelli emersi con “mani pulite”, ma il modo con cui i mezzi di informazione e la magistratura stanno affrontando queste vicende è molto più sfumato e delicato.

Ai tempi di “mani pulite” bastava avere un ruolo di dirigente in alcuni partiti (non tutti!) e questo era sufficiente per essere vittima di accuse infamanti. Centinaia di politici si sono visti suonare alla porta della propria abitazione la polizia alle 5 di mattina ed essere arrestati in manette davanti ai propri familiari o davanti alle telecamere. E tutto ciò anche in totale assenza di prove, ma solo sulla base di teoremi e congetture: i processi una volta conclusisi hanno dimostrato come la stragrande maggioranza delle accuse fossero infondate (su 25.000 avvisi di garanzia alla fine sono state inflitte poche centinaia di condanne!) o legate a somme di denaro ridicole percepite per finanziare i partiti (che allora contavano su apparati certamente troppo dilatati, ma che assicuravano una vera partecipazione popolare alla vita politica). Inoltre, non va dimenticato che fino agli anni 90 gli amministratori ricevevano compensi simbolici (assessori, sindaci) per la loro attività pubblica.

Fatto sta che un’intera classe politica, con difetti ma anche con molte qualità, è stata improvvisamente spazzata via, lasciando un vuoto che non è più stato colmato.

Oggi tutti coloro che hanno un ruolo nella politica possono contare su lauti emolumenti e favori di ogni tipo per se e per i familiari, per non parlare degli amministratori di aziende e cooperative di nomina politica (multi-utility come Hera, componenti di fondazioni bancarie, direttori di ASL, ecc.).

Non paghi di questo, assistiamo all’intercettazione da parte dei politici di enormi flussi di denaro (decine e decine di milioni di euro) che per la maggior parte è stato usato non per finanziare i partiti ma per arricchimento personale o per garantirsi un tenore di vita esorbitante; in molti casi non si tratta soltanto di denaro sottratto ad imprenditori per assicurarsi un appalto o una commessa, ma di soldi provenienti dal cosiddetto “finanziamento pubblico dei partiti”, ovvero di denaro dei cittadini prelevato tramite l’imposizione fiscale. Pensare che il denaro che tutti noi diamo al fisco con tanti sacrifici, serva per permettere ai nostri politici di farsi viaggi da sogno e mangiare le prelibatezze più ricercate, è frustrante e inaccettabile (vedo analogie con certe dittature africane!).

Eppure i signori che si suppone abbiano fatto tutto questo, sono a piede libero, vanno in tribunale con il loro trolley, come se fossero turisti qualsiasi, rilasciano dichiarazioni in comodi salotti televisivi: altro che tintinnio di manette!

Recenti ricerche hanno dimostrato come l’aumento del debito pubblico italiano ed il malaffare in politica, pur comparse negli anni ’80 (favorite anche dal fatto che  l’economia fosse in forte espansione), siano esplose con la cosiddetta “seconda repubblica”.

Mi viene da pensare che forse il popolo italiano ed i media  abbiamo additato a briganti i soggetti sbagliati ed ora i veri briganti stiano imperversando in ogni angolo della vita pubblica italiana.

 

Il Segretario Provinciale del Nuovo PSI

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