L’incrinatura del sogno berlusconiano è profonda

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Giuliano Barbolini, ex sindaco di Modena, con uno sguardo più distaccato rispetto al passato, riflette sulla sua città e non si risparmia sul Governo: “L’incrinatura del sogno berlusconiano è profonda, e non basterà una calza di seta davanti all’obiettivo della telecamera per cancellare le difficoltà del fare la spesa e far quadrare i bilanci”

L’Economist giorni fa, esaminando la politica italiana è stato poco lusinghiero sia con la maggioranza che la minoranza. Stiamo toccando il fondo come sistema Italia o Lei intravede squarci di benaugurale ottimismo dalla sua visione politica ?

 

La condizione generale del Paese è senz’altro molto problematica. C’è una difficoltà in molti comparti produttivi a tenere il passo della competizione e della concorrenza sui mercati, pesano i limiti derivanti dalla inadeguata modernizzazione di importanti settori della pubblica amministrazione, del credito, dell’economia, della formazione e della ricerca. A questo si aggiunga il debito pubblico, che rappresenta una zavorra da cui non si può prescindere, anche per i vincoli europei. Su questi dati di struttura, le politiche economiche di questi ultimi cinque anni hanno avuto un effetto devastante: si è trascurata una linea di risanamento, si è praticata una finanza “creativa” nell’illusione di intercettare e farsi trainare da una ripresa dell’economia internazionale che non c’è, e che comunque non siamo in grado, per debolezza, di agganciare. Questo ha dissipato risorse, deluso aspettative, colpito i bilanci delle famiglie, ingenerato sfiducia. Bisogna ridisegnare una prospettiva per l’intero paese, recuperare una speranza di futuro contro la precarietà dell’oggi ( soprattutto per i giovani ), mobilitare il potenziale di energie che c’è nella società. E’ una sfida ardua, ma, sul medio periodo, alla nostra portata. Il centro sinistra non sarà perfetto, ma è sicuramente più attrezzato e credibile, per cultura di governo, rappresentanza sociale, riferimenti valoriali ( equità e solidarietà ) a guidare il Paese in questo sforzo di ripresa e sviluppo. 

 

Il nostro premier in una manifestazione di Forza Italia ha preannunciato l’invio per il paese di giovani che leggeranno il libro nero del comunismo perché voi, anche se EX, rimanete un pericolo. Avrebbe problemi essere presente durante quelle letture? Se le farebbe cantare o avrebbe qualcosa da rispedire al mittente?

 

Chissà che non serva a rilanciare un po’ di turismo nelle città d’arte… Davvero c’è da intristirsi nel constatare che si perseveracon un rozzo e ritrito armamentario ideologico. Il comunismo è stata una delle grandi, tragiche ideologie che hanno attraversato il XX secolo: ne vanno colti i limiti e le responsabilità, anche gravissime, nella prospettiva storica e sul terreno ideale e culturale, ma non può essere usato come anatema per demonizzare gli avversari politici di oggi, sulla scorta di un presunto peccato originale irredimibile. Queste trovate sono segni di debolezza ( Berlusconi finora si è sempre sottratto al contraddittorio con i suoi avversari politici ), spia di una concezione arrogante e manichea ( bolscevica? ) del confronto tra idee e visione delle cose: bisognerebbe interrogarsi su quanto ciò abbia concorso all’imbarbarimento della vita politica nell’ultimo decennio.

 

  Si ode ,trasversalmente tra la nostra gente, lamentare ripetitivi ritornelli sulla emergenza sicurezza; sulla emergenza immigrazione di extra- comunitari; sulla emergenza euro che ci mangia i nostri soldi. IL non sapere o non volere rispondere adeguatamente a queste inquietudini non le sembra indice dell’attuale povertà della politica italiana?

 

Speculare sulle paure è un modo miope, oltre che cinico, di lucrare qualche effimera convenienza elettorale. Il tema delle “sicurezze/insicurezze” è un aspetto di primaria importanza nella percezione dei cittadini, e costituisce un fattore decisivo per definire la qualità della vita e lo star bene delle famiglie e delle persone. Gli episodi di criminalità urbana, l’impatto con il fenomeno dell’immigrazione, e oggi anche le preoccupazioni per la situazione economica e l’incertezza sulle prospettive, producono sentimenti di chiusura: ci si fida di meno, si ha l’impressione di venir lasciati più soli. E’ compito della politica affrontare questi problemi nelle loro manifestazioni più evidenti, e prevenirli: ma la vera risposta sta nel rafforzare identità e coesione sociale, rivitalizzare gli spazi pubblici perché siano fruibili liberamente e in sicurezza, investire su più qualità urbana, partecipazione e solidarietà nelle nostre città. Ci sono tante importanti esperienze a livello dei territori: un segno del limite di certa politica nazionale sta proprio nel non valorizzarle.

 

A questo proposito è soddisfatto del suo partito o sotto il profilo gestionale e culturale ha qualche distinguo da sottolineare o ha qualche proposta nuova che vorrebbe rilanciare?

 

I partiti sono libere associazioni di persone, che condividono idealità e programmi,e in quanto tali sono per definizione inadeguati e perfettibili. A maggior ragione oggi, in una società che vive trasformazioni profonde, e in cui ovunque si avverte la difficoltà di interpretare il ruolo di una effettiva rappresentanza per una efficace funzione di sintesi. Ciò detto, per i DS, e più complessivamente per tutta l’Unione, un’indicazione preziosa per rafforzare il rapporto verso iscritti, elettori e società è venuto dalla straordinaria esperienza delle primarie del 16 ottobre scorso: se si chiamano i cittadini a partecipare per determinare le scelte che li riguardano la risposta c’è, e il senso di lontananza dalla politica viene meno.  

 

Devolution o diritto all’informazione senza inquinamenti di sorta. Che cosa la inquieta maggiormente?

 

Con un capo del governo che controlla la quasi totalità dell’emittenza televisiva nazionale, e, direttamente o indirettamente, diverse testate giornalistiche, qualora si togliessero anche i pochi criteri di garanzia previsti dalla legge sulla “par condicio” ci troveremmo in presenza di un atto di protervia e illiberalità inaudito, cui si aggiungerebbe il fastidio di essere subissati di spot e trasmissioni “stile Emilio Fede”. Un supplizio inutile da infliggere agli italiani, perché l’incrinatura del sogno berlusconiano è profonda, e non basterà una calza di seta davanti all’obiettivo della telecamera per cancellare le difficoltà del fare la spesa e far quadrare i bilanci. Quanto alla devolution, scommetto sulla saggezza degli italiani al momento del referendum.

 

Modena la sua città che conosce bene avendola amministrata da Sindaco;.Secondo Lei è una città guidata dalla politica; oppure è la città che sa camminare autonomamente a prescindere da chi la governa, o vive e cresce grazie ad un compromesso che concerta pubblico e privato?

 

Di norma, le città che sembrano camminare da sole a prescindere da chi le governa hanno altriattori o interessi che ne influenzano la strada: molto meglio che la politica sia visibile, e svolga il suo ruolo, anche perché periodicamente chiamata a verifica e rendiconto. Questo è stato certo il caso di Modena: se la città ha raggiunto i livelli di qualità e benessere che tutti ci riconoscono alla radice ci sono le scelte operate sul piano politico e amministrativo, nel campo dello sviluppo dei servizi, a sostegno delle piccole e medie imprese, per i diritti e l’equità sociale. Ma, per raggiungere i risultati che si prefigge, l’agire politico amministrativo deve riuscire a convincere e coinvolgere una pluralità di soggetti: fare insieme, attraverso la pratica della concertazione con le parti sociali, è un valore aggiunto, che per Modena ha significato spesso una formula di successo.

 

Con il senno di poi cosa non è stato da Lei evidenziato a sufficienza quando era Sindaco e di cui ora in città si sente la mancanza?

 

Mi rammarico che non siamo riusciti a far emergere in tutta la sua complessità ed implicazioni urbanistiche la valenza che avrebbe potuto assumere il progetto di Frank O. Gehry per largo Aldo Moro. Non che la cosa non sia stata portata all’attenzione della città, ed oggetto di accese discussioni: ma queste hanno riguardato fondamentalmente la contrapposizione tra favorevoli e contrari. Invece, l’aspetto più importante, che forse ci è cresciuto per le mani nell’arco di quegli anni, era di assumere a riferimento un’area più vasta in via di riqualificazione ( si pensi alla zona stadio, al Baluardo della cittadella, all’edificio XXVI settembre, alla disponibilità dei contenitori resi liberi dall’entrata in funzione del nuovo ospedale ), rispetto alla quale l’intervento di Gehry avrebbe potuto costituire, oltre che un richiamo in sé, un elemento di cerniera tra centro storico e aree adiacenti. Forse ci sono stati limiti e responsabilità nostre: ma resta il fatto che la città si trova oggi a dover affrontare proprio questa problematica, avendo probabilmente buttato, con l’acqua sporca, anche il bambino.  

 

Se gli attuali dirigenti lasciassero in massa i loro posti , la nuova classe emergente sarebbe pronta a subentrare o è ancora tra i banchi a studiare?

 

Un grande ricambio di classe dirigente, almeno nel governo dei territori, c’è già stato con le elezioni amministrative del giugno 2004. In quella circostanza, per vincolo di legge, si è determinato un avvicendamento per molte migliaia di amministratori, sindaci in primis, ma anche assessori e consiglieri: non era mai successo in Italia in queste proporzioni. Il ricambio è un fatto di fisiologia democratica, e dunque in s
é positivo. Bisogna solo evitare il pericolo che, nel passaggio di testimonio, si perdano dei “saperi” di best practicesamministrative, che invece andrebbero consolidati, e ulteriormente sviluppati e valorizzati. Se poi un po’ di turn- over riguardasse anche il piano nazionale, la cosa di certo non guasterebbe.
 

 

Modena dopo tanti anni ha bisogno di un lifting. Le propongo tre ipotesi di lavoro per attuarlo :Avanti tutta con gli attuali amministratori! Rimescolando le carte! Frantumando la cristalliera per fare qualcosa di diverso! Non pretendo per ragioni ovvie che mi indichi le sue preferenze, ma per ognuna di queste possibilità secondo Lei ci sono gli uomini adatti per attuarle?

 

Ho diffidenza per i lifting: più che l’aspetto cerco la sostanza, nelle persone come nelle cose. Anche rimescolare le carte e frantumare la cristalleria garantisce solo un po’ di confusione e qualche danno: non ne vedo proprio i vantaggi. Resto perciò con una convinzione: in questa città la sinistra e il centro sinistra governano da tempo perché hanno saputo interpretare meglio di altri le aspirazioni di progresso, i mutamenti che la società modenese attraversava e le esigenze di innovazione di cui necessitava. Fino a prova contraria, vale la pena di continuare a farci affidamento. 

 

Non le abbiamo chiesto nulla di personale.

Ci dica in proposito quello che le interessa maggiormente fare conoscere ai modenesi.

Penso che in nove anni da sindaco i modenesi abbiano avuto modo di farsi un’idea della persona, certamente sul piano del mio impegno pubblico, ma anche dal punto di vista delle relazioni e del rapporto umano. Sono stati anni difficili, ma esaltanti per la ricchezza delle esperienze, del lavoro, dei risultati. Colgo questa occasione per ringraziare le tante, davvero tante persone che, quando mi incontrano da concittadino, adesso che non sono più il loro sindaco, continuano a manifestarmi considerazione e simpatia: è il riconoscimento più gratificante che potessi augurarmi di ottenere.

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