Lo scandalo del riciclo e il piacere impagabile

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Non parlo dell’immondizia, evidentemente.

Nella mia città, come in molte altre, è talmente radicata questa utile pratica, ci hanno talmente inculcato questa cosa della raccolta differenziata, ai fini del riciclo, da farmi sentire poco meno che una delinquente se  nella plastica buona (tappi colorati e robusti) inavvertitamente finisce una bottiglina di plastica trasparente e leggera, scadente quindi, o se nell’umido finisce malauguratamente anche la bustina esterna del thè, di carta lucida,  oppure, orribile a dirsi, una bottiglietta di vetro…Quindi non di immondizia parlerò, ma di libri.

Secondo me è scandaloso, dannoso e altamente diseducativo che si riciclino, se non all’interno dello stesso nucleo familiare (due fratelli, vicini come età ad esempio) i libri di testo.

Altamente diseducativo soprattutto quando a promuovere questo tipo risibile di risparmio è la Scuola, come illustrato nei notiziari qualche giorno fa.

Scuola che, così facendo, crea nella mente dello studente il concetto del libro la cui utilità cessa non appena ha superato quella classe, perché, si capisce, il solo scopo del libro è quello di far prendere un voto a qualche disgraziato che deve studiare, imparare qualche pappardella da ripetere al professore o fare degli esercizi e poi , una volta finito l’anno scolastico, a che cosa servirà mai  quel libro, a nulla,  e  allora si restituisce alla scuola, che lo darà a qualche altro alunno, e così via.

Quali annotazioni a margine farà mai lo studente, io credo neppure oserà degli innocenti tratti di matita, per sottolineare i  punti più importanti, perché il libro deve essere restituito, non è suo, lui lo deve solo usare, e dopo quel libro esce dalla sua vita. E se appare davvero un’ipotesi remota quella che gli nasca il desiderio di riaprirlo,  c’è invece la certezza, assoluta, che in quel libro, usato e restituito, ci sia sicuramente molto che gli sarà utile negli studi successivi.

Se, studiando la Seconda Guerra Mondiale, l’insegnante fa un paragone, tra  il 1812  e il 1942,  e sul fatto che il “generale inverno “ abbia giocato a Hitler lo stesso tiro birbone di quasi un secolo e mezzo prima a  Napoleone Bonaparte, uno studente non avrà mai modo di rinfrescare le proprie nozioni sulla Campagna di Russia dell’Imperatore, perché ora il suo libro di Storia relativo a quel periodo  ce l’ha in detenzione un altro svogliato ragazzino, che a sua volta lo apre con cautela e lo legge, ma  poco poco, per non rovinarlo.

Ammesso e non concesso che di Dante, di Talete, di Socrate, di Leopardi e  Newton, e di chiunque altro si sia incaponito a scrivere, o compiere nobili gesta, o esporre  leggi scientifiche, poco importerà al futuro commesso, ingegnere nucleare, geometra, medico o ascensorista…etc etc. , con questa faccenda del riciclo, che fa restituire i libri di testo, le future generazioni saranno private di un piacere impagabile, non avendo più in casa i vecchi libri di scuola.

Mi spiego.

Ad esempio,  nei momenti in cui ho un po’ nostalgia del tempo passato e della mia adolescenza, mi basta prendere un mio libro, il Prontuario per i Calcoli Finanziari e Attuariali, andare alle Tavole dei Logaritmi, aprirle ad una pagina qualsiasi, quindi, con una delirante sensazione di libertà, dire a me stessa che non me ne può importare meno di caratteristiche, di mantisse, dei logaritmi decimali, di quelli neperiani e in generale di tutti i logaritmi, che il diavolo se li porti… E  riacquisto la serenità, apprezzando il tempo presente.

Alle generazioni future, se prende piede questo scandaloso riciclo, un piacere simile, verrà negato.

Ma poi, pensandoci bene, di che cosa mi scandalizzo, di un riciclaggio di libri? Quando, invece, è all’insegna dell’usa e getta più sfrontato la nostra vita intera?

Si getta via la borsa minuscola che si usava un paio d’anni fa, perché adesso “vanno” le borsone.

Gli occhiali a specchio, molto cafoni anche quando erano di moda, ora sono cestinati senza pietà, sostituiti da lenti sfumate. I maglioncini lilla, di cui erano piene le vetrine, adesso non li vogliono nemmeno gli assistiti dalla San Vincenzo, perché il colore trendy  quest’anno è il giallo.

E si fa  così per  tutto ciò che in qualche modo non è più attuale, dal tostapane verticale, datatissimo, all’aspirapolvere non ad acqua, pericoloso per le polveri che rilascia nell’aria, all’amico caduto in disgrazia, che non può più essere utile,  all’innamorato, o all’innamorata,  la cui devozione canina  è venuta in uggia…E allora! Che cosa c’è di scandaloso in un riciclaggio di libri!

Almeno i libri, una nuova vita, un altro passaggio, e un altro,  e un altro ancora, fino alla consunzione, ce l’avranno.

Sarà.

Ma io resto dell’idea che sia, comunque, un riciclaggio diseducativo, dannoso, ingiusto.

Anche perché le stesse famiglie, grate per il risparmio sui libri di testo, regalano poi  all’erede, senza battere ciglio,  un  I-Phone .

Assai più costoso della spesa annua  imputata ai libri.

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