Lucio Battisti, annoso dubbio. Era di Destra o di Sinistra?

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Colui che ritengo essere stato il più grande cantautore e cantante italiano, unitamente a Mogol l’innovatore del panorama musicale del nostro paese, avrebbe compiuto ottant’anni. Forse il mio sarà un giudizio di parte perché non posso essere obiettivo nel giudicare la sua musica e le sue parole, scindendole dalla mia giovinezza. Però, il suo compleanno è stato ricordato da tutti e questo mi fa pensare che proprio tanto di parte il mio giudizio non è.

Lucio Battisti, ovvero colui che ritengo essere stato il più grande cantautore e cantante italiano unitamente a Mogol l’innovatore del panorama musicale del nostro paese,   avrebbe compiuto ottant’anni. Chiaramente, il mio sarà un giudizio di parte perché non posso essere obiettivo nel giudicare la sua musica e le sue parole scindendole dalla mia giovinezza. Però, il suo compleanno è stato ricordato da tutti e questo mi fa pensare che proprio tanto di parte il mio giudizio non è. Ritengo che il ricordo più interessante ed obiettivo lo abbia mandato in onda Netflix, una piattaforma privata, qualche settimana fa. Il documentario ripercorreva quasi interamente gli anni d’oro del cantante e della sua amicizia/collaborazione con il già citato Mogol, unitamente a tanti amici e collaboratori, a partire da Mario Lavezzi.

In tutto ciò, gli autori non hanno potuto esimersi dall’annosa questione perpetratasi nel corso di tutta la sua importante carriera riguardo alla collocazione politica del cantante. Naturalmente, la figlia di chi fece la foto dell’album “Il mio canto libero” ha tenuto a specificare che suo padre era dichiaratamente di sinistra, mentre Mogol, che lo conosceva molto più profondamente, ha precisato che Lucio non era né di qua né di là. Una cosa è certa: non era particolarmente amato dalla sinistra e vi do una mia personale interpretazione. Nel 1972, nell’album sopra citato, una delle canzoni più ascoltate si intitola La luce dell’est e il testo mi ricorda molto, ripeto in una stretta interpretazione, quello che accadeva al di là della cortina di ferro. Per tale motivo ritengo non piacesse molto ai trinariciuti.

Questo mio giudizio è avvalorato dal fatto che allora gli italiani, specialmente i cacciatori, andavano in Ungheria a sparare alla fauna locale. Lo faceva anche un mio professore appassionato di caccia narrante che, viste le pessime condizioni del paese e dei suoi abitanti, faceva nascere amori che si concludevano nel giro di un paio di settimane al momento del rientro e talvolta, purtroppo, in altre situazioni, in modo tragico. Leggetevi bene il testo, vi confermerà quando scritto. Nello stesso album, quello delle mani alzate al cielo, ad alcune parole del testo do un’altra mia decifrazione. Quando il cantante dice – in un mondo che non ci vuole più – lo avverto (si trattava degli anni ’70) come un messaggio rivolto a quei ragazzi che non si volevano piegare alla sinistra in avanzamento prepotente. Dulcis in fundo, cosa dire della Collina dei ciliegi?

Perdonatemi, amici di sinistra, ritengo che quando Lucio canta – planando sopra boschi di braccia tese –  faccia riferimento al vecchio saluto romano. Quindi, amando particolarmente questa canzone che mi ricorda la fidanzatina di tanti anni fa, quando sono in macchina da solo, può capitare che il mio braccio destro al ritornello, automaticamente, si stacchi per qualche secondo dal volante tendendosi verso l’alto. Ultimamente è molto meglio, in quanto guidando spesso mia moglie che dopo quarant’anni di matrimonio ha abbandonato le gelosie tipiche degli anni giovanili, mi permette di farlo in tutta sicurezza. Al diavolo ogni strumentalizzazione.

Termino parlando dell’ipocrisia di una trasmissione. Si tratta del format di Canale 5, Amici, condotto da Maria, nazional popolare, De Filippi. Già il titolo della trasmissione è particolarmente falso in quanto si tratta di una gara in cui l’eliminazione di uno dei concorrenti è la “sopravvivenza” dell’altro. Per chiarire, cito il motto: morte tua vita mea. Non può esserci amicizia tra i concorrenti in una gara che determina il loro futuro. Quando uno di loro viene eliminato corrono tutti ad abbracciarlo a piangerne l’uscita dal programma, ma appena terminato l’effetto telecamera corrono in bagno a festeggiare la cosa anche perché se riesci a classificarti tra il primo e secondo posto hai una minima di speranza di cambiare la tua vita e guadagnare tanto. Altrimenti, devi cominciare a fare domanda in un supermercato come banconiere.





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Una risposta

  1. Battisti come Baglioni non ha mai espresso posizioni politiche nelle sue canzoni. Che qualche nostalgico di Zdanov abbia fatto il micidiale percorso mentale canzone non impegnata= canzone di destra è possibile, io nella mia vita ho sempre scritto canzoni autobiografiche da alcune delle quali emerge la mia visione politica (sempre senza tessere e senza paraocchi) mentre in altre emerge solo la mia persona. Una sera ho invitato ad un mio recital quello che per me è il maggior studioso italiano di musica popolare e politica: se ne è andato dopo tre canzoni dicendo che alle masse popolari non interessano i miei struggimenti amorosi. Ma, tornando a Battisti, che io sappia è sempre piaciuto a tutti, indipendentemente dalle idee politiche. E’ noto che la sua opera omnia venne trovata persino in un covo delle Brigate Rosse. Umberto Saba, militante comunista ha cantato per tutta la vita la moglie, la figlia, Trieste e la Triestina. Ha nominato il suo partito solo in due poesie, TEATRO DEGLI ARTIGIANELLI ma si parla di una festa dopo la Liberazione, è la festa del PCI, ma potrebbe esserlo di qualsiasi altro partito antifascista e AD UN GIOVANE COMUNISTA, pesantissima reprimenda, pur nella sua apparente leggerezza di innocua poesiola, contro Zdanov ed il realismo socialista. Battisti può aver scritto cose che non si condividono (dall’elogio del tradimento presente in almeno una decina di canzoni al maschilismo becero di INNOCENTI EVASIONI, LA MIA CANZONE PER MARIA e più ancora di UNA ma ciò non ne fa comunque un uomo di destra. Gente simile l’abbiamo anche noi a sinistra. Certi giudizi lasciano il tempo che trovano. Bruno Lauzi passava per comunista eppure fu consigliere comunale per il partito liberale e ci ha lasciato alcune delle canzoni più decisamente anticomuniste dalle scherzose ARRIVANO I CINESI e IL SAMBA DELL’UOMO BAMBA alle più impegnate DOMANI TI DIRANNO e IO CANTERO’ POLITICO

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