Lo stracotto andato a male

Condividi su i tuoi canali:

None

La notte del due marzo Renzo ha un gatto vivo nello stomaco e non riesce a prendere sonno. Non riesce a trovare risposte ad alcune domande che si affollano nella sua mente semplice e grossolana:

       perché due carabinieri, affiancati da un poliziotto in borghese durano tanta fatica per ridurre all’impotenza un soggetto come quello? Forse – prova a rispondersi – sarà stata la forza della disperazione, l’agilità anguillesca, i fumi dell’alcool dello straniero (come ha principiato a chiamarli, in perfetto stile politically correct, la Gazzetta di Modena).

       Perché non hanno sequestrato il videofonino del giovane straniero che ha filmato la scena, da dove poi inevitabilmente sono state tagliate le parti, per così dire, un po’ scomode? Forse – prova ad argomentare – avrebbe potuto farlo il poliziotto in borghese.

Ma  soprattutto:

       Perché lo straniero non è morto? Perché non ha avuto quantomeno una decina di costole rotte? Perché non lo sterno frantumato, o, almeno, lo spappolamento della milza? Non occorre essere laureati in medicina per immaginare che se un uomo di oltre cento kg., calzando rigidi stivali di cuoio, salta con tutto il peso, sopra ad un uomo sdraiato a terra, sul torace, o, peggio, sull’addome o sul ventre, la frittata è fatta.

E infine:

       Perché in nessuna delle tavole rotonde televisive, ove ci sono fior di esperti, cattedratici, politologi, tuttologi, sessuologi (che vanno sempre bene) e un prete, a nessuno è venuto in mente di domandare o domandarsi : “perché il marocchino non è morto? Non sarà che il filmato ci sta mostrando una realtà incompleta, manipolata o addirittura artefatta?”.

Questo si domanda nottetempo Renzo, mentre si rigira nel letto con il gatto vivo nello stomaco. Inutile aspettarsi che il grande giornalista-scrittore, arguto e obiettivo analista delle brigate rosse negli anni Settanta, si ponga domande di questo tipo. Inutile aspettarselo dal resto della stampa gloriosamente libera, indipendente, non schierata. Tutto inutile. Poi, finalmente, Renzo prende sonno.

La mattina seguente, Renzo si destò Renzo. L’apprensione che quell’ Inciviltà con la divisa gli aveva messa in corpo, era svanita del tutto, con i sogni della notte; e gli rimaneva la rabbia sola.

Mentre s’appresta a fare colazione con Prissy, segue distrattamente il tg di una tv locale che trasmette un’intervista: l’intervistato, probabilmente ghanese, dichiara di abitare nel caseggiato dove è avvenuto il fatto: incuriosito dallo schiamazzo si era affacciato al balcone ed aveva seguito tutta la scena dall’alto. Questo in sintesi il racconto del testimone oculare.

“Il marocchino impugnava nella mano libera un collo di bottiglia e minacciava i carabinieri. Si dimenava e sputava. Ad un certo punto, pur di non entrare nell’auto dei carabinieri, si è gettato a terra, cercando di sgusciare sotto la vettura. Per non farsi prendere scalciava. Il carabiniere, per evitare i calci (e forse per intimorirlo, nda) ha spiccato il salto ed è ricaduto allargando le gambe, senza colpirlo.”

L’intervistatrice si fa ripetere questa descrizione finale e il testimone conferma, simulando per maggiore chiarezza l’azione.

       Prassede, mi porti quell’articolo di Repubblica che mi hai fatto leggere l’altr’ieri per favore? Rileggiamo insieme alcuni brani, ti spiace?

Poi Renzo comincia a leggere:

        “ … Ma è un uomo inerme, e ormai innocuo: nulla giustifica che gli piombino addosso e lo riempiano di botte, alla faccia, al ventre, alle gambe mentre urla come una bestia ferita.

Ma  è impensabile rassegnarsi a questa inciviltà: vedere tre signori in divisa avventarsi su un poveraccio, saltargli addosso di peso, farlo rimbalzare a pugni da uno all’altro. È mai possibile? Eppure accade a Sassuolo, di domenica, all’ora della Santa Messa, dello stracotto che sfrigola sul fuoco, dell’Olimpiade in televisione.”

Qui di stracotto, per di più andato a male, c’è solo questo signore che scrive. Un poco meno di supponenza e di voglia di fare prediche spocchiose ed un poco di più di professionalità e di amore per la verità avrebbero dovuto indurre il tuo giornalista-scrittore ad una maggior cautela. Avrebbe evitato una figura meschina, una delle tante che lo accompagnano fin dai tempi delle sue epiche elucubrazioni sulle brigate rosse. Sarebbe troppo facile, a tale proposito, ora chiedere a costui: “Scusi, signor giornalista obiettivo e arguto, chi erano i bambini scemi a cui alludeva in quell’articolo del 1975?”. Così come sarebbe troppo facile ironizzare sulla differenza fra un bimbo scemo e un utile idiota. Lasciamo perdere: tutto sommato non ne vale la pena. Il medesimo invito vale per il direttore della Gazzetta, che ha scritto: Ma non credo nemmeno sia compito di un tutore dell’ordine saltare a due piedi, con gli anfibi, su un cittadino come fosse un tappeto elastico.”

Quanto alla tua speranza che “la gente di Sassuolo, di solida e antica fede marxista, saprà stigmatizzare e condannare con forza una simile vergogna” – soggiunge Renzo con la voce in falsetto per imitare Prissy – temo tu ti debba ricredere: la gente di Sassuolo è più matura di quanto non si creda, e sta dicendo a chiare lettere che la situazione si è fatta insostenibile. Sta dalla parte dei Carabinieri, raccoglie firme, farà manifestazioni.

Prissy è come annichilita e, non sapendo che ribattere, balbetta a mezza voce:

       Staremo a vedere.

 

Il seguito alla prossima puntata.

[ratings]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

In evidenza

Potrebbe interessarti anche...

Chi sporca, paga

O, almeno, così dovrebbe essere. Il sacro diritto al dissenso e alla protesta, che nessuno si sogna di negare, non deve sconfinare oltre i limiti.

Prepararsi a diventare vecchi

Un sacerdote, in un’omelia rivolta a un gruppo di settantenni, ha invitato a ‘prepararsi a diventare vecchi’ e la prima reazione: intanto vecchio bisogna riuscire

“Tutta un’altra aria”

È questo il titolo del convegno nel quale, i ricercatori di CNR-ISAC, ART-ER, PRO AMBIENTE e del Dipartimento di Ingegneria “Enzo Ferrari” di ingegneria sanitaria