Libia: ennesima figuraccia della diplomazia italiana

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La verità su come la liberazione sia avvenuta, forse, verrà a galla fra molti anni. Salvo che qualche gola profonda non si decida a togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Per il resto, rimane aperto un contenzioso marittimo che adesso può rendere possibile il ripetersi dell’accaduto. Senza entrare nei dettagli, ci troviamo di fronte al classico caso d’incapacità di reagire alla provocazione e al pressapochismo di aspiranti politici.

 


Quello che è accaduto ai diciotto pescatori di Mazara del Vallo, è incredibile. A parte la scarsa informazione sull’evento, se non ci fosse stata la mobilitazione dei parenti e pochi altri forse sarebbero ancora sequestrati e in prigione a Bengasi. Al loro rientro nessun comitato di benvenuto importante, ma non era Silvia Romano che si era vestita da Musulmana e si era data alla religione islamica. Al momento, solo Massimo Giletti ha intervistato uno dei rapiti che ha raccontato come sono stati “ben trattati”. Uno schifo. In compenso, abbiamo assistito a una pietosa passerella del premier Giuseppe Conte e del ministro degli Esteri Luigi Di Maio (al secolo Giggino), alla corte del signorotto della guerra, generale Khalifa el-Haftar, che lo Stato italiano non riconosce come rappresentante di una nazione inesistente. La verità su come la liberazione sia avvenuta, forse, verrà a galla fra molti anni. Salvo che qualche gola profonda non si decida a togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Per il resto, rimane aperto un contenzioso marittimo che adesso può rendere possibile il ripetersi dell’accaduto. Senza entrare nei dettagli, ci troviamo di fronte al classico caso d’incapacità di reagire alla provocazione e al pressapochismo di aspiranti politici. Apriamo una parentesi: la nostra marina militare rientra in tutte le statistiche militari fra i primi dieci posti con ben due portaerei e diverse altre navi. Ora, non vorrei passare per un falco, ma cosa fanno queste navi? Le usiamo solo per le passerelle istituzionali o per scortare le navi dell’ONG e i barconi degli immigranti per la maggior parte clandestini? Chiusa parentesi. Ma c’è un perché sulla nostra inerzia. Da anni, ormai, è chiaro che con la Libia non possiamo reagire adeguatamente: l’Eni l’ha già fatto presente il 29 gennaio c.a. tramite l’Ad. Claudio Descalzi che la situazione libica: -…si sta complicando e c’è preoccupazione perché il blocco della produzione è come togliere ossigeno al Paese e alla popolazione. Sono già 12 giorni che la produzione è chiusa: non posso decidere io, ma la raccomandazione è di riaprirla -. Quindi, non possiamo agire da soli. Però, mi sorge il dubbio che il contesto dei confini marittimi, e di conseguenza dei nostri pescatori, non sia all’ordine del giorno nella sfera dell’Unione Europea. In effetti, al momento siamo impegnati col Covid. E’ inutile ripetere che noi lo abbiamo affrontato con una compagine governativa imbarazzante dal punto vista delle capacità mentali, ma come si dice, “acqua passata sotto i ponti non macina più”. Sono più preoccupato per il futuro. Questi incompetenti non hanno la più pallida idea di come muoversi. Probabilmente, perché molti di loro sono persone che non hanno mai lavorato seriamente nella vita e non hanno nessuna ambizione personale, se non quella di avere un buon conto in banca lavorando poco (e, come motivazione, non è male). Sono beatamente seduti lì, grazie a un comico e un elettorato che ragiona più con la pancia che con le celluline grigie che ha in testa. Ma questa è un’altra storia.

Chiudo l’ultimo editoriale di un brutto anno, con un ringraziamento all’editore e al direttore del settimanale per l’ampia libertà concessa all’informazione libera e indipendente.

Auguri di Buone Feste a tutti i lettori.

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