L’ombra della delegittimazione sul Parlamento che eleggerà il Presidente della Repubblica

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La prima delegittimazione è politica. La seconda delegittimazione se l’è creata questo stesso Parlamento votando il taglio di un terzo dei rappresentanti del popolo. La terza delegittimazione potrebbe arrivare dal Covid che, decimando i grandi elettori per i contagi, potrebbe influire non solo sui numeri, ma anche sulle modalità stesse delle votazioni.

 


Il 24 gennaio ci sarà la prima votazione per il Presidente della Repubblica. Ma prima di fare il “toto-presidente”, che nelle prossime settimane diventerà sport nazionale, bisogna farsi una domanda: questo Parlamento, se da un punto di vista formale è legittimato ad elegger il Capo dello Stato, lo è anche da un punto di vista sostanziale? 

Mai Parlamento fu politicamente più delegittimato. 

Andando a ritroso nella storia questa domanda non se l’era mai posta nessuno. Una domanda pesantissima perché pone dubbi sulla reale rappresentatività della massima carica dello stato. A posteriori, ma solo a posteriori, perché allora nessuno se l’era posta, si potrebbe andare a discutere sulla legittimità del Parlamento che nel 1992 elesse Scalfaro dopo 16 votazioni, sotto la pressione del massacro di Falcone e la sua scorta ad opera della mafia. Quel Parlamento nel giro di 2 anni venne spazzato via da tangentopoli. Ma al momento dell’elezione del Capo dello Stato aveva piena legittimazione. La Prima Repubblica era ancora in piedi, legittimata dal voto popolare raccolto attraverso dei partiti democratici e partecipati che solo successivamente sarebbero stati annientati dalla Magistratura. Tutti, meno il Msi, che mi onoro di aver rappresentato in Senato. 

Molto diversa la situazione per questo Parlamento. 

La prima delegittimazione è politica. La situazione in cui nel 2018 è stato eletto è radicalmente cambiata. Lo comprovano non solo i sondaggi, ma tutta una serie di elezioni avvenute in questi 4 anni. Non solo. Un numero esagerato di deputati e senatori hanno cambiato partito e il M5S, che era uscito vincitore da quelle elezioni, ha perso gran parte dei consensi.

La seconda delegittimazione se l’è creata questo stesso Parlamento votando il taglio di un terzo dei rappresentanti del popolo. Logica avrebbe voluto che subito dopo fossero state indette le elezioni per applicare la nuova legge costituzionale. Invece sono tutti lì, anche quel terzo che non verrà rieletto e che ha in testa alle sue preoccupazioni non tanto di scegliere il miglior presidente per il bene dell’Italia, ma quello che garantirà loro di posare le fortunate terga per un altro anno.

La terza delegittimazione potrebbe arrivare dal Covid che, decimando i grandi elettori per i contagi, potrebbe influire non solo sui numeri, ma anche sulle modalità stesse delle votazioni.

Tutto questo per dire che Mattarella, rifiutandosi di sciogliere le Camere a suo tempo ed insistendo a mantenere in vita un Parlamento non più rappresentativo del popolo, s’è assunto una grave responsabilità. Su chiunque verrà eletto peserà l’ombra della delegittimazione di chi l’ha votato.

 

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