L’odio che e’ in noi. Chi ci ha infettato?

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Sembra che sia obbligatorio avercela con qualcuno (e forse anche io, con queste righe, ce l'ho con qualcuno) e non ci basti rispettare noi le norme. Chi ci ha iniettato questo virus che in ogni campo sta guastando i rapporti sociali?

 


Non scriverò al direttore dell’Ansa che nei giorni scorsi rassicurava sull’impegno della sua agenzia a rimanere in prima linea per garantire il diritto all’informazione. Beh, il corrispondente che da Zocca fa sapere di Vasco Rossi rilassato a leggere un libro al sole, poteva pure rimanere a casa.
Annoto invece di come l’insofferenza, la contrapposizione e il peggio pensare che talvolta degenerano in odio nel confronto degli altri, siano ormai il linguaggio sociale.
E se fino a ieri erano i passeggiatori compulsivi a lanciare strali e i cantori del faccio quel che mi pare perché ho le mie ragioni, negli ultimi giorni crescono coloro che seguono alla lettera, giustamente, i dettami della sanità, ma inveiscono contro chiunque sgarri. Talvolta hanno ragione, quando si tratta di pubblici esercizi, di sentieri che sembravano la Vasca per San Geminiano, di ritrovi improvvisati in parchi e giardini, ma talvolta diventano eccessivi: il vicino di casa in cortile con i figli, le auto che passano senz’altro non ne hanno motivo, quello va a correre, quell’altro non ha la mascherina.
Sembra che sia obbligatorio avercela con qualcuno (e forse anche io, con queste righe, ce l’ho con qualcuno) e non ci basti rispettare noi le norme.
Chi ci ha iniettato questo virus che in ogni campo sta guastando i rapporti sociali?
Gli Americani, scrivevo due giorni fa, corrono a comprare armi perché hanno paura degli altri; noi non abbiamo paura, ma li vorremmo come noi vorremmo che fossero e non accettiamo una realtà diversa, provando a conviverci.

 

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