Lo zar Putin

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Putin gioca a scacchi e con poche mosse vince contro Europa e America. Povera Italia: dalla Sicilia alle Alpi è diventata un immenso campo profughi, mentre l’Europa blinda le frontiere.  

Lo zar Vladimir Putin con poche mosse mette sotto scacco le cancellerie d’Europa ma, soprattutto, mette una pietra tombale sulla politica estera del presidente degli USA, Barack Obama, propio alla fine del suo mandato. Obama si è dimostrato all’altezza dell’incapacità di Jimmy Carter negli anni ‘70/’80. Aggiungo che, visto la pochezza dei prossimi candidati alla presidenza degli USA sia in casa democratica sia in casa repubblicana, temo che le cose non miglioreranno. Torniamo allo zar che, grazie al golpe in Turchia (io rimango sempre più convinto che sia stato pilotato dal suo presidente Racep Rayyip Erdogan), è riuscito a ricucire ottimi rapporti diplomatici e, soprattutto, economici con quella nazione che, ricordiamo, è membro della Nato. Ora, questo riavvicinamento è preoccupante, visto il repulisti fatto all’interno dell’esercito turco di tutti coloro contrari alla svolta in chiave islamica che il sultano porterà in quella nazione. E’, a mio avviso, come mettere un addetto militare russo nello stato maggiore della Nato a Costantinopoli. Sorvoliamo sul comportamento dell’UE che non sa ancora cosa fare di questa nazione (che rimane impresentabile dal punto di vista dei diritti umani). Per Erdogan, niente sanzioni.  Vogliamo parlare dell’intervento militare russo in Siria? Qualcuno dirà che è servito più a saldare il potere di Bashar Hafiz al-Asad (Mosca non dimentica il fedele alleato e non lo abbandona al contrario di come spesso si comporta l’America), però, da quando sono intervenuti i russi, l’Isis è in grosse difficoltà. E, per ultimo, lo scacco più bruciante per l’America: l’accordo con l’Iran, nemico dichiarato degli Usa, al fine di usufruire delle basi militari (interdette persino agli americani negli anni ‘70, quando erano alleati e sostenitori dello Scià Mohammad Reza Pahlavi che fu poi, vigliaccamente abbandonato), in quell’area che dal 1979 è diventata una polveriera. Apro una parentesi: visto i precedenti, se fossi in Fethullah Gulen, nemico politico di Erdogan e accusato da quest’ultimo di essere il mandate del golpe, attualmente in esilio in Usa e che i turchi vorrebbero fosse estradato, starei “accuorto”. Non si sa mai. L’America ha già un precedente con lo Scia che avena chiesto asilo politico dopo la rivoluzione islamica. Scià che fu poi costretto a trasferirsi in Egitto, grazie alla solidarietà dell’allora presidente Anwar al-Sadat. Se il lettore ha buona memoria, avevamo anticipato che un intervento duro contro l’Isis doveva essere fatto prima. Questo, avrebbe risparmiato migliaia di vittime civili. Adesso, l’intervento duro c’è stato, e i risultati si sono visti. Non voglio essere cinico, ma nemmeno ipocrita. Se qualche bomba russa finisce sui ribelli al regime di Asad o sulla popolazione civile di Aleppo, è il prezzo che si paga in ogni guerra. Spiace vedere giovani vite stroncate, ma non bisogna essere, ripeto, ipocriti! E, noi europei, un po’lo siamo. Un esempio? La città tedesca di Dresda distrutta dai bombardamenti alleati il 13 e 14 febbraio 1945. Così definisce il fatto l’esperto di storia militare inglese Liddell Hart. – Verso la metà di febbraio la lontana città di Dresda fu sottoposta, col deliberato intento di seminar strage fra la popolazione civile, a un micidiale attacco sferrato contro i quartieri del centro, non contro gli stabilimenti o le linee ferroviarie-. Le stime dei morti, le più ottimistiche (ma ci sono buone ragioni per credere che fossero molte di più), furono fra i 22mila e i 25mila civili, in maggioranza civili. Sono passati settantuno anni, ma la storia non ci ha insegnato nulla.

Termino con un accenno alla situazione italiana. Niente di nuovo sotto il sole! La povera Italia, dalla Sicilia alle Alpi, è diventata, e lo sarà sempre di più, un immenso campo profughi, mentre L’Europa blinda le frontiere. Avevamo anticipato il pacco che gli stati dell’UE, Germania in testa, ci stavano preparando. Queste, sono solo le avvisaglie. Ricordate il detto? A pensar male si fa peccato, però, qualche volta ci si prende. Volete sapere come finirà il vertice di Ventotene? Al di la dei principali argomenti tra cui l’esercito europeo, Matteo Renzi, in separata sede e sotto banco, chiederà, e gli sarà concesso nel prossimo incontro, lo sforamento di bilancio. Ma, lo pagheranno poi gli italiani, con tanti nuovi profughi.

La perla della settimana, in negativo, arriva dalle Olimpiadi di Rio. Protagonista ne è la schermitrice italiana Elisa De Francisca che, dopo avere vinto la medaglia d’argento (e per questo come italiani ne siamo orgogliosi e grati), si mette a sventolare la bandiera europea. Viene da domandarsi – Che ci azzecca? -. Ha poi motivato il suo gesto con frasi da libro Cuore, immediatamente supportata da tutti gli europeisti convinti che poi dimenticano che ci sono nazioni di serie a e di serie b. D’altronde, a mio avviso, i segnali che si cerchi di sradicare quel po’ di sano amor di Patria e orgoglio di essere italiani, arrivano anche dalle massime istituzioni. Angelino Alfano, ministro dell’Interno, a proposito del divieto dell’abbigliamento femminile islamico, spiega. – Una provocazione potenzialmente capace di attirare attentati- Complimenti, ministro, per come ci caliamo le braghe.

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