Magister elegantiarum

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In tempi nei quali la parola “moda” è usata e abusata,Claudio Gibertini ha intervistato per voi (a due passi dalla Ghirlandina) un vero artista di questo settore che anche il Giappone ci invidia, alla ricerca del concetto di “eleganza”.

Vestire rappresenta fin dalla notte dei tempi un modo con il quale gli esseri umani si differenziano tra loro. Abbigliarsi infatti va ben oltre l’elementare esigenza di coprirsi, ma assume un ruolo di importantissimo mezzo comunicativo con il quale una quantità massiccia di informazioni può essere trasmessa senza ricorrere a nessuna parola.  Le mode legate all’abbigliamento cambiano e mutano continuamente, stili e tendenze si avvicendano, si scacciano e si sostituiscono senza fine, ma il concetto di eleganza continua a permanere in ogni tempo e in ogni luogo, travalicando confini spaziali e temporali, usanze e culture.

Abbiamo voluto intervistare un vero arbitro dell’eleganza, Gabriele Pasini, maestro d’arte, stilista e titolare di un negozio di abbigliamento maschile nel cuore del centro storico di Modena.  Pasini è recentemente  divenuto molto famoso in Giappone dopo che le riviste di moda del Paese del Sol Levante “Leon” e “Uomo” hanno letteralmente scoperto il suo stile unico, fatto di tradizione e di innovazione. Le prime cosa che colpiscono di lui sono l’amore per il suo lavoro e la sua capacità di vedere l’abbigliamento non  solamente in chiave di moda, ma di collegare la sua attività a mille altri aspetti puramente culturali, quali l’arte, la sociologia e la psicologia.  Entrare nel negozio di Gabriele Pasini nella centralissima via San Carlo è la scoperta di un luogo magico e affascinante, che svela in ogni angolo la personalità e la sensibilità artistica di un vero maestro dell’eleganza.

 

Signor Pasini, la cosa che colpisce incontrandola e parlandole è l’amore che emerge subito per il suo lavoro, termine sicuramente riduttivo e impreciso per chi come Lei non solo lo vive, ma lo sogna e addirittura crea dal sogno la realtà. Come la vede?

 

Il mio lavoro è una passione così viscerale ed innata che fa parte di me, più passa il tempo e più mi rendo conto di quanto sia parte di me. Mi è quasi difficile parlarne perché sento che oramai lo “respiro”.

 

Come possiamo definire il suo modo di essere stilista?

 

Il termine stilista non mi si addice completamente, in quanto io parto da un abbigliamento classico, per poi rapportarlo nel tempo e confrontarlo con le mie esigenze e con quelle dell’uomo del momento.; quindi una rivisitazione del classico nelle forme e anche nei contenuti, come ad esempio i materiali. Proprio in questo modo di rivedere lo stile dell’abbigliamento da uomo classico ho creato uno stile mio.

 

Ho notato come il suo lavoro di ricerca sia molto “fisico” , vi è infatti una ricerca del materiale per esaltare le sensazioni degli abiti sulla pelle , così come mi sembra che ci sia quasi un tentativo di coinvolgere tutti i cinque sensi dell’uomo che vuoi vestire. Cosa ci dice a riguardo?

 

Io cerco sempre di trasmettere sensazioni, vestire le persone è me una forma d’arte che ne sintetizza altre: la scultura perché in un certo senso scolpisco il corpo umano con l’uso degli abiti, la pittura perché con questi lo coloro, ecc… Vestire per me è una forma di espressione artistica completa e bellissima.

 

Come è nato il suo amore per questo lavoro?

 

Direi che è semplicemente innato , quando ero bambino e al tempo non si andava nelle boutique ma dalle sarte per farsi creare gli abiti su misura, ricordo che quasi litigavo con loro perché volevo che i reverse delle giacche fossero fatti come dicevo io.

Quando è arrivato a Modena e com’è stato accolto il  modello di look che propone?

 

Sono arrivato a Modena 20 anni fa. Ci sono state difficoltà che riguardavano proprio il fatto di proporre un abbigliamento classico rivisitato, e di non essere per questo motivo legato alle mode del momento. Modena purtroppo non ha una cultura sartoriale,  io mi rifacevo alla sartoria napoletana e nella nostra città paradossalmente una proposta classica era ritenuta strana. Il tipo di uomo che ho voluto e che voglio vestire ha 20 anni come 60, il classico infatti riesce ad essere adattato ad ogni età.

 

Come si vestono i modenesi oggi?

 

Purtroppo oggi vige l’omogeneizzazione anche nel vestiario e le differenze sono molto meno rilevanti di 10 o 20 anni fa, sia a Modena che a Bolzano o a Napoli o a New York oramai le persone si vestono quasi tutte uguali, e purtroppo penso che questo tipo di look che segue le griffe sarà sempre più adottato. In questo  ambito della moda le critiche e le lodi  si avvicendano con ciclicità, ad esempio un modello che viene aspramente criticato, dopo un paio d’anni può essere copiato proprio da coloro che lo avevano rigettato.

 

Come  dice, Modena non ha questa tradizione sartoriale, ma giornalisti di importantissime riviste di moda giapponesi sono venuti da Lei attraversando  due continenti per capire il suo stile classico rivisitato e per farlo conoscere nel loro paese. Personalmente sono rimasto colpito da quanto sia elevato il livello tecnico di queste riviste che non solo non hanno nulla imparare alle analoghe pubblicazioni si settore italiane ma anzi da insegnare. Cosa ci dice a riguardo?

 

La mia opinione di chi vive la moda nel mondo reale in un negozio, è che in questo settore  si cerca di omogeneizzare il più possibile stili e tendenze, spingendo in basso chi ha idee innovative. Nel mio caso il Giappone è arrivato come un’evoluzione professionale, non credo che sia stato  casuale l’incontro con queste persone che hanno da subito apprezzato il mio stile e il mio concetto di eleganza; sto cercando di approfittare dell’occasione che questo paese mi sta dando per farmi conoscere sotto tutti punti di vista. I giapponesi hanno non solo un grande senso artistico e romantico, ma anche un proverbiale senso pratico, apprezzo quindi che valutino me non solo come “personaggio” ma le mie proposte col metro della concretezza e della produttività; proprio questi concetti sono per me importantissimi, come per un cantante che può semplicemente cantare una canzone o farla propria, anche io ogni giorno voglio concretizzare sogni fatti di tessuto.

 

Vorrà quindi allargare anche la sua attività commerciale in Giappone?

 

Certamente. Il prossimo passo che sto cercando di fare è proprio quello di espandere la mia attività in questa nazione, senza rinnegare nulla di quello che ho fatto Modena, credo che i tempi siano maturi per affrontare la sfida di Tokyo. Oggi il Giappone è un Paese che può offrire possibilità infinitamente superiori rispetto all’Italia.

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