Licenziare o non licenziare

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Da marzo, da quando è scoppiato il contagio, si poteva fare di più? Certamente. Per esempio, si potevano dirottare dei fondi per l’assunzione di personale da impegnare anche solo nei tamponi. Invece, li abbiamo dati a chi comprava i monopattini e le biciclette; abbiamo avuto la brillante idea di comprare dei banchi scolastici con rotelle, quando sarebbe bastato assumere qualche falegname per adattare i precedenti a costi certamente più bassi. Con i soldi risparmiati, si potevano stipulare contratti con aziende di trasporto ferme, ormai da mesi, per mancanza di gitanti.

 


Gli esempi sarebbero tanti, ma il peggiore di tutti gli errori è stato permettere, a chi li ha commessi, di restare al proprio posto. Nel frattempo, la rabbia sociale è pronta a esplodere e, quindi, parliamo del titolo. Che niente sarà più come prima, sembra sia il ritornello più gettonato come le canzoni tormentoni dell’estate. E, in effetti, è così. Non si esce indenni da una guerra. Anche se non ci sono macerie visibili, come dopo la II Guerra Mondiale, vivremo comunque una situazione sociale esplosiva. Pure che la pandemia che ci ha colpito poteva essere affrontata in maniera diversa, è un’opinione diffusa.

Tuttavia, come narra la storia che non si fa, né con i se, né con i ma, aggiungo, che nel nostro passato anche recente (e in questo, purtroppo, siamo degli esperti!), abbiamo avuto al governo incapaci in tutti i settori: dalla politica estera a quella interna. Il problema è che abbiamo un esecutivo composto di persone che si sono trovate nel posto e nel luogo sbagliato, per le loro capacità mentali. La differenza su come agire, l’avrebbero fatta le persone competenti, e badate bene non è una questione ideologica, è semplicemente una questione di persone giuste nel posto giusto. Non le abbiamo avute e, quindi, dobbiamo barcamenarci con quello che ci ritroviamo. Da marzo, da quando è scoppiato il contagio, si poteva fare di più? Certamente. Per esempio, si potevano dirottare dei fondi per l’assunzione di personale da impegnare anche solo nei tamponi. Invece, li abbiamo dati a chi comprava i monopattini e le biciclette.

A Milano si sono spesi soldi per creare piste ciclabili a tempo di record (e assurde per il momento contingente), che hanno soltanto danneggiato il commercio, anziché costruire una rete di strutture in previsione della seconda ondata. Inoltre, abbiamo avuto la brillante idea di comprare dei banchi scolastici con rotelle, quando sarebbe bastato assumere qualche falegname per adattare i precedenti a costi certamente più bassi. Con i soldi risparmiati, si potevano stipulare contratti con aziende di trasporto ferme, ormai da mesi, per mancanza di gitanti.

Gli esempi sarebbero tanti, ma il peggiore di tutti gli errori è stato permettere, a chi li ha commessi, di restare al proprio posto. Nel frattempo, la rabbia sociale è pronta a esplodere e, quindi, parliamo del titolo. Essendo un periodo di emergenza, ci sono tante problematiche da affrontare e una di queste riguarda i lavoratori presi in carico dall’INPS, perché le loro aziende hanno chiuso totalmente o parzialmente l’attività. Si presenta la diatriba se licenziare o no. L’ho già scritto qualche settimana fa. Noi abbiamo imprenditori illuminati che, però, hanno tanti colleghi che non lo sono. Che fare? Se da una parte c’è chi preme affinché il provvedimento sia applicato (imprenditori), dall’altra (sindacati in testa), c’è chi si oppone. Personalmente credo, anzi è certo, che alla fine bisognerà affrontare questa situazione cercando di essere il più lucido possibile, anche a costo di essere impopolari. Si dice che con questo sistema si potrà tornare ad assumere? Per le aziende si apriranno  le porte per lasciare a casa fannulloni, rompicoglioni e anche lavoratori in scadenza (leggesi futuri pensionati), senza contare che il costo di queste persone ricadrà sul sistema sociale considerando anche che gran parte di loro sono lavoratori che hanno contratti a tempo indeterminato Ora, a pensare male si fa peccato, ma qualche volta ci si azzecca! E le nuove assunzioni, se ci saranno, che criterio seguiranno? Si richiameranno gli occupati precedenti o si prenderanno dei giovani con contratti a tempo determinato a un costo inferiore grazie agli sgravi fiscali dimenticandosi così degli scatti d’anzianità? Mi fermo qui! Servono soluzioni chiare e veloci fatte da persone serie e competenti e lungimiranti. Una nota ironica sulla chiusura dei ristoranti alle 18,00. Infatti, il virus opera solo part time dall’aperitivo alla mattina presto.

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