Libri, quaderni, astuccio… e coltello

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Un ragazzo conteso è all’origine della violenta lite fra due studentesse giovanissime. Dai tradizionali strattoni ai capelli, ben presto le due sono passate alle botte da orbi … fino a quando, con un notevole salto di qualità, si fa per dire, una delle due, quindicenne, ha pensato bene di estrarre un coltello ferendo a più riprese la rivale in amore, appena quattordicenne. E’ accaduto lo scorso 21 marzo a Roè Volciano , in provincia di Brescia, all’uscita da scuola, mentre le due erano  circondate dai compagni.

Ora, non sono poche le domande che è legittimo porsi, davanti a episodi come questo. Innanzitutto, neppure con la più sfrenata fantasia, è possibile immaginare che ci sia chi, indifferentemente maschio o femmina, a qualsiasi età, con i libri, i quaderni, l’astuccio e la merenda, porti a scuola anche un coltello … Sarà anche difficile immaginarlo ma, come abbiamo visto, accade. Per miracolo, non si è arrivati all’epilogo più tragico ma la quattordicenne, ancora ricoverata all’Ospedale Civile di Brescia, versa in gravi condizioni benché non sia al momento in pericolo di vita. La feritrice, interrogata in caserma dai Carabinieri di Salò è ora indagata.

Questo fatto è la dimostrazione barbara, comunque inconfutabile, che anche l’uomo, quindi, è considerato un oggetto, per il cui possesso si arriva a compiere gesti di questa gravità assoluta.

C’è poi, alquanto più spinosa da affrontare, la questione del comportamento violento che, secondo il pensiero comune, è considerato tassativamente di esclusivo appannaggio maschile.

I media, le associazioni femministe, etc. fanno passare questo concetto. Il messaggio preciso è che la violenza, non solo nei confronti delle donne, ma la violenza in generale, sia comunque al maschile è di vecchia data, tutti conosciamo l’ottimistica ancorché poco veritiera affermazione che se il potere fosse in mano alle donne non ci sarebbero più guerre…

Penso con rispetto e commozione alla scrittrice Helena Swanwick che, forse per prima, nel mondo moderno, con sincera passione espresse il suo pensiero pacifista, ponendo le donne come vittime in ogni conflitto perché “Due sono le attività per la famiglia umana che appartengono specificamente alle donne: esse sono le generatrici della vita e della domesticità. La guerra uccide e mutila i figli nati e cresciuti dalle donne; la guerra distrugge “il posto della donna”: la casa.”
Parole che considero meravigliose e che condivido con immensa passione, a differenza, magari, delle femministe di oggi che forse in queste parole neppure si riconoscono. Peccato.
Dicevo, penso con rispetto a persone come la Swanwick che, in buona fede, a mio avviso, pensavano così bene delle donne … Purtroppo, non soltanto la Storia, nel passato recente e in quello più remoto, ci fornisce esempi di donne al potere pari agli uomini per bellicosità… ma, scendendo assai di livello, arrivando anche ai meschini giorni nostri, anche le donne, né più né meno dei più beceri maschilisti, affermano sé stesse con la  violenza… modello comportamentale, evidentemente, cui uniformarsi senza freni inibitori.

In questi casi, come sempre quando sono coinvolti minori, (in particolare se si tratta di femmine, come in questo caso e non di maschi) si tende comunque a stemperare i toni, a smussare gli angoli, a limare in qualche modo le responsabilità.
Non so quanto sia un bene, perché non si dà loro modo di comprendere ciò che effettivamente fanno di male; così come non so se sia proprio colpa della società impregnata di violenza nella quale viviamo o se sia colpa della famiglia, con genitori che sono capaci di procreare ma non di educare. Il gesto di un’adolescente che aggredisce a coltellate la rivale, come in un romanzo a forti tinte, fa pensare che sia comunque cresciuta nel degrado, talvolta anche materiale, sicuramente degrado morale… o, peggio, che comportamenti così siano la normalità in certe culture.
Critichiamo e irridiamo gli Stati Uniti, per i ripetuti episodi gravissimi compiuti da giovanissimi che si recano a scuola armati… ma anche portare a scuola un coltello è gravissimo, nonché molto facile.

Considero, inoltre, violenza altrettanto esecrabile, che, anziché fermare le due contendenti, i numerosi ragazzi presenti all’alterco, si siano preoccupati solo di filmare il tutto, come si vede dalle immagini.



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Una risposta

  1. L’indifferenza.
    L’episodio è gravissimo ed è l’ennesima dimostrazione del fatto che i ragazzi di oggi , anche di giovanissima età vivono in un mondo tutto loro , lontani dalla realtà e sono incapaci di gestire emozioni e reazioni.
    Non è gioventù bruciata ma infanzia bruciata: l’accoltellatrice infatti ha di poco superato la soglia della semi imputabilità penale. L’art. 98 del codice penale sancisce che “è imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, aveva compiuto 14 anni ma non ancora i 18, se aveva capacità di intendere e di volere.La pena viene però diminuita rispetto a quella prevista per i maggiorenni”
    Io non so cosa stia succedendo ai nostri figli e nipoti .
    Per me vecchio decrepito , figlio di un’epoca in cui vigeva una sorta di proibizionismo imposto non legalmente ma da una ferrea educazione familiare, tipica di una società un po’ bigotta nella quale la Chiesa svolgeva un ruolo educativo nevralgico affiancando la famiglia nell’inculcare nei ragazzi sani principi morali, quello che sta succedendo è veramente fuori da ogni logica. Potremmo definire la società odierna l’esaltazione e la mitizzazione degli eccessi incontrollati. Vi è un lassismo e permissivismo che ai tempi della mia lontanissima fanciullezza non si immaginavano neanche. Per intanto a noi ragazzini e ragazzine veniva imposto di rientrare a casa prima che iniziasse Carosello. Non c’erano discoteche ma solo locali notturni per ricconi .
    Non si conosceva neanche l’esistenza della droga e l’unica deroga al regime era costituita da una sigaretta fumata di nascosto, non perché ne avvertissimo il bisogno ma solo per atteggiarci e far vedere alle ragazzine che eravamo trasgressivi. Non c’era uso ed abuso di alcool , non solo perché non se ne avvertiva il bisogno ma anche perché non c’erano soldi per comprarlo. A volte i quattro soldi in tasca non bastavano neanche per comprare quattro o cinque sigarette che a quell’epoca venivano vendute anche sfuse . Oggi invece , complice il disfacimento dell’istituto familiare ed il crollo dei valori morali dovuto alla crisi epocale della scuola e ad una Chiesa sempre più lontana dalla gente , i nostri ragazzi, tolta qualche lodevole eccezione, sono allo sbando. Pur in tenera età si ritirano quando vogliono. Spesso, avendo molti soldini in tasca, si drogano, si ubriacano spesso sino al coma etilico ed a volte anche oltre, lasciandoci le penne.. Sempre più lontani da famiglia, scuola e Chiesa, sono schiavi dei social fino al punto tale da non aver più vita di relazione. Da qualche anno poi stanno succedendo cose incredibili: la realtà virtuale si è sovrapposta a quella reale al punto tale che ormai è difficile non confonderle. Specie quando ci troviamo di fronte a ragazzini o soggetti psicolabili.
    Qualche anno fa il compianto Umberto Eco aveva lanciato l’allarme in merito alla pericolosità dei media e dei social. Ma forse neanche lui poteva immaginare quello che sarebbe successo da lì in avanti. Sul Web e sui social da anni sono sbarcati non solo imbecilli, che pontificano come premi Nobel ma che sono sostanzialmente innocui , ma anche autentici criminali che riescono attraverso l’etere a lanciare messaggi o ad inventare giochini la cui mission è spingere al suicidio ragazzini o psicolabili. E’ ormai un fenomeno sociale di dimensioni vastissime ed enormemente preoccupante.
    E’ necessario perciò evitare con ogni mezzo che i più giovani vadano incontro a simili pericoli .
    E’ per questo imprescindibile che la famiglia , scuola e Chiesa si riapproprino del ruolo educativo di una volta , evitando che i ragazzi si ubriachino, si droghino o diventino semplici ed acritiche appendici dei social e si lascino andare sino a commettere, persino in età adolescenziale , atti di feroce criminalità come quello avvenuto pochi giorni fa.
    Nella vicenda colpiscono due cose: la prima è il fatto che il gesto criminale sia stato compiuto da una ragazzina nei confronti di un’altra ragazzina solo perché rivale in amore ( a quell’età ! ); la seconda è l’atteggiamento dei compagni di scuola i quali, invece di intervenire per separare le ragazzine, si sono limitati a registrare la scena con i telefonini per poi diffondere il video sui social.
    Veramente raccapricciante.

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