L’ultimo saluto ad Amedeo di Savoia Duca d’Aosta

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Il Duca è stato più volte a Modena e a Fiorano. Ho avuto l'onore di conoscerlo, come mostrano le immagini allegate. Di vasta cultura militare, era anche un abile conversatore in ambito automobilistico quasi al pari di un ingegnere. Di grande stile, si sapeva adattare alla situazione e alla persona che aveva di fronte. Stringeva la mano callosa a un operaio con la stessa affabile gentilezza riservata a qualche quadro. Con lui se ne va un vero signore e anche un pezzo della mia  giovinezza.

 


Quando uscirà questo editoriale, Amedeo di Savoia Duca d’Aosta e per alcuni anche Duca di Savoia, in altre parole il capo di una delle più antiche dinastie regnanti d’Europa, il clamore del suo funerale si sarà già sopito e tanto si sarà già scritto. Inutile fare la cronaca, si rischia un’inutile ripetizione. Però, non posso fare a meno di trascrivere le parole di Alessandro Sacchi, presidente dell’Unione Monarchica Italiana: – Un grande patriota. Per l’Italia sarebbe stato un grande capo di stato -. Certo, Amedeo, Deo per gli amici, aveva uno stile e un comportamento che non assomiglia certo a quello di certi parvenu della politica odierna (ma anche di quella passata)! Si sapeva adattare alla situazione e alla persona che aveva di fronte. Posso dirlo con cognizione di causa, perché il Duca a Modena c’è stato più volte (come in molte altre città italiane) ed io c’ero, come dimostra l’ampia galleria fotografica. La prima volta che l’ho incontrato è stata a Fiorano, nel lontano 1985 durante l’inaugurazione di una ceramica come ospite d’onore, in cui era accompagnato dalla figlia minore, Principessa Mafalda. Furono in molti a volerlo conoscere e a volergli stringere la mano. Sia che la mano fosse quella callosa di operaio, sia che fosse la morbida di qualche quadro. A tutti loro, e non solo, lasciò un ottimo ricordo dell’incontro. Successivamente, fu la volta dell’Accademia Militare: la visita fu molto più “ingessata” e in quell’occasione, dopo aver dato sfoggio di ampia conoscenza e cultura (dopo tutto era un ex ufficiale della Marina Militare), non si sottrasse, sebbene molto imbarazzato, al caloroso saluto di diversi Allievi che lo avevano riconosciuto (e che sicuramente si saranno beccati qualche reprimenda n.d.a.). Nel corso degli anni ho potuto costatare che Amedeo non aveva solo una cultura militare, ma al contrario di ciò che si potrebbe pensare era anche un abile conversatore in ambito automobilistico quasi al pari di un ingegnere, come quando ebbi modo di accompagnarlo, trantasei anni fa, alla Ferrari e successivamente alla Maserati. Ricordo con piacere che grazie a quell’occasione ebbi anche la possibilità di stringere la mano all’indimenticabile Drake che, nonostante l’età avanzata, lo volle ricevere personalmente. L’ultima sua visita a Modena fu durante l’incontro con l’allora Sindaco Giuliano Barbolini che gli consegnò la statuetta della Bonissima, destinata a sua moglie Silvia, per l’importante impegno nel sociale a fianco del Circolo Raimondo Montecuccoli di cui è Presidente Onoraria. Per la cronaca, la Duchessa non poteva essere presente in quanto impegnata con la Croce Rossa durante una calamità naturale. Un gustoso aneddoto. Quando telefonai per ricordarle l’appuntamento, di lì a qualche giorno, mi rispose: – Nardi, non posso venire perché sono nel fango fino a mezza gamba. A ritirare il premio, verrà mio marito -. Il dovere prima di tutto! Per concludere: un funerale segnato dal composto atteggiamento della famiglia, dei parenti e degli amici più intimi (dal nobile Martino d’Asburgo Este al semplice giovane monarchico Francesco Fortunelli dell’UMI di Carpenedolo,  al vecchio Ufficiale di Marina compagno di corso all’Accademia Navale) a corona di una vita vissuta semplicemente nonostante il pesante fardello del cognome. Solo una nota stonata da cronista e che viene dal fatto che chi non conosce il variegato mondo degli estimatori della monarchia, non può sapere. E’ stata notata l’assenza dei cugini ginevrini. Personalmente, non ci trovo niente di strano. Da anni è in corso una disputa per chi deve essere il pretendente a un trono che non c’è. Amedeo per quanto si possa sapere non ci ha mai tenuto, memore forse dal fatto che in famiglia il trono non porta bene. Un suo antenato, Amedeo I di Spagna fu per quasi due anni il re della nazione iberica. Poi, costatata l’impossibilità di governare, preferì abdicare e tornare in Italia. Il padre di Amedeo, Aimone, fu poi designato, controvoglia, re di Croazia, carica che non avrebbe voluto, tanto che a memoria d’uomo, non mise mai piede in quella nazione. Anzi, subito dopo l’armistizio, anche lui abdicò. Addio Altezza Reale, con te se ne va un vero Signore insieme a un pezzo della mia giovinezza. Alla fine rimane solo una frase. Il Re è morto! Viva il Re!

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