L’Italia è un Paese “”bloccato”” anche nella formazione delle classi dirigenti.

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Con Stefano Banaccini,nuovo segretario provinciale dei DS di Modena, prosegue l’incontro con i partiti di Modena sul tema del prossimo referendum ampliato anche con domande di interesse più generale che proponiamo a tutti gli intervistati.

Sulla carta c’è da aspettarsi un governo Prodi per 5 anni. Dal suo punto di vista quale insidia, in grado di farlo cadere, teme maggiormente

 

Ritengo che l’insidia maggiore sia rappresentata dalla frammentarietà delle forze politiche che compongono l’Unione, ben 14 partiti, che rischiano di non rendere omogenea l’azione di governo, anche se confido che, avendo sottoscritto tutti assieme il programma con cui Romano Prodi si è candidato alla guida del Paese, sia auspicabile che nessuno voglia davvero “”smarcarsi”” dalle scelte che verranno prese. Anche perché, qualora accadesse, chi si renderebbe protagonista di rotture, ne dovrebbe rispondere ai 19milioni di elettori che hanno dato fiducia al centrosinistra, e che tutto chiedono, meno che ci si divida!

 

Questo paese ha bisogno di riprendere a crescere economicamente, ma le troppe lacerazioni politiche lo frenano. State pensando a una medicina, a un rimedio che non sia propaganda o per il momento la guarigione è ancora lontana?

Poiché il centrodestra ci lascia in eredità una situazione economica disastrosa (deficit di bilancio, conti pubblici fuori controllo con conseguente aumento del debito pubblico, crescita zero), bisogna  avviare immediatamente l’opera di risanamento, per non rimanere fuori dai parametri europei, e contemporaneamente far ripartire lo sviluppo, indispensabile per rilanciare l’economia e i consumi. A questo proposito, mi auguro che nei prossimi mesi si dia davvero corso alla proposta di taglio di alcuni punti del cosiddetto cuneo fiscale, in modo da liberare risorse per le imprese da reinvestire in ricerca ed innovazione (di cui c’è gran bisogno per essere competitivi sui mercati internazionali) e contemporaneamente aumentare i salari dei lavoratori.

 

Montezemolo all’assise della Confindustria, ha mosso diversi rilievi alla politica italiana troppo invasiva e troppo costosa. Concorda? Quali soluzioni drastiche le sembrano possibili?

 

Evitando dannose e inutili demagogie, penso che maggior rigore della spesa pubblica ( a livello centrale e locale) da un lato, riduzione del numero dei parlamentari dall’altro, possano essere risposte adeguate ad un cambiamento di segno. Sapendo però che la politica ha un costo e che, se non venisse sostenuta anche dal Parlamento, diventerebbe un privilegio per pochi facoltosi. E se ciò avvenisse non ne gioverebbe di certo la democrazia. Anzi, sarebbe una sciagura.

 L’eredità della prima repubblica se la sono spartita anche uomini di Berlusconi e Prodi non appartenenti alla classica militanza di partito. La terza repubblica a quale classe dirigente verrà consegnata visto che il
“vivaio” invecchia?

 

L’Italia è un Paese “”bloccato”” anche nella formazione delle classi dirigenti. Ma questo, purtroppo, è un tema che non riguarda solo e soltanto la politica: nelle professioni, nel mondo accademico, nelle associazioni di categoria, servirebbe un profondo rinnovamento della classe dirigente. Mi auguro che ciò avvenga anche nei partiti e nella politica e credo che la costruzione del futuro partito democratico possa favorire questo processo di ricambio.


Il Referendum non sarà solo una chiamata alle urne per la riforma della Costituzione, ma anche una sorta di “tempi supplementari” alle recenti elezioni politiche. Ovvero: quando la politica degenera in danno al paese. C’è qualche rimedio?

 

Per la verità in questo caso la degenerazione ha solo un protagonista, Silvio Berlusconi, che ha tentato immediatamente di delegittimare la vittoria, seppur di misura, del centrosinistra alle elezioni politiche. Prima l’ha fatto attraverso la denuncia di brogli (accusa gravissima), poi quando ha capito che su quella strada non l’avrebbero seguito nemmeno i suoi alleati, ha provato a caricare di significato le recenti amministrative, parlando di possibile “”spallata”” al Governo Prodi. Visto l’esito molto positivo per il centrosinistra che ha stravinto nelle città  dove già governava (le più emblematiche Roma, Napoli, Torino) e ne ha strappate di nuove alla Casa della Libertà (Arezzo, Grosseto, Catanzaro, Crotone, ecc.), il Cavaliere ha dovuto battere in ritirata per la seconda volta. Gli è rimasto come estremo tentativo per delegittimare il Governo Prodi, l’esito referendario. Penso gli andrà male anche stavolta.

Pensa che l’elettorato italiano abbia informazioni sufficienti per valutare gli articoli che hanno riformato la costituzione e ora materia di referendum?

 

 Purtroppo oltre ad una difficoltà di informazione, temo vi sia anche una diffusa stanchezza dell’elettorato italiano, chiamato a votare più volte nelle ultime settimane (elezioni politiche, amministrative, ora il referendum), peraltro in un periodo ormai vacanziero. In ogni caso noi stiamo facendo il massimo di propaganda possibile perché la posta in gioco è alta: si tratta di bocciare una proposta di riforma costituzionale sconclusionata, un pasticcio misto di demagogia localist
a e di neo-centralismo. Il decentramento dei poteri, il federalismo fiscale, il superamento del bicameralismo perfetto, il rafforzamento della stabilità di governo sono questioni giuste. Ma il centrodestra dà risposte sbagliate che rischiano di dividere il Paese, creare più costi alla collettività e svuotare i poteri del Presidente della Repubblica che, invece, come si è visto durante il settennato Ciampi, è una figura di necessaria garanzia nei confronti del Premier e del Governo in carica.

 


Volendo basterebbe una modifica legislativa e il referendum….salta. Perché il centrosinistra non lo fa?

Ormai ci hanno portato allo scontro referendario. Bocciamo questa inutile riforma, voluta senza nemmeno dialogare con il centrosinistra, poi il giorno successivo siamo disponibilissimi a sederci attorno ad un tavolo insieme al centrodestra perché le riforme, anche costituzionali, di cui ha bisogno il Paese vogliamo riscriverle insieme.

Cosa succederà se vinceranno i sì? E i no?

 

Vinceranno i NO ed il giorno dopo apriremo un vero e proprio confronto con i partiti del centrodestra, perché le regole sono di tutti e non di una parte, dunque si scrivono insieme e non da soli. Anche perché, dopo sessant’anni, è giusto rimettere mano alla Costituzione per adeguarla alle nuove esigenze del paese. Ma un conto è questo, un altro scassarne la fondamenta, come farebbe la riforma presentata dalla casa delle Libertà.

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