L’uomo della provvidenza

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Non possiedo gli strumenti culturali necessari per trattare di Politica, quindi ciò che scrivo è solo il mio parere di cittadina, condivisibile, opinabile, o disprezzabile naturalmente, come è giusto in democrazia. Grazie alla quale, a tutti e a ciascuno è riconosciuta la facoltà di pensare e rapportarsi con gli altri cittadini, la compagnia dei quali ci è indispensabile, poiché “”l’uomo è per natura un animale politico”” come ci insegna  Aristotele.

Oggi ho letto in un commento del gentile Nerone, ( non mi piace fare allusioni più o meno vaghe, per questo cito il Lettore) fra le molte importanti considerazioni, anche questa frase …“Qualcuno ha anche detto coraggiosamente o inconsciamente che abbiamo qualcosa da insegnare agli altri”… frase nella quale, forse sbaglio, forse no, mi sono riconosciuta.

Prendo atto di questo giudizio, in nome  della libertà che ciascuno ha di dire e credere ciò che vuole, anche se, nella mia vita ho sempre cercato di essere coraggiosa, piuttosto che incosciente, ma questo non è importante e nemmeno le mie parole sono importanti. E’ importante però, io credo, che nel comune sentire ci sia spazio anche per il desiderio e la consapevolezza che non siamo sempre e solo gli ultimi, in ogni campo.  Continuo a pensare, “coraggiosamente o inconsciamente” (sic) che se lo vogliamo possiamo ancora riuscire ad insegnare qualcosa e non solo come organizzare cosche o creare montagne di spazzatura. Ad esempio come rialzarci…

Con amarezza riconosco che noi adulti, anche relativamente giovani, eliminando quante più regole possibile, illudendoci così di liberare noi stessi e le generazioni future, abbiamo creato prigioni forse peggiori, dalle quali non si sa come uscire, perché dal nulla è difficile allontanarsi o differenziarsi.

Non è con la disillusione e lo sconforto, di fronte alle immense difficoltà che travagliano la politica, l’economia, la società, che potremo risollevarci e nemmeno dare alle generazioni che verranno un po’ di fiducia nel futuro. E mi impaurisce e mi preoccupa che talvolta la soluzione ventilata sia l’arrivo di un uomo forte, un anacronistico “Uomo della Provvidenza” che limitasse le libertà costituzionali e riunisse in sé i poteri che la società democratica prevede siano disgiunti. Quello che per noi è solo un argomento scolastico, un periodo della Storia Moderna, per i nostri genitori e per i nostri nonni è un pesante ricordo che non desiderano rinverdire.

Non sarebbe, invece, preferibile tornare a credere, non in senso confessionale, ma credere, credere comunque, per esempio in noi stessi? Se non si valuta positivamente nulla, se non si crede in nulla, la comunità politica e sociale si sfalda e finisce in macerie, perché sembra che niente, niente valga la pena di essere fatto…un lavoro poco remunerativo, dedicarsi alla famiglia e ai figli, spendere un po’ del nostro prezioso tempo e del nostro superfluo per chi è meno fortunato di noi, o non ha nulla…

Se invece queste sono risibili utopie, continuiamo ad indignarci perché “ non si arriva a fine mese” e intanto prenotiamo una bella vacanza da qualche migliaio di €uro in posti esotici, arrabbiamoci per quanto spendiamo per mandare a scuola i nostri figli e regaliamo loro un giubbino che costa più di un anno scolastico, ingiungiamo alla Scuola di non essere selettiva, chiedendo solo bei voti e promozioni facili per i nostri figli, incuranti del fatto che questi stessi saranno incapaci, poi, di stilare anche un semplice curriculum, senza storpiarlo di errori, piangiamo sul prezzo delle patate arrivato alle stelle ma imbalsamiamoci in costose sedute di botulino, così anche se ci arrabbiamo la nostra espressione non cambierà e resteremo sempre levigate e sorridenti anche nelle contrarietà.

 

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