L’ultimo spenga la luce

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Mentre il territorio si sbriciola e il malcostume dilaga c’è chi con eleganza si sofferma a delegittimare con epiteti e attributi vari le diverse realtà istituzionali della nostra Repubblica. Ma tengo famiglia, così me ne vado senza commentare oltre: Non dimenticate di spegnere la luce

Mentre il nostro territorio si sbriciola , per esempio, anche la Corte Costituzionale italiana, uno tra i massimi organi di garanzia delle nostro impianto democratico non è sufficientemente attendibile, credibile, affidabile. Ciò dipende dal  fatto che al suo interno è composta in maggioranza da comunisti. Una brutta anomalia determinata per responsabilità degli ultimi tre Presidenti della Repubblica, tutti di sinistra, che hanno provveduto a nominare i giudici non secondo l’interesse superiore della nazione, ma per meschini tornaconti di bottega. Così oltre alla Corte Costituzionale anche la Presidenza della Repubblica…

Ma c’è di peggio : «Il male principale della democrazia in Italia è la giustizia politicizzata».« Affrontare un processo in Italia equivale come presentarsi davanti ad un plotone di esecuzione». « Siamo in uno Stato di Polizia»  «I Pubblici Ministeri sono come i talebani. »

Chi sta dipingendo con queste tinte inquietanti alcune importanti figure istituzionale del nostro paese, già un poco disastrato per questioni idro-geologiche e non solo, chi da tempo sostiene una delegittimazione sistematica dei capisaldi fondamentali delle nostra democrazia non sono le redazioni di qualche giornale o giornalaccio, ma il nostro attuale premier Silvio Berlusconi. Quanto riportato in precedenza sono tesi che in parte ha sostenuto nientemeno che a Berlino, al congresso dei popolari europei; ma in massima parte sono sue convinzioni che ricorda  sovente e pubblicamente al popolo italiano, come si conviene ad un sottile  statista ed ad un profondo conoscitore degli impianti costituzionali delle moderne democrazie quale esso è.

L’opposizione, mutatis mutandis, cambiando l’ordine dei fattori risponde specularmente  pervenendo al medesimo risultato: una scossa di terremoto istituzionale in un territorio già geograficamente e politicamente disastrato.

Cantando, ridendo e così scherzando, si innesca un susseguirsi di azioni e reazioni contrapposte che non segnano le differenze culturali  tra gli schieramenti, ma producono tra la gente una irresponsabile delegittimazione all’interno del “sistema paese” che non risparmia nemmeno i capisaldi, i fondamentali, le strutture portanti ed il collante stesso del nostro sistema democratico.

Lacerare in questo modo sistematico l’Italia può rendere più facile, al momento opportuno , raccogliere voti e consensi utili poi ai propri personali  disegni, ma contemporaneamente produce frutti assai  nefasti che rendono imprevedibile e sdrucciolevole il cammino democratico del nostro popolo.

Delegittimazioni continue e sistematiche  hanno pericolosamente coinvolto e minato autorevoli segmenti e parti fondamentali per la nostra società. Non c’è istituzione oggi che non sia stata aggredita , o poco o tanto, dalla maggioranza o dalla minoranza , nella sua autorevolezza e quindi non si trovi senza  una qualche sua valenza indebolita agli occhi di parte dell’opinione pubblica italiana.

Il nostro paese  è contrapposto e diviso anche dal modo di intendere una moderna e matura democrazia. Certo marciume e malaffare riapparso con virulenza al popolo italiano in queste ultime settimane ha rappresentato un ulteriore colpo basso per nulla salutare per una tenuta senza contraccolpi del nostro sistema democratico.

Da più parti ci si chiede se esiste un parallelo con il periodo di “mani pulite” del 1992.

A volte più che provare una certa delusione per tante promesse mancate e disattese , ripensando alle varie fasi di questi ultimi diciotto anni, mi sembra di assistere oggi alla semplice riemersione di un sistema caduto solo momentaneamente in disgrazia per opera di certi giudici di mani pulite, ma poi mai definitivamente sconfitto, anzi  salvato e rinvigorito. con coerenza e determinazione dalla seconda repubblica nel suo complesso.

Come ci  insegna la storia, le rivoluzioni mancate hanno la caratteristica di riportare al potere, maggiormente rinforzato, il tiranno che volevano abbattere. Senza disperdersi in vuota dietrologia quale nuova classe dirigente del tutto sconosciuta nella prima repubblica è stata valorizzata in ministeri importanti dei governi Prodi, Berlusconi, Dalema? Salvo eccezioni forzate (ministri della Lega nord) o novità di gentili esponenti femminili (Gelmini, Carfagna, Brambilla, Meloni, Prestigiacomo) la prima repubblica, nonostante “mani pulite” ci ha tramandato diversi preziosi superstiti.

Ora il paese già snervato nei suoi gangli vitali è stato investito da questa nuova ed inaspettata  ondata di scandali.

Forse nell’opinione pubblica cresce un certo disgusto, ma senza vistose reazione

E’ pur vero che c’è in questo nostro paese un vuoto ideale spaventoso, ma potremmo cominciare a chiederci se vi sono dei modi per renderlo migliore.

Per esempio cominciando da ognuno di noi .

Questo uscire dalla apatia rinunciataria può bonificare una situazione che sembra definitivamente
compromessa. Un certo primato dell’anti- politica è un malanno che tormenta tutte le persone responsabili: e poiché non è l’appartenenza all’uno o all’altro schieramento che fa la differenza, che rende migliori o superiori ogni persona di “buona volontà è a suo modo preziosa ovunque scelga di militare Del resto la situazione politica è diventata così disgustosamente nauseante che diverrebbe quasi obbligatorio  imporre un impegno politico da protagonisti e non più da rinunciatari spettatori, a tutte le persone “libere e forti”.

Pasquino al mudnes e qualche commentatore sono del’avviso che si traumatizzano i partiti negando loro il voto. Sono convinto che sarebbero molto più spaventati dal vedersi capitare alla porta un discreto gruppo di nuovi adepti: chi siete ? Cosa volete? Da dove venite?  Dove volete andare?

Ma sono altrettanto convinto che se un gruppo si presentasse dichiarando espressamente di volere il primato della politica mettendosi al servizio virtuoso della collettività rifiutando di accodarsi all’anti politica nel suo esercizio quotidiano del mal – fare se non addirittura del malaffare…a quel punto qualche partito vi caccerebbe a  calci : troppo rompiscatole. Pericolosi, inaffidabili …Prima di spegnere la luce pensateci : cosa spaventa maggiormente la nomenclatura dei partiti oggi, il doverci trattare da incontentabili spettatori o da palesi protagonisti?

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