L’Intelligenza Artificiale: usi, abusi e pericoli

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Si possano creare riproduzioni della realtà, fotografie, video, audio dal nulla. Si può produrre il video di una rapina aggiungendo e togliendo figure umane con tratti distinguibili riconducibili a determinate persone. Allo stesso modo si può sintetizzare un parlato del tutto inesistente, usando la voce di qualcuno in particolare.

La paradossale questione posta dai grandi della tecnologia a proposito dell’abuso nel ricorso alla Intelligenza Artificiale mi fornisce lo spunto per una riflessione.

Cosa sta preoccupando della IA?

Il fatto che si possano creare riproduzioni della realtà, fotografie, video, audio dal nulla. Andrebbe a cadere la validità dell’immagine fotografica digitale come prova documentale. Ora si può produrre il video di una rapina aggiungendo e togliendo figure umane con tratti distinguibili riconducibili a determinate persone. Allo stesso modo si può sintetizzare un parlato del tutto inesistente, usando la voce di qualcuno in particolare.

Preoccupa anche il fatto che alcune procedure estremamente complesse, per esempio lo svolgimento di un processo, potrebbero essere condotte dalla IA garantendo: obiettività, considerazione paritaria e contemporanea di tutte le regole del codice penale e della giurisprudenza e soprattutto una velocità senza precedenti.

Il pensiero che preoccupa è che una intera generazione di giuristi potrebbe diventare all’istante obsoleta (sta già succedendo coi notai, spesso sostituiti dalla una firma elettronica). Il mondo digitale offre una possibilità totalmente assente in natura. La duplicabilità.

Quante volte avremo premuto Ctrl-C e Ctrl-V per duplicare un file, un documento, una foto, un video. La copia ottenuta non è una fotocopia come se la ricordano i boomer come me: in bianco e nero, col fondo grigio e con le righine del toner in esaurimento.

La copia ottenuta è indistinguibile dall’originale! Il mondo digitale è fatto di pixel. Una fotografia digitale è l’insieme di un numero preciso di piccoli punti colorati, ciascuno dei quali è una terna di colori primari di un preciso valore numerico.

Producendo una copia che abbia esattamente gli stessi valori per gli stessi punti, si ottiene una duplicazione perfetta, potremmo chiamarla clonazione. Essendo il numero di punti di quella foto un numero, seppure elevato, non infinito, la tecnologia oggi è giunta al traguardo di saperli anche generare da sé per ottenere “fotografie” che non esistevano.

I grandi della tecnologia che si preoccupano (Elon Musk propone una pausa di sei mesi di riflessione) mi ricordano quei produttori di fuochi d’artificio che lavorano al botto più grosso di sempre, che poi gli esplode fra le mani… C’è da preoccuparsi anche per noi che non siamo così “grandi”.

Perché anche i numeri dei nostri conti correnti e delle nostre carte di credito sono digitali, e possono essere duplicati se non prodotti dal nulla con altrettanta facilità. L’assuefazione alla “strisciata” della carta di credito non ci distragga dal fatto che il mondo digitale, quello che preoccupa gli stessi soggetti che lo hanno creato, possiede già le nostre identità e le registrazioni delle nostre proprietà.

E come è semplice duplicare, è facilissimo cancellare.

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