L’ultima sfida della Corea del Nord

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La nuova provocazione “atomica” del regime più isolato del mondo. Bice vi racconta la storia del regime di ""Kim Il-sung"" che rende tutto l’insieme a tratti perfino irragionevole. In ogni caso un utile approfondimento per meglio conoscere la complessa realtà planetaria.

La sezione di ricerca scientifica ha condotto con successo un test atomico sotterraneo il 9 ottobre”” con questa breve notizia la televisione di stato nordcoreana ha annunciato l’entrata nel club delle potenze atomiche del paese dominato dal regime più chiuso e disumano rimasto nel mondo. Facendo esplodere un ordigno atomico di circa 15 kilotoni nel sottosuolo, la Corea del Nord compie l’ultima sfida al mondo intero, dimostrando la volontà di non voler sottostare a qualunque tipo di compromesso con le Nazioni Unite. Il test atomico è avvenuto non a caso durante il viaggio del neo primo ministro giapponese Shinzo Abe in Cina ed in Corea del Sud, impegnato nel faticoso tentativo di Tokyo di riprendere il dialogo con le nazioni vicine con le quali sono tuttora presenti tensioni politiche mai sopite fin dalla fine della seconda guerra mondiale. Il regime comunista di Pyongang reagisce in questo modo al sentimento di isolamento che lo pervade, nell’assurdo tentativo di ottenere gli aiuti internazionali dei quali ha biosogno, un tentativo folle che varrà al regime nordcoreano un ulteriore inasprimento dei rapporti con i vicini e con con tutta la comunità internazionale. La Corea del Nord è oggi una nazione stremata da una povertà “”orchestrata dall’alto””, un vero e proprio paradosso: se la popolazione di 23 milioni di persone, è sempre sull’orlo della carestia ed ha un continuo bisogno di ricevere aiuti internazionali, il governo deve impegnarsi prima per ottenere questi aiuti , e poi per sprecarli letteralmente, mantenendo la popolazione in una condizione di assoluta indigenza e per questo chiedere di nuovo altri sostegni, un perverso meccanismo che sembrava non avere mai fine. Ma questa volta il regime sembra non aver ottenuto il suo scopo, il vicino sudcoreano ha sospeso ogni tipo di aiuto ed ha posto in stato d’allerta le forze armate, e persino la Cina, unico paese alleato, ha aspramente criticato l’esibizione di forza muscolare di Pyongyang. La situazione che vive oggi la nazione nordcoreana è surreale per mille aspetti, il suo capo di Stato ufficiale non è Kim Jong-Il detto il “”Caro Leader”” come si potrebbe essere portati a pensare, ma bensì suo padre Kim Il-Sung il “”Grande Leader””, deceduto nel 1994 o meglio “”assunto in cielo”” secondo la propaganda comunista e nominato “”Presidente Eterno della Nazione Coreana”” di cui il figlio sarebbe il rappresentante terreno. La storia della Corea del Nord iniziò all’indomani della fine dell’occupazione pseudocoloniale giapponese. La penisola coreana appena liberata dal giogo nipponico, fu come una Germania d’oriente spartita lungo il 38° parallelo tra sovietici ed americani in due distinte zone d’occupazione. Non riuscendo a trovare un accordo per la creazione di uno stato coreano unitario, le due potenze ormai all’alba della guerra fredda, crearono nel 1948 due stati distinti, uno filosovietico nel nord presieduto da Kil Il-Sung ed uno filo-occidentale presidetuta da Syngman Rhee. Entrambi i governi appena creati reclamarono immediatamente la piena sovranità sull’intero territorio della penisola. Le tensioni tra i due stati coreani andarono aggravandosi sfociando poi in quello che fu uno dei momenti di maggior tensione tra il blocco comunista ed il blocco occidentale che la storia ricordi: la guerra di Corea, iniziata quando le truppe nordcoreane varcarono il 38° parallelo nel luglio del 1950 occupando Seul. Gli Stati Uniti ottennero dal Consiglio di sicurezza un voto favorevole all’intervento militare, e tempestivamente furono capaci di creare una forza multinazionale comprendente ben 18 paesi aderenti all’ONU.Sotto la guida del generale Douglas MacArthur le truppe dell’ONU riuscirono a rallentare l’avanzata nordcoreana, dilagata nella Corea del Sud dove resisteva solo la zona sud orientale del paese intorno alla città di Pusan, per poi riprendere l’iniziativa con una controffensiva, che in breve risalì fino al 38° parallelo e poi penetrò profondamente nel territorio norcoreano arrivando al confine cinese. La Cina vedendo crollare il suo fido alleato e trovandosi la scomoda presenza americana alle sue porte, partecipò ai combattimenti inviando in Corea l’8 ottobre 1950 oltre 180.000 “”volontari”” che in breve respinsero le truppe dell’ONU al di là del 38° parallelo. Dopo una fase di sostanziale stallo bellico il presidente americano Truman accettò di iniziare i negoziati di pace, che si conclusero il 27 luglio 1953 con la firma a Panmunjeom di un armistizio che ristabiliva sostanzialmente l’assetto territoriale reesistente, cioè il confine al 38° parallelo. Da allora per la Corea del Nord il tempo sembra essersi fermato: all’armistizio non seguì mai la ratifica di un trattato di pace con la Corea del Sud, il governo di Kim Il-Sung mantenne sempre un rigoroso isolamento della nazione, frenò ogni tipo di apertura e di modernizzazione politica ed economica del paese, esercitando un controllo capillare sul tessuto sociale della nazione. Con la scomparsa di Kim Il-Sung e la successione del potere del figlio Kim Jong-Il si creò l’unica dinastia marxista della storia. Il “”Carlo Leader””, secondo molti analisti affetto da gravi disturbi psichici, continuò a manentenere il paese in uno stato di rigoroso isolamento internazionale, compiendo ad esempio numerose azioni intimidatorie verso le nazioni vicino attraverso test missilistici. Sul piano interno la Corea del Nord continua ad essere retta con pugno di ferro, reprimendo (o meglio prevenendo) ogni potenziale elemento di opposizione all’ortodossia ufficiale. Kim Jong-Il continuò l’opera progandistica iniziata padre, promuovendo un culto della personalità che è arrivato ad eccessi al limite della follia, recita ad esempio una delle numerose formule liturgiche del regime comunista che il giorno della nascita del “”Caro Leader”” una stella e due arcobaleni simultanei sarebbero apparsi nel cielo di Pyongyang. A livelli surreali è arrivato anche il controllo esercitato su ogni aspetto della società, qualche anno fa infatti il governo arrivò a stabilire perfino come dovevano essere tagliati i capelli bollando come “”borghese e decadente”” qualunque acconciatura che si discottasse dal canone fissato. Proprio questo controllo così capillare ad al tempo stesso assurdo del tessuto sociale, fa ancora discurere oggi i politologi sulla classificazione del regime nordcoreano, che sarebbe secondo alcuni un regime totalitario, secondo altri un regime sultanistico. La società nordcoreana è stata di fatto suddivisa in un sistema di caste, all’apice del quale si trova quella degli “”intellettuali””, cioè una cricca di professori universitari che sembrano costituire il vero centro di potere del regime, mentre alla base della piramide sociale vi sono gli “”impuri””, una classe di intoccabili colpevole di avere parentele con i tanti che durante la guerra negli anni ’50 si rifugiarono nel sud. Da oggi il mondo con l’entrata di Pyongyang nel club atomico, si ritrova a fronteggiare una rinnovata minaccia dalla quale non sono le sole nazioni vicine ad essere direttamente esposte, ma che vista la gittata dei nuovi missili intercontinentali nordcoreani interessa ed interesserà zone del globo sempre più vaste. Una minaccia che il mondo non potrà continuare ad ignorare a lungo.

 

 

 

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