L’utilita’ del voto utile

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E' in atto una campagna elettorale basata sui sondaggi, ben sapendo come a certi Italiani piaccia salire sul carro del vincitore o, nel caso di queste strane consultazioni politiche dei tre poli, si cerchi di capire come dare un voto ‘utile’. Non è difficile pilotare un sondaggio; basta fare le domande giuste nel modo giusto.

 


Sul sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri c’è una pagina con tutti i sondaggi di tema politico ed elettorale. L’ultimo pubblicato, realizzato il 15 gennaio, è quello del quotidiano La Stampa commissionato all’Istituto Piepoli sull’interesse per la politica e le intenzioni di voto. Contiene dati interessanti. Il Centrodestra si attesta al 36,5% (Forza Italia 15%, Lega Nord 14%, Fratelli d’Italia 5%, Noi con l’Italia Udc 2,5%); il Centrosinistra al 35,5% (Pd 25%, Civica Popolare 1%, Europa con Emma Bonino 1,5%, Insieme 1%, Leu 7%), il Movimento 5 Stelle è al 27%; altri 1%, indecisi e non voto 30%.

Lo stesso sondaggio individua anche le intenzioni di voto dei 18enni. Il Centrodestra scende al 32%, il Centrosinistra sale a 38% e il Movimento 5 Stelle al 29%, altri all’1%, indecisi e non voto al 22%.

Il voto dei diciottenni penalizza in particolare Forza Italia – 4%, mentre Leu perde il 2%. Il Pd cresce del 5% e M5S cresce del 2%.

O Piepoli ha preso una cantonata, come sembrerebbe visto i risultati diversi sbandierati, oppure, come credo, è in atto una campagna elettorale basata sui sondaggi, ben sapendo come a certi Italiani piaccia salire sul carro del vincitore o, nel caso di queste strane consultazioni politiche dei tre poli, si cerchi di capire come dare un voto ‘utile’.

Non è difficile pilotare un sondaggio; basta fare le domande giuste nel modo giusto.

Mi spiego con un esempio: se Berlusconi riesce a fare passare l’idea che la battaglia si stia giocando fra Centrodestra e Grillini, una parte degli elettori del Centrosinistra potrebbe confluire nelle file di Forza Italia come argine alla presunta ingovernabilità e incapacità dei Cinque Stelle. Non a caso il Cavaliere si presenta come garanzia di governabilità perché si dichiara vicino alla maggioranza assoluta e argine contro il M5S.  “”Sono ancora qui – ha detto all’Ansa – come nel 1994. Allora incombeva sull’Italia il grave pericolo, la possibilità che un partito che aveva sposato l’ideologia più disumana della storia dell’uomo, quella del Partito Comunista, andasse al potere. Io ho deciso di lasciare tutto e di scendere in campo per preservare il nostro paese da un pericolo nefasto. Ora c’è la possibilità di vedere al governo un M5S che non è assolutamente democratico. È una setta diretta da un bureau di due persone””.

A sua volta Matteo Renzi sostiene: “Il 4 marzo, considerando che i 2/3 dei seggi saranno assegnati con il proporzionale, la sfida è tra Pd e i 5 Stelle. Il primo partito o siamo noi o è quello a 5 Stelle””.

Poiché difficilmente in queste elezioni ci sarà un travaso dal Centrodestra al Centrosinistra, ma eventualmente verso il M5S o l’astensionismo, quello del Pd mi sembra piuttosto un invito al voto utile ‘interno’, rubandolo agli altri partiti della coalizione e soprattutto a Liberi e Uguali, ma in ogni caso la somma totale rimarrebbe al 35%. Renzi però potrebbe riuscire a superarlo riducendo l’astensionismo, ma per farlo dovrà insistere sui risultati del Governo molto di più che sui difetti dei suoi alleati e dei suoi avversari.

 

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