Ma che informazione riceviamo?

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Abbandoniamo la speranza che quello che ci raccontano in televisione o sul cartaceo sia la verità assoluta.  

 


L’informazione è importante anche perché chi la riceve da persone qualificate in ambito culturale, non ha dubbio che sia assolutamente vera, o, almeno così dovrebbe essere. Spesso, però, non lo è. Partiamo dal presupposto che durante tutto il giorno, facendo le mie cose, tengo la televisione accesa sull’informazione in tempo reale.  La mattina ha diversi programmi di approfondimento, ben tre solo sulla 7, da Omnibus, Coffee Break e L’aria che tira. Nel pomeriggio, c’è Tagadà.

Apro una parentesi: l’imprenditore Cairo ha fatto di queste trasmissioni una vera e propria macchina da guerra per quello che riguarda la pubblicità che, qualche volta, serve per andare a prendere un bicchiere d’acqua o fare qualche bisognino corporale.

Ma torniamo al punto di questo scritto. Durante la trasmissione Tagadà di giovedì 20 febbraio dal titolo “i Leader di ieri e di oggi: Beppe Grillo”, ho colto solo la parte finale che, però, è, illuminane sul tema dell’informazione di cui stiamo parlando. La persona coinvolta non è uno sprovveduto: parliamo di Umberto Broccoli, un archeologo e altro ancora. L’insigne accademico, nel suo intervento riguardante il comico e il suo movimento, se ne esce con la frase: -… non voglio passare da nostalgico. Un tempo c’erano le scuole di partito, un tempo, se lei va a vedere la composizione del parlamento della prima Repubblica, può essere criticata, ma io parlo di tutto l’arco costituzionale, esclusa la Destra, erano tutti professori universitari. Tutti laureati. …-. L’affermazione mi è sembrata ingenerosa verso quella parte di persone che non si volevano riconoscere nelle due aree politiche di centro e di sinistra. In tempo reale ho inviato un email cortese con una precisazione e un invito a leggere alcuni nomi di persone elette nel 1972 nelle liste del MSI-DN e, questo, per una corretta informazione. Credete che sia servito. Zero totale. Ora, vi annoio. Al Senato furono eletti 26 persone: cito solo i più famosi. Giovanni Artieri giornalista e scrittore, Giorgio Pisanò come sopra, Mario Tedeschi giornalista e direttore per 36 anni della rivista Il Borghese subentrando a Leo Longanesi, dieci avvocati, un armatore, Achille Lauro, e due professori di cui un universitario. Gli altri erano industriali, liberi professionisti e sindacalisti. Alla Camera dei deputati: sette giornalisti, un direttore di quotidiano, ventitré avvocati, il segretario generale del sindacato di destra Cisnal, medici, liberi professionisti e insegnanti. Scusi, Insigne Accademico, ma quelli sopra citati avevano preso la laurea per corrispondenza? Comunque, la cosa che più mi ha dato da pensare è che in studio c’era la giornalista, Flavia Perina, che proviene dal Fuan (MSI) fin dal 1976 e quindi quelle persone doveva conoscerle bene. La giornalista in questione ha iniziato la sua carriera al Secolo d’Italia e in seguito è stata eletta nelle liste della destra. Che strana amnesia! Ah, dimenticavo, la collega, ora, lavora alla Stampa. Ho detto tutto.

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