L’onestà intellettuale di Diego Fusaro

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Non  ha peli sulla lingua e quando parla dell’Europa, dello spread, delle agenzie di rating, della crisi, delle nuove povertà, del debito pubblico e di altre questioni che ingombrano l’agenda politica lo fa andando al cuore dei problemi, senza auto-censure, con un’onestà intellettuale che spiazza i reggicoda del mainstream mediatico.

 


Diego Fusaro comincia a dar fastidio. Lo si percepisce dai commenti sui media, specie da sinistra. Un collegamento che salta, un articolo che gli toglie la pelle, una fake-news, una battuta irritata: tutti segni che il giovane filosofo dopo un primo periodo di compiaciuta curiosità per le sue posizioni di marxista eretico o, se si preferisce, eterodosso, per la sua immagine fresca e piacevole e per il suo eloquio forbito, sta diventando scomodo.

Diego Fusaro, 35 anni, torinese, dottorato di ricerca in filosofia, formazione hegeliana e marxista, da un paio d’anni è spesso in tv come opinionista. Abile nella comunicazione in un italiano perfetto e anche ricercato, riesce a rendere comprensibili e alla portata della gente concetti di politica, di filosofia e di economia che di solito vengono trattati con termini incomprensibili ai più.

Fusaro non ha peli sulla lingua e quando parla dell’Europa, dello spread, delle agenzie di rating, della crisi, delle nuove povertà, del debito pubblico e di altre questioni che ingombrano l’agenda politica lo fa andando al cuore dei problemi, senza auto-censure, con un’onestà intellettuale che spiazza i reggicoda del mainstream mediatico.

Da marxista ha colto le vere motivazioni della crisi della sinistra, della sua inadeguatezza di fronte alla globalizzazione e ne individua la causa nell’internazionalismo, in quanto isolando il lavoratore dal popolo e dalla nazione diventa lo riduce ad un numero in balia del capitalismo e della speculazione internazionale. Per i lavoratori, e quindi per il popolo, diventa allora essenziale mantenere quei punti di riferimento che soli impediscono il naufragio nel villaggio e nel mercato globale: famiglia, popolo, nazione, sovranità, democrazia. Ma affermare ciò per la sinistra è una bestemmia! Di qui le accuse di populismo, di fascismo, di rossobrunismo.

Per chi invece, come noi, è alla ricerca di nuove sintesi per esprimere una nuova politica che possa costituire un reale argine al dilagare del liberal-capitalismo, dell’idolatria del mercato e del Pensiero Unico vedere che un giovane filosofo proveniente da sinistra si trovi i sintonia con il pensiero della destra sociale e nazionale è motivo di grande speranza.

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