Maggio Fioranese 2011

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E’ stata presentata la nuova edizione del 2011, i cui programmi settimanali Bice pubblicherà ogni martedì. Queste la presentazione e le valutazioni di questo atteso appuntamento del Sindaco di Fiorano, del presidente del Comitato promotore avv. Gian Carla Moscattini e di Roberto Armenia che in anteprima ci illustra gli incontri con gli autori e… altro.

 

  La presentazione del Sindaco di Fiorano Claudio Pistoni

Il Maggio Fioranese è diventato negli anni un punto di riferimento per gli abitanti del nostro comune, del distretto e della provincia modenese, con un ricco calendario di iniziative che coinvolgono la cultura, lo sport, il commercio, il tempo libero e offrono una possibilità di conoscenza e di incontro nella comunità, oltre ad essere una vetrina del nostro territorio e della sua ricca vita associativa. Anche questa edizione tiene conto della situazione che stiamo vivendo utilizzando le risorse con attenzione e in modo mirato, perché dobbiamo privilegiare le esigenze delle famiglie, il sostegno ai giovani nello studio e nell’accesso al lavoro, il sostegno all’economia locale attraverso le opere pubbliche e le iniziative come ‘La fabbrica delle idee’ che guardano avanti e disegnano prospettive di sviluppo.

Nell’anno in cui celebriamo i 150 anni dell’Unità d’Italia e gli eroi del Risorgimento, le parole di Ciro Menotti ‘Il vostro primo pensiero sia d’unire’ riassumono meglio di tanti discorsi l’animo vero del Maggio, quale occasione di incontro e di festa per noi Fioranesi, che apparteniamo a questa comunità perché vi siamo nati o perché proveniamo da 104 delle 108 province italiane o da 60 nazioni del mondo. Infatti la caratteristica delle manifestazioni è la molteplicità di colori, di toni e di timbri che esse esprimono, rispecchiando fedelmente la vivacità e la dinamicità del nostro comune, perché c’è una partecipazione corale di tanti Fioranesi, che voglio qui ringraziare: il Comitato Fiorano in Festa, instancabile organizzatore e motore; gli sponsor che hanno confermato il loro impegno per allestire un cartellone di qualità; i volontari che si adoperano per la buona riuscita dell’evento, le associazioni che danno vita agli appuntamenti sportivi, ai laboratori, alle feste e alle mostre.

Grazie ai dipendenti comunali e alle forze dell’ordine per la professionalità, la competenza, la serietà e la disponibilità con la quale seguono le iniziative del Maggio. E per finire un saluto e il benvenuto a tutti coloro che vorranno unirsi a noi per festeggiare, divertirsi, passare un po’ di tempo insieme, scoprire il territorio, perché il Maggio Fioranese nasce dai Fioranesi ma è di tutti e per tutti.

 

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Il saluto e la presentazione dell ‘avv. Gian Carla Moscattini

Presidente dell’ organizzatore “ Comitato Fiorano in Festa  

 

Carissimi

Anche quest’anno tutto è stato approntato, curato e predisposto secondo copione in modo tale che a breve il sipario potrà essere alzato per dare inizio alla edizione de “ il maggio fioranese  2011”

Alcuni amici hanno giudicato questa mia informazione, giornalisticamente parlando, come una non notizia, in quanto, a loro parere, si tratta di un evento che da anni viene riproposto secondo un format ripetitivo e sempre uguale a se stesso: quindi l’appuntamento con il maggio fioranese è ormai un evento di ‘routine’, obbligato, dovuto e scontato che per  forza d’inerzia si autopropone perchè divenuto un appuntamento caratterizzante il paese come se questo oramai facesse parte integrante della sua storia e del suo “corredo annuale”.

Rispetto questi punti di vista, ma li ritengo superficiali e non sufficientemente meditati e ragionati perché che cosa è e che cosa porta al paese il “maggio fioranese” è una ricerca e una sintesi mai affrontata e approfondita con la serietà che l’argomento richiederebbe.

Approfitto di queste mie brevi note per evidenziare i punti qualificanti che rendono questo nostro appuntamento ancora attuale lasciando ad altri, in tempi e in spazi diversi, la possibilità di un loro approfondimento più ragionato  e compiuto

Certamente  il dato dal quale occorre partire si basa sulla constatazione che in questi anni il “maggio fioranese” ha saputo imporsi all’attenzione del paese e a guadagnarsi l’apprezzamento di tanti osservatori indigeni e non con un crescendo di partecipazione  e di condivisione di pubblico da rendere tutt’ora come impensabile una sua non puntuale riedizione.

E’ pur vero che, anche in questo campo, nulla è immutabile o intoccabile, ma dopo la quasi decennale serie di edizioni positive credo che oggi sia più opportuno soffermarsi, se pur brevemente, non tanto sul suo attuale stato di   salute, ma evidenziare se e quanto l’insieme di questi “eventi di maggio” abbiano prodotto o contribuito a rafforzare nel paese una invidiabile ed impagabile crescita culturale e valoriale e ciò senza indulgere in facili ma inutili trionfalismi.

A questo proposito mi auguro che le indubbie sensibilità presenti nel governo Municipale si facciano paladin
i della promozione e della realizzazione di “un archivio storico” facilmente ed utilmente consultabile, che raccolga tutto ciò che di significativo è stato prodotto in tutte le precedenti edizioni del “maggio fioranese”, sia grazie al contributo dell’amministrazione comunale e degli sponsor, sia dalle iniziative suggerite o individuate dal nostro comitato, sia dalle diverse associazioni del volontariato presenti sul nostro territorio.

Un “archivio storico” che non solo abbia la funzione di essere buon testimone dell’effetto spettacolare che  diversi artisti hanno diffuso nelle nostre piazze, ma sia un non  disperdere i frutti di molte  preziose “presenze di vitalità e di creatività” che a Fiorano le diverse associazioni di volontariato e di categoria, e perciò cittadini in prima persona, hanno prodotto, proposto e realizzato: infatti il maggio fioranese è anche un variegato laboratorio dove trovano collocazione anche appuntamenti sportivi, ricreativi, sociali e culturali, promossi e gestiti da gruppi di cittadini.

Tutto questo insieme di positività che pullulano nel paese, come conseguenza, rivela anche l’esistenza di fatto di una consolidata preziosa, silenziosa e perenne scuola di formazione di persone idonee a costruire relazioni sane, autorevoli, pacifiche tra le diverse realtà sul territorio.

Non mi soffermo con lo spazio che meriterebbe sull’importanza dei settimanali incontri con gli autori organizzati dal nostro comitato. In quei faccia a faccia domenicali in diretta con il pubblico si trasmette non solo più”sapere”, ma sono uno stimolo all’educazione del pensiero; all’approfondimento culturale, all’esercizio della funzione critica- creativa che pone in discussione i diversi punti di vista. Incontri che funzionano anche come palestra per il rispetto delle regole democratiche che mette a confronto le opinioni senza prevaricazioni o inammissibili intolleranze.

E’ da questa sommatoria di particolarità che poi Fiorano si mostra e si conferma un paese con sue marcate peculiarità che rimbalzano e spesso fanno la diversità  nel suo paragone con realtà di altri paesi.

Sono certa che anche a molti di voi non sia sfuggita l’esistenza di una certa conflittualità latente fatta anche da certa esasperazione o intolleranza dei toni che da  quanto si legge spesso e volentieri tracima negli altri paesi ma che non si avverte nella nostre strade con la stessa virulenza.

Sembra di trovarsi in presenza di una specie di “ Fattore Fiorano” che gioca un ruolo importante nelle relazioni sociali e politiche.

In questi anni sovente ho fatto riferimento ad una famosa esortazione di JFK: “non chiedetevi ciò che fa per voi il vostro paese ma ciò che potete fare per il vostro paese”

Per me questa esortazione contiene qualcosa di superiore quasi magico, che rende particolare una comunità che sia in grado di esercitarla.

A ben vedere per certi aspetti questa diffusa caratteristica che ci accomuna  anche nel “maggio fioranese “ si avverte e si respira nelle nosre strade facendoci diventare come particolari portatori di un “fattore Fiorano” del quale sentirci fieri.

La messa in opera delle diverse iniziative che fanno l’insieme del maggio fioranese richiede infatti una corale e diffusa assunzione di responsabilità propositive.

 Ciò è possibile nonostante le diversità  sociali e culturali: in questa occasione  Fiorano diviene il collante  virtuoso, il motore, il filo conduttore che regola e attutisce le nostre diversità , rivalità e i nostri storici steccati e riesce sempre ad unire il paese .

Questo modo di vivere la comunità non nasce per incanto dal nulla. Anche grazie alle varie e alle diverse esperienze vissute e sperimentate nella preparazione e nella gestione di questa annuale appuntamento abbiamo visto crescere e il formarsi nella società civile di una nuova classe dirigente in grado di confrontarsi positivamente con quella politica.

Non credo assolutamente che questi dati  e queste breve mie annotazioni siano ascrivibili a un evento che a tutt’oggi  qualcuno vorrebbe sminuire al rango di una non notizia!

Dunque l’annuncio dell’imminente inizio del maggio fioranese rimane ancora oggi una comunicazione importante perché si tratta di un evento che mantiene intatte per cittadini di Fiorano   e dintorni le sue prerogative .

Passiamo parola : buon salutare, convinto e partecipato“maggio fioranese 2011” .

 

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150 anni dell’Unità d’Italia: “Fiorano incontra gli Autori 2011”

Appunti di Roberto Armenia

In occasione della presentazione del ciclo “Fiorano incontra gli Autori 2010”, abbiamo sottolineato che la cultura è il principale collante della nostra nazionalità: l’Unità amministrativa, legislativa e politica del “Bel Paese” è stata anticipata dalla lingua italiana, dalla cultura (anche la cucina di Pellegrino Artusi, che per primo ha unificato le regioni d’Italia con le sue 590 ricette, è espressione di cultura) e dall’arte. Dove la lettura, come ricorda Baudelaire “è fondamentale per capire la vita”, in quanto, parafrasando Marcel Proust, serve “per leggere se stessi”.

 

E gli autori, le opere scelte per la settima edizione del ciclo del nostro ciclo, offrono un diversificato ventaglio di tematiche e di interessi.

 

Maria Rita Parsi di Lodrone è una delle più preparate, affidabili e serie psicologhe, psicoterapeute del nostro tempo, che sa approfondire e sviluppare i temi più delicati come i sentimenti, la famiglia, l’educazione dei bambini, e  i rapporti sessuali con una scrittura corretta, pulita, e con un linguaggio che riesce a conciliare il rigore scientifico con la chiarezza e facilità di comunicazione. Il suo ultimo libro “Ingrati. La sindrome rancorosa del beneficato” è un bellissimo, poetico inno alla vita, all’altruismo, alla bellezza del fare il bene.

 

Federico Rampini è uno dei più preparati e affidabili giornalisti, scrittori-saggisti non solo italiani. Dalla sua tribuna privilegiata di vice-direttore del maggiore giornale economico-finanziario del nostro Paese, poi di editorialista, inviato speciale e corrispondente de “la Repubblica” a Parigi, Bruxelles, a San Francisco, a Pechino ed ora a New York, è sicuramente il massimo conoscitore-esperto e divulgatore dei complessi e sempre nuovi rapporti politici, economici, diplomatici e culturali tra la vecchia Europa, la superpotenza americana e le nuove esplosive potenze mondiali Cina, India e Brasile. Con “Occidente estremo. Il nostro futuro tra l’ascesa dell’impero cinese e il declino della potenza americana” ci offre un saggio di facile e coinvolgente lettura, che ci informa e forma sul presente e sul futuro prossimo venturo.

 

Giorgio Celli è riconosciuto e stimato come uno dei più grandi scienziati del nostro tempo, studioso e, al tempo stesso, impareggiabile divulgatore scientifico sul mondo animale, sull’ecologia e l’ambiente, sulle coltivazioni agricole, sull’alimentazione biologica e sull’evoluzione della specie. Il tutto con perizia, competenza e amore. Da molti, è conosciuto come “gattologo per passione” appunto. Con il libro “Darwin e i suoi amici” non si limita a spiegarci la fondamentale teoria dell’evoluzione, ma indaga e documenta quelli che sono stati i movimenti e gli scienziati che hanno anticipato e favorito la nascita e lo sviluppo della teoria di Darwin, dove il famoso scienziato dell’evoluzione è “il sole al centro di una costellazione di pianeti”, tutti importanti per la nascita e l’affermarsi della rivoluzionaria teoria dell’evoluzione.

 

Padre Enzo Bianchi è una delle più apprezzate e amate voci della spiritualità, della fede del mondo occidentale. Con la sua “Comunità Monastica di Bose”, ha dato vita ad una nuova realtà all’insegna dell’ecumenismo, dell’amore, della riscoperta della fede e della spiritualità.

Oltre che con l’esempio offerto dalla organizzatissima “Comunità di Bose”, diffonde la sua parola, le sue idee di amicizia, pace e solidarietà, i suoi valori attraverso le numerose e apprezzatissime presenze pubbliche a dibattiti, conferenze e presentazioni-discussioni di suoi libri (sono sempre frequentatissime), attraverso le sue opere (in genere edite da “Einaudi Editore” e dalle “Edizioni San Paolo”), attraverso i suoi ambiti-richiesti interventi radiotelevisivi in Italia e in Francia, attraverso i suoi scritti per le testate “La Stampa”, “Avvenire”, “la Repubblica”, “Luoghi dell’Infinito”, “Jesus”, per le riviste teologiche internazionali come “Concilium” e le riviste bibliche come “Parola. Spirito e Vita” di cui è stato anche direttore, fino al 2005.

I suoi ultimi due libri sono tra i più belli ed edificanti: “Ogni cosa alla sua stagione” (Einaudi Editore) e “Una lotta per la vita” (Edizioni San Paolo).

Se “Una lotta per la vita” ci invita a “fare della nostra vita un capolavoro”, il bellissimo, poetico “Ogni cosa alla sua stagione” si ricollega a libri altrettanto belli e ricchi di inni alla vita (per tutti, ricordo “Il pane di ieri”). E’ un libro vivo, partecipato, all’insegna delle stagioni dell’uomo, che vengono ricordate, vissute con piena partecipazione, con sincerità e con amore.

 

Per la settima edizione del ciclo “Fiorano incontra gli Autori 2011”, il “Comitato Fiorano in Festa” (presidente l’Avv Gian Carla Moscattini), la “LAPAM Confartigianato Imprese” (segretario generale per Fiorano Sergio Romagnoli) con la collaborazione del Comune di Fiorano (Sindaco Claudio Pistoni e assessore alla Cultura Anna Lisa Lamazzi), hanno voluto creare una sezione nuova, dedicata ad Autori modenesi (di nascita o per adozione).

Questa comprende (in ordine alfabetico) Emanuele Bellini (domenica 29 maggio presenta “Mamma Li Turchi. In bicicletta nelle terre dell’Apocalisse”); Danilo De Masi (domenica 15 maggio presenta il suo libro “C’è urgente bisogno di Carabinieri”); Giancarlo Montanari (domenica 8 maggio presenta il libro “Il cospiratore aristocratico. L’enigma Misley”); e Mario Ventura (domenica 22 maggio presenta, in anteprima, il suo nuovo romanzo, “Il violino di Plaka” che si avvale di una prestigiosa e illuminante prefazione dello scrittore Valerio Massimo Manfredi).

Sono libri che variano dall’invito per un turismo ecologico e ricco di contenuti, all’omaggio alla più affidabile, stimata e amata Istituzione del nostro Paese, l’Arma dei Carabinieri, al romanzo storico che si propone di chiarire il cosiddetto “enigma Misley”, facendoci capire chi è stato realmente e quale apporto ha offerto nelle lotte per liberare il ducato estense dal giogo austriaco e favorire l’Unità d’Italia il patriota modenese Enrico Misley, al romanzo puro, di vera narrativa, ambientato in Grecia, secondo una scrittura estremamente raffinata, a volte surreale, di uno scrittore vero come Mario Ventura.

Questa considerazione ci consente di sottolineare quanto sostengono e vogliono dimostrare l”Editrice Bibliografica” e i diversi critici letterari: la produzione editoriale del nostro Paese per il 78% prevede opere di denuncia socio-culturale, economico-politica, inchieste giornalistiche. Solo il 22% sono opere di scrittori puri, di narratori che perseguono lo stile, la vera scrittura e si propongono di coinvolgere, emozionando i lettori.

Per esemplificare, le opere di Federico Rampini, Giorgio Celli, poi di Emanuele Bellini, Danilo De Masi, GianCarlo Montanari appartengono al 78% : sono opere soprattutto di giornalisti, saggisti che si propongono di informare e formare i lettori.

Le opere di Maria Rita Parsi, di Padre Enzo Bianchi (anche se si tratta di opere , per gran parte, di saggistica) e l’opera di Mario Ventura sono di scrittori puri che curano lo stile , la scrittura raggiungendo spessi  livelli di alta poesia. Sono opere che si propongono di coinvolgere, emozionare i lettori.

 

Per questa settima edizione del ciclo “Fiorano incontra gli Autori 2011”, curato ancora una volta da Roberto Armenia e ancora una volta voluto e sponsorizzato dalla “LAPAM Confartigianato Imprese” , desideriamo sottolineare l’impegno e l’importanza dei piccoli e medi imprenditori per l’Unità d’Italia.

Con Cavour, Garibaldi, Mazzini e Vittorio Emanuele II,  dobbiamo, vogliamo ricordare i numerosissimi imprenditori che hanno contribuito a fare l’Italia. Perché, oltre, anzi ancor prima di essere artigiani e piccoli imprenditori, erano e si sentivano uomini

Famosa è la battuta del patriota romano Angelo Brunetti detto “Ciceruacchio” , nel film di Luigi Magni, “ In nome del popolo sovrano”: all’aguzzino che gli chiede perché era patriota e si era “impicciato di cose che non lo riguardavano” risponde “perché io so carrettiere, ma a tempo perso so omo”. Con il figlio di 13 anni, nel 1849, fu fucilato dagli austriaci a Cà Tiepolo di Rovigo. Oggi, si dovrebbe considerare un artigiano. Allora, erano oltre tre milioni gli artigiani, su una popolazione di poco più di venti milioni.

Moltissimi di loro sono stati patrioti e hanno combattuto per l’Unità d’Italia. Molti al seguito di Garibaldi. Tra i tanti, ricordiamo Felice Bisleri, Giacinto Bruzzesi, Giovanni Corrao, Francesco Nullo, Amatore Sciesa, Paolo Solaroli e i modenesi Ciro Menotti e Enrico Misley.

 

Felice Bisleri di Gerolanuova di Brescia , a 15 anni, fugge di casa per seguire Garibaldi, come volontario nella Terza guerra d’indipendenza. Ferito a Bezzecca, ritorna a casa, con una medaglia d’argento. Dopo avere intrapreso diversi mestieri, diventa speziale, inventa il famoso “Ferro China Bisleri”, compra le fonti di acqua minerale “Nocera Umbra”, “Montecatini” e “San Pellegrino”. E’ ancora oggi considerato un protagonista dell’imprenditoria italiana e un anticipatore nella comunicazione pubblicitaria (si chiamava “reclame”)

 

Giacinto Bruzzesi a Cerveteri è un apprezzato incisore di pietre preziose e cammei. Motivato non tanto dal guadagno (la sua attività gli rendeva moltissimo), ma piuttosto dalla vocazione di rivoluzionario, combatte per la Repubblica romana, è volontario nei moti di Ungheria contro gli austriaci, partecipa all’Impresa dei Mille, come uno dei più stretti collaboratoti di Garibaldi, che segue anche nell’Aspromonte, dove è arrestato. Ma continua a cospirare, con successo per la presa di Roma. E’ attivissimo, superdinamico come rivoluzionario e combattente per la libertà ma anche come imprenditore. Tra l’altro, nel 1863, è tra i fondatori della “Banca popolare di Milano”, studia e progetta di investire nella coltivazione del cotone nel Sud del Paese. Improvvisamente, interrompe le attività imprenditoriali per indossare ancora la camicia rossa con Garibaldi. Questi (si dice) mentre gli consegna la seconda medaglia d’oro al valore militare, gli dice “Bruzzesi, ho visto dei prodi come voi. Più di voi, no” Finita la guerra, apre uno stabilimento di calzature ed ha grande successo.

 

Giovanni Corrao, è maestro d’ascia, Nel 1848, si ritrova in prima linea ai moti palermitani e assale il Forte borbonico di Castellamare. Arrestato, poi liberato, con Rosolino Pilo, nel 1860, è in Sicilia per preparare l’insurrezione prima della spedizione dei Mille. Diventa uno dei più stretti collaboratori di Garibaldi: ferito durante la battaglia del Volturno, segue il Generale sull’Aspromonte. Nel 1863, viene assassinato, a Palermo.

 

Francesco Nullo, bergamasco, figlio di ricchi proprietari terrieri, a 28 anni partecipa alle Cinque giornate di Milano. Poi, nel 1849, a Roma combatte contro i francesi nella difesa di Villa Corsini e di Villa Pamphili Doria. I suoi compagni di lotta (Enrico Dandolo, Goffredo Mameli e Luciano Manara), sono uccisi, uno dopo l’altro. Francesco Nullo si salva, fugge con Garibaldi e si rifugia a Bergamo, dove viene arrestato per avere insultato i gendarmi austriaci. A 30 anni, decide di rifarsi una vita come imprenditore. Avvia con successo uno stabilimento tessile. Ma il richiamo della patria, alla vigilia della Seconda guerra d’indipendenza, lo fa arruolare tra i cacciatori delle Alpi di Garibaldi. Poi è tra i Mille. Si dice, in proposito, che le camicie rosse dei garibaldini siano state prodotte nel suo stabilimento tessile. Viene ucciso da un proiettile cosacco, in Polonia, dove è corso volontario nella ribellione popolare contro la dominazione russa.

 

Amatore Sciesa a Milano ha un’attività di tappezziere. Ma è anche un patriota, che cospira contro gli austriaci del Maresciallo Radetzky. E’ arrestato perché gli trovano diverse copie di un manifesto rivoluzionario. Condannato a morte, lo portano sul luogo della fucilazione, passando davanti a casa sua dove si trovano tutti i suoi familiari. La polizia austriaca sperava che rivelasse i nomi dei cospiratori. Ma Amatore Sciesa, orgoglioso, pronuncia la famosa frase “tiramm innanz !”

 

Paolo Solaroli è un eccellente sarto di Novara. Arruolato nell’esercito dei Savoia, è promosso sarto capo del suo reggimento. Avendo aderito ai moti del 1821, che falliscono miseramente, fugge in India dove diventa principe consorte della regina di un piccolo Stato non sottomesso agli inglesi, il Sardhana. Vende il regno agli inglesi (si dice per 150 milioni di euro odierni), rientra in Piemonte con la moglie indiana. Fa una generosa donazione all’esercito dei Savoia, che lo accoglie con entusiasmo e gratitudine.

Combatte con onore nella Prima guerra d’indipendenza e nella guerra di Crimea. E’ stato, poi, eletto prima onorevole, poi senatore del Regno d’Italia.

Si dice che Emilio Salgari si sia ispirato a lui per il personaggio di Yanez de Gomera, il fedelissimo compagno di Sandokan.

 

Ciro Menotti, di Migliarina di Carpi, imprenditore con una prospera fabbrica di cappelli di truciolo, già tenente della Guardia Urbana, di idee liberali, è motivato da forti sentimenti democratici.

Grazie alla sua attività di imprenditore, aveva l’opportunità di compiere diversi viaggi in Italia e in Francia. Affascinato dal nuovo corso del re Luigi Filippo d’Orleans, dal 1820, ha tenuto intensi contatti con i circoli liberali francesi e con gli esuli italiani come Cristina Trivulzio Belgioioso e sua madre Vittoria dei Gherardini. Il suo obiettivo era quello di liberare il ducato di Modena dal giogo dell’Austria. Ducato, allora, governato da Francesco IV d’Asburgo-Este, che riteneva il ducato troppo piccolo per le sue ambizioni. Per cui, sembrava appoggiare il disegno rivoluzionario di Ciro Menotti p
er essere incoronato re di un Regno dell’Alta Italia. Poi, Francesco IV, con un improvviso voltafaccia ( le ipotesi sono ancora diverse, molteplici. Forse, semplicemente non ha creduto nelle possibilità di successo del disegno di Ciro Menotti ed ha avuto paura di perdere l’appoggio austriaco, con tutti i privilegi annessi e connessi), chiedendo l’intervento restauratore della Santa Alleanza, ha fatto catturare e poi imprigionare Ciro Menotti, da molti considerato un Che Guevara ante litteram.

Il patriota-imprenditore carpigiano fu impiccato, nel 1831, con Vincenzo Borelli (reo di avere redatto l’atto di decadenza di Francesco IV, dopo la sua fuga da Modena e dal suo ducato).

 

Enrico Misley nato a Modena, nel 1801, avvocato e importante  uomo d’affari (soprattutto per i suoi intensi rapporti commerciali con l’Inghilterra e la Francia), è considerato grande patriota e mente ideatrice, con Ciro Menotti, dei moti carbonari di Modena del 1830-1831. Così scrive Henry De La Torre: Enrico Misley “fu il primo a pensare di potere realizzare il desiderio dei poeti e a concepire un piano politico per ottenere l’indipendenza e l’unità d’Italia. Il Misley si può considerare un precursore, l’apostolo e il profeta dell’indipendenza e dell’unità d’Italia”

Ha partecipato anche alle barricate del luglio francese, ha promosso la causa italiana all’interno della Lega cosmopolita (di cui faceva parte il Comitato per l’emancipazione italiana, centro politico delle strategie rivoluzionarie). Ha tenuto frequenti e intensi rapporti (anche di affari) con il duca Francesco IV, con moltissimi incontri (presso la villa estense del Cataio, a Monselice), con il duca austro-estense, che sembrava aderire al disegno rivoluzionario dei patrioti e di Ciro Menotti. Come si sa, a causa del voltafaccia del duca Francesco IV, il disegno fallì miseramente. Ciro Menotti , con Vincenzo Borelli, fu impiccato. Enrico Misley, invece, si salvò e morì, nel 1863, a Barcellona, dove si era trasferito per sviluppare le sue attività commerciali, d’affari.

Negli ultimi tempi, moltissimi studiosi hanno ritenuto interessante riscoprire e approfondire la figura e l’attività di Enrico Misley.

Tra questi, la modenese Elena Corradini, il presidente dell’ “Enciclopedia Treccani” nonché presidente del Comitato scientifico per i “150 anni dell’Unità d’Italia”, Giuliano Amato (ha messo il patriota modenese al primo posto nella lista degli italiani illustri da comprendere tra i 10.000 del prestigioso “Dizionario biografico degli italiani”), e lo scrittore e storico modenese Giancarlo Montanari, che ha appena pubblicato, presso “Sugarco Edizioni”, il suo documentato e bel libro “Il cospiratore aristocratico. L’enigma Misley” , che analizza e approfondisce la figura (per molti indecifrabile, misteriosa) dell’avvocato e uomo d’affari modenese.

 

A proposito di enigmi e di misteri legati al nostro Risorgimento, proprio in questi giorni si sta studiando la figura e la strana condanna a morte del conte Giuseppe Ricci, guardia nobile di Francesco IV, che fu fucilato dai soldati del duca, il 12 luglio 1832. La sua morte è avvolta nel mistero. L’ottimo storico Luigi Amorth, nella sua opera “Modena capitale”, ipotizza un complotto contro il conte Ricci da parte del ministro di polizia del duca, il quasi omonimo Girolamo Riccini. Pare per motivi di gelosie femminili, a causa di una donna, che tutti due frequentavano.

Quindi Giuseppe Ricci non avrebbe tramato per eliminare Francesco IV. Non sarebbe stato ucciso perché patriota ma piuttosto per il suo fascino, la sua educazione, il suo successo presso una donna , assai aperta, generosa, divisa con il ferreo ministro di polizia di Francesco IV. Cambiano i tempi ma i fatti e i misfatti si ripresentano ciclicamente.

                                                                 

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