Macedonia di frutta, non sempre di prima scelta

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Il ""Gruppo Misto"",  il refugium peccatorum  dei transfughi di vario colore politico, talvolta fa pensare alla macedonia che  viene servita nei ristoranti scadenti, immangiabile, insapore, artificialmente colorata e dalla fragranza  dolciastra, come certi frutti andati a male. 

E’ prassi consolidata  che  il politico il quale non si riconosca più nel suo partito, tranquillamente, senza alcuna responsabilità verso nessuno, meno che mai presso gli illusi che l’hanno eletto, approdi nel cosiddetto “”Gruppo Misto””  al riparo, con stipendio e poltrona assicurati, senza problemi, se non quello di cambiare posto a sedere. 

Il “”Gruppo Misto””,  diventa in questo caso il refugium peccatorum (inteso come luogo che offre sicurezza e tranquillità) dei transfughi di vario colore politico e fa  pensare alla macedonia che viene servita nei ristoranti scadenti, immangiabile, insapore, artificialmente colorata e dalla fragranza  dolciastra, come certi frutti andati a male.

Ecco, in quella  sorta di macedonia di frutta mista, non sempre di prima scelta, non sempre freschissima, non sempre genuina, trovano posto i politici che abbandonano la loro compagine, perchè hanno litigato col “”capo,”” oppure perchè non si sentono abbastanza valorizzati, o quando,  per così dire, folgorati sulla via di Damasco, decidono di cambiare radicalmente vita. Tutto in regola, secondo l’art. 67 della Costituzione, che indica l’impegno dell’eletto “”senza vincolo di mandato””,  senza alcuna responsabilità nè dovere verso chi l’ha eletto, ma solo verso la propria coscienza.

Non abbiamo inventato nulla, è in realtà presente in tutte le democrazie rappresentative. Fondamento ideologico del divieto di mandato imperativo, essenza della democrazia rappresentativa, è il celebre discorso pronunciato da Edmund Burke agli elettori di Bristol il 3 novembre 1774 con questa frase  «Il Parlamento non è un congresso di ambasciatori di opposti e ostili interessi, interessi che ciascuno deve tutelare come agente o avvocato; il Parlamento è assemblea deliberante di una nazione, con un solo interesse, quello dell’intero, dove non dovrebbero essere di guida interessi e pregiudizi locali, ma il bene generale». Dunque, gli eletti non devono agire esclusivamente a difesa degli interessi dei propri elettori, ma discostarsi, se occorre, dagli interessi di chi li ha votati, per perseguire il bene comune, anche se quest’ultimo fosse in contrasto con i primi.

Rimane, tuttavia, quell’odore dolciastro e il desiderio di un po’ d’aria pura…ad esempio, quella che entrerebbe se un politico, abbandonando la compagine nella quale è stato eletto, spalancasse la porta, dimettendosi dal Parlamento. Al suo posto subentrerebbe il primo dei non eletti nel suo partito e lui sarebbe libero di ripresentarsi, nella successiva tornata elettorale, nelle file di un altro partito. E’ così difficile?

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Presento brevemente il numero on line da oggi:

 

Il grido di Massimo D’Alema percorre l’Italia!  di  Il pensatore libero   

– Chiunque mi associ a corruzione, verra’ portato in tribunale -. Altro che Rolex! qui si parla di vino e di libri.

Basta kebab, ristoranti cinesi, giapponesi e fast food di Massimo Nardi

L’italiano riscopre il piacere di mangiare come ai tempi della nonna. Andando in trattoria. un’opportunità anche per rilanciare la piccola impresa che tiene in piedi l’Italia. 

Pecore e pastori di Alex Scardina

Da una parte si chiede alla scuola di essere un esempio educativo, dall’altra, quando l’istituzione si assume le sue responsabilità la accusiamo di essere eccessiva.

Il grande merito dei nostri politici: farci rimpiangere i loro predecessori

di Alberto Venturi e Gianni Galeotti

Questo il tema trattato nella rubrica Opinioni a confronto. Il grande merito, al momento il solo riconosciuto,  degli attuali  esponenti di Destra e Sinistra   pare sia quello di far rimpiangere i loro predecessori, di qualche decennio fa.

La dictablanda renziana di Giorgio Maria Cambié

Non c’è dubbio che in qualche modo dittatura sia, seppure “”blanda””. Nella dictablanda renziana le libertà civili non sono nominalmente conculcate, tuttavia sono praticamente ristrette. Le norme democratiche sono  andate a farsi friggere: il governo va avanti a colpi di decreti, in pratica bypassando il Parlamento

 

Auguro a tutti buona settimana e buona lettura del n. 463-126

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