L’Osservatorio Astronomico di Modena

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Vi proponiamo una passeggiata per Modena soffermandoci alcuni minuti per scoprire, “sapere che” e “non dimenticare” che in città si trova e c’è anche questo…

“Niente più nebbia in val padana e nemmeno le abbondanti nevicate di un tempo, vero e proprio spasso per i bambini”.

Questo, più o meno, in sintesi, il bollettino meteorologico che da svariati anni viene emesso dai tecnici dell’Osservatorio Astronomico di Modena, fondato nel 1826, per volere del duca Francesco IV. Compie 180 anni, per la precisione 182, l’Osservatorio Astronomico di Modena, posto nel torrione di levante del Palazzo Ducale di Modena con  180 anni di ininterrotte rilevazioni e misurazioni meteo climatiche che ne fanno uno dei più antichi e dei pochi dove tuttora proseguono le rilevazioni e misure meteorologiche.

Attività preziosamente e minutamente documentata nel ponderoso volume “L’Osservatorio di Modena: 180 anni di misure meteo climatiche”, edizioni Artestampa, scritto a quattro mani dal  Salvatore Quattrocchi e Luca Lombroso, noto al pubblico televisivo nel ruolo di esperto scientifico alla trasmissione condotta da Fabio Fazio “Che tempo che fa” su Raitre dal 2003 al 2007.

Di professione meteorologo previsore, tecnico del dipartimento di Ingegneria dei Materiali dell’Ateneo modenese, si occupa dell’osservatorio geofisico dal 1987.

Il docente Salvatore Quattrocchi ha svolto un ruolo di primaria importanza nella compilazione del complesso volume come docente universitario dell’Ateneo emiliano, vero e grande appassionato alla meteorologia, collabora, infatti, coll’osservatorio dal 1994.

Dalla lettura del volume emerge che negli ultimi decenni anche a Modena si  sono registrati gli stessi cambiamenti del clima registrati in svariate zone del mondo: surriscaldamento del pianeta e tropicalizzazione del clima con violente ed intense piogge e stagioni meno fredde rispetto a vent’anni fa. Promotore e primo direttore dell’Osservatorio fu Giuseppe Bianchi, cui il docente Mario Umberto Lugli ha dedicato la ricca ed approfondita monografia dal titolo “Giuseppe Bianchi”, edizioni Il Fiorino.

Tanti gli strumenti di rilevazione dei dati climatici presenti nell’osservatorio. Tra i più importanti, si trova il basamento in marmo dove poggiava il telescopio equatoriale di Giovan Battista Amici, grande scienziato modenese.

Poi il “cerchio meridiano di  Reichenbach-Erteb ed il pendolo astronomico di Grindel. Tutti strumenti adottati nel XIX secolo.

Infine, un tempo, proverbi e tradizione popolare sono stati l’unico sistema approssimativo di previsione e programmazione climatologia.

Dal bel libro del giornalista, scrittore ed enogastronomo Sandro Bellei “I proverbi modenesi” citiamo alcune felici espressioni dialettali dove tra cultura popolare e rilevazione scientifica ricorre una significativa analogia.

 

Per San Bastiàn, a trama la coda del can:

per San Sebastiano, il 20 gennaio, trema la coda al cane per il grande freddo, con temperature spesso sotto 5 gradi.

 

Per la candelora, o ch’a piov o ch’a nèva, dl’inveren a sam fòra:

per la Candelora, il 2 febbraio, o che piova o nevichi, dall’inverno siamo fuori. Un proverbio in parte non del tutto riconfermato dalle statistiche.

 

Per San Catèld a va fòra al fredd e a vin dèinter al chèld:

per San Cataldo, 10 maggio, il caldo subentra al freddo.

 

In lòi la tère la bòi:

in luglio la terra bolle, non a caso luglio sempre stato il mese più caldo.

 

 Per San Michél, al cheld al va in zel:

per San Michele Arcangelo, 29 settemebre, il caldo va in cielo: infatti siamo già all’inizio dell’autunno.

 

Per San Clemèint  l’invèrn al matt i dèint:

per San Clemente, 23 novembre, l’inverno mette i denti. Novembre sta infatti finendo e  si preannuncia già l’inverno.

 

Per San Dunè, l’invéren l’è né:

per San Donato, il 12 dicembre, inizia il primo inverno.

 

Ogni tanto cultura popolare e scienza vanno d’accordo

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