Maestre, femminile plurale

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""Appaiono così remote, inutili e vuote, le altre cause dibattute in questi giorni,lontane anni luce dalle vite reali delle persone, vite scandite da impegni di lavoro, vite indaffarate, vite in cui, non per scelta, ma per necessità, si lavora in due e i figli, anche piccolissimi, sono affidati a mani estranee.Articolo di A.Z.

Nei notiziari non sono riuscita a guardare oltre quella meschina inaudita scena, in cui la “”maestra”” tira i capelli ad una lattante.

Mi vergogno di appartenere al genere femminile.

Mi vergogno,perché  sono donna, donna come quelle maestre che, usurpando un nome e una professione bellissimi, si sono macchiate di violenze senza precedenti, su bambini dell’asilo nido. [1] Mi vergognerò, ancora di più, di questo Stato  e di questa  Giustizia, di questa nostra fallimentare Giustizia,  se non sarà capace, neppure di fronte alle scene che sono state registrate, di fronte a questi documenti inoppugnabili,  di condannare e punire come  meritano queste due maestre, indegne di portare questo nome.

A tutti i garantisti, a tutti i buonisti, a tutte le persone che hanno sempre e comunque un occhio di compassione, comprensione e pena, per chi va in prigione, chiedo di immaginare, al posto di quegli anonimi bambini innocenti, un figlio loro, o un fratello più piccolo, o un nipotino… Allora capiranno che cosa significa sentirsi così male, di fronte a queste cose, allora capiranno perché i genitori non perdoneranno mai, mai, e chiederanno vendetta, piuttosto che giustizia, dato che la giustizia sembra non esistere più.

Appaiono così remote, inutili e vuote, le altre cause dibattute in questi giorni, le zuffe, i pentiti, gli accusati eccellenti che s’infuriano, gli avvocati e i PM che si fanno la guerra, lontani, lontani anni luce dalle vite reali delle persone, vite scandita da impegni di lavoro, vite indaffarate, vite in cui, certo non per scelta, ma per necessità, si lavora in due, e i figli anche piccolissimi, sono affidati a mani estranee.

Il segno lasciato nell’anima  di  quei bambini e di quei genitori è insanabile.

Anche quando i bambini sono contenti, anche quando si trovano bene  fra i loro coetanei e con le insegnanti, in fondo al cuore, e neppure poi così in fondo, nei genitori, soprattutto nella madre, c’è un  senso di colpa, ingiustificato, certo,  eppure dolorosamente presente, come se abbandonasse  il suo bambino.

Come possono sentirsi ora quei poveri genitori, chi potrà restituire loro un po’ di serenità, chi farà recuperare l’equilibrio, nell’educare i bambini senza essere troppo apprensivi; e tanto i bambini, quanto i loro poveri genitori, sono vittime. Quelle persone non devono lavorare più nello stesso ambito, anche se glielo permette il loro titolo di studio.  E non basterà che vengano trasferite in Val d’Aosta o in Sicilia, da un’estremità all’altra d’Italia, dove non sono conosciute, no, deve essere interdetto loro l’insegnamento, deve essere proibito loro di avvicinarsi ad un bambino, come si fa con i pedofili, come si fa con gli educatori che approfittano  del loro ruolo per plagiare i bambini, basta  con l’indulgenza, è questa la cosa che ci ha rovinato. La crudeltà con i deboli e l’indulgenza con i forti, con i delinquenti.

Dissento profondamente  da chi usa con leggerezza parole come linciaggio, o  pene corporali, anche se l’istinto farebbe, sì, pensare a queste violenze. Ma auspico la pena certa, la detenzione, commisurata alla gravità del loro reato; spero abbiano tanto tempo in galera, queste signore, per pentirsi, leggendo magari qualche scritto di Maria  Montessori.

Come da copione, arriverà,  tardiva e nauseante, la loro richiesta di perdono, magari appellandosi alla bontà divina. Ecco, quando se ne usciranno in queste incredibili melensaggini…sarà un bene ricordare loro l’uso della macina da mulino che Gesù suggeriva a chi scandalizzava i piccoli. [2] Trovo valga anche per chi strattona per i capelli una lattante, mena fendenti sulle manine, terrorizza gli  innocenti.

Ciò che è accaduto a Pistoia può accadere in ogni altra città, in ogni altro asilo.

I genitori hanno il diritto-dovere di controllare l’operato delle persone alle quali affidano i propri figli. Qui non si tratta di donnicciole isteriche che vogliono insegnare alle maestre come si fa le maestre, né di genitori pelandroni che vorrebbero i loro figli pelandroni  promossi ad ogni costo: qui entrare massicciamente come controllori nel mondo della scuola significa insegnare la civiltà a chi è incivile, la dedizione verso i  più piccoli alle sciagurate che osano alzare le mani su di loro, significa tutelare la serenità e la salute dei più indifesi.

Arrivati a questo punto, sarebbe meglio prevenire, ad esempio con l’obbligo di installare delle telecamere all’interno di tutti gli asili italiani, pubblici e privati.

E la privacy?

Ecco, se permettete, al diavolo la privacy, in nome della quale tanti orrori e ingiustizie vengono permessi e celati.

 



[1] http://www.ultimenotizie.tv/notizie-di-cronaca/violenze-allasilo-nido-davanti-al-video-lacrime-e-rabbia.html

[2] «Ma chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono in me, meglio per lui sarebbe che gli fosse appesa al collo una macina da mulino e fosse gettato in fondo al mare»( Mt 18:6).

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