Ma guarda che scoperta: c’è il lavoro nero e c’è il caporalato!

Condividi su i tuoi canali:

La legalità in Italia sta morendo, non uccisa da un unico colpo mortale, ma da mille pugnalate; da condoni e promozione di pratiche piratesche divenute legali. Spacciamo deregolarizzazione per liberalizzazione; precariato per flessibilità; il mercato senza leggi per la legge del mercato. 

Quanto durerà l’ipocrita stupore per la morte di Paola Clemente, stremata dal lavoro nei campi pugliesi? Per quanto dovremo leggere gli ennesimi reportage sulla schiavitù dove l’unica vera novità e che ora gli Italiani contendono i mestieri più umili agli stranieri, nella discesa all’inferno della schiavitù, non verso la promozione sociale.

La legalità in Italia sta morendo, non uccisa da un unico colpo mortale, ma da mille pugnalate; da condoni e promozione di pratiche piratesche divenute legali. Spacciamo de regolarizzazione per liberalizzazione; precariato per flessibilità; il mercato senza leggi per la legge del mercato.

Come possono campare i clandestini se non lavorando in nero? Come possono difendersi i lavoratori quando tra loro e i datori ci sono agenzie e cooperative per cui non esistono diritti o doveri contrattuali, bastando per un licenziamento una telefonata e nessun motivo da addurre, nemmeno la fatica di diglielo in faccia?

Come può un dipendente, soprattutto se precario, avere la forza di ribellarsi alle richieste di straordinari non pagati, di scordare le norme di sicurezza, di offendere e calpestare la sua dignità?

Stiamo ricreando i servi della gleba perché uccidiamo la dignità della persona e del suo lavoro, tenendo come unico metro di misura: ‘quando e quanto mi servi’, ‘quanto debbo pagarti per averti’. Nei posti di lavoro il mondo va indietro, non avanti.

Ci sono le frasi pronunciate da  un ‘caporale’, intercettato dalla Finanza, contro i lavoranti e contro il suo stesso padre: “”Voi siete una massa di deficienti, siete scemi. Allora la cosa che vi meritate è che io devo venire là, incominciando da te che sei il primo, fino a quelli là, vi devo rimanere tutti a terra, tutti lunghi per terra””.

Dichiara uno dei suoi sottosalariati: “”Una volta  ho chiesto di vedermi saldare una giornata e l’ulteriore somma di 20 euro, a saldo di altre due giornate. Ma il caporale si alterava e mi colpiva con un violento schiaffo””.

Caso limite? Con belle parole, con il sorriso sulle labbra o soltanto con il silenzio, non sono meno irrispettosi molti manager e imprenditori. Perché oggi possono, perché le leggi di tutela sono smantellate, perché i sindacati non contano più e nessuno riesce a difendere i più deboli. Dovrebbe essere lo stato con le sue regole, ma più che costruire argini, Matteo Renzi sta distruggendo i pochi ancora in piedi.

 

[ratings]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

In evidenza

Potrebbe interessarti anche...

Gettare il sasso e nascondere la mano…

È un copione assai noto: c’è chi lancia pubblicamente un metaforico sasso, offendendo, insinuando, accusando… in modo voluto e inequivocabile, qualcuno e poi, vigliaccamente, nega

Appunti sulle Amministrative

ASTENSIONISMO All’appello dei votanti manca la metà degli aventi diritto… e stiamo parlando di votare per la propria città, non solo per la lontana Europa.