Lui è peggio di me e il suo ossario è più affollato

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La “questione morale” risibilmente torna ad occupare le prime pagine, e tutti, Destra e Sinistra, ghiottamente si gettano su di essa, facendone uno strumento di propaganda. Questa l’acuta e puntuale nota di Maria

Qualche buontempone vede nella parola moralità accostata alla parola politica una bella battuta, tale da indurre al sorriso, se non a qualche grassa risata, un dotto potrebbe sicuramente parlarne come di un ossimoro, un qualcosa di totalmente antitetico.

Un cittadino, invece, stanco e provato dall’altalena delle vicende parlamentari e partitiche quasi se ne disinteressa.

Forse perché per un elettore, un uomo qualunque, ormai la moralità è una parola svuotata di ogni significato, in politica come nella vita reale.

Dove, fra l’oscenità dilagante, il peggio non è certo un gluteo svettante su qualche cartellone pubblicitario quanto certe facce toste che, da destra e da sinistra, ci sorridono, ci parlano, insultando la nostra intelligenza, convincendoci che stanno lavorando per il nostro bene.

Il cinismo in questo caso non è un moto dell’animo, è la conseguenza, piuttosto, di tante esperienze che sono la negazione stessa della fiducia nel prossimo, nei politici, nei responsabili, a vario titolo, della nazione.

La “questione morale” risibilmente torna ad occupare le prime pagine, e tutti, Destra e Sinistra, ghiottamente si gettano su di essa, facendone uno strumento di propaganda, avvilendone il profondo significato.

Purtroppo, per noi elettori purtroppo, non per loro, fra i nostri parlamentari le mammolette non sono poi così frequenti e forse, con un po’ di amarezza, potremmo fare la conta più facilmente se elencassimo chi non è mai stato indagato, chi non ha procedimenti penali, chi non ha condanne passate in giudicato, chi non ha scandali e scandaletti, chi non ha questioncelle in sospeso quali malversazione, voto di scambio, per non parlare di altri reati comuni…

Ripugna, tuttavia, sia l’atteggiamento di chi approfitta di ogni possibile evento, situazione, caso…sia di chi strumentalizza a propri fini propagandistici il tutto. Come in un’eterna campagna elettorale, che snerva i cittadini, che li fa sentire pedine ignobilmente sfruttate e circuite, ora dalla maggioranza, ora dall’opposizione, e che li fa sentire dimenticati ed emarginati.

E’ uno spettacolo inverecondo quello cui assistiamo, in cui tutti si azzuffano senza dignità, in cui ogni parola, anche quando è ineccepibile e forbita, ha il solo scopo di togliere il fango da sé stessi, gettandolo addosso agli altri, anche se questa operazione disgustosa alla fine sortisce l’effetto di lasciare tutti lordati allo stesso modo.

Sentire Berlusconi dire che nel Pd c’è la questione morale, fa prontamente rispondere alla Finocchiaro che da lui il PD non accetta lezioni…

E allora, che si deve fare?

Chi ha diritto di parlare? Qualche prelato, anche fra quelli che così amabilmente e profondamente animano talvolta le pagine di Bice, potrebbe ravvedere in questo un richiamo a quel “chi è senza peccato scagli la prima pietra”che da quasi duemila anni esorta a non giudicare gli altri, a non ergerci, se non siamo puri e senza macchia, a giudici dei nostri simili, perché non siamo degni di farlo.

Lasciando per un momento da parte l’autorevolezza di Chi pronunciò quelle parole, che ancora consolano e illuminano le nostre anime, per saggezza infinita e inarrivabile profondità, ma allora siamo fritti, siamo finiti, se nessuno è puro, se nessuna fazione è immune dall’avere interi ossari negli armadi e non solo qualche scheletro impolverato e dimenticato, tutto è inutile.

La questione morale nella mente ingenua e ancora idealista di qualche elettore dovrebbe essere trasversale a partiti e fazioni, dovrebbe essere nell’interesse di tutti e riguardare tutti.

Serenamente, ma fermamente, ogni partito dovrebbe allontanare chi con certezza non è degno di rappresentare i cittadini, non dà garanzie di essere un politico attendibile, virtuoso e capace…E, invece, assistiamo, all’infinito, ad accuse e sdegnate risposte, riconducibili, più che a colloqui fra adulti responsabili delle sorti della nazione, a quel puerile “lui è peggio di me” usato dai bambini, scoperti in qualche marachella e che credono di distogliere così da sé stessi l’attenzione, accusando il compagno di giochi.

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