Liberi e Uguali Nonantola Fonderie – Liberi e Uguali Nonantola: Navicello avrà un destino industriale?

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Il “”nodo Navicello”” ha già problemi da risolvere, a partire dal traffico e dalla tutela del Panaro

Comunicato Stampa 20 aprile 2018
Con preghiera di pubblicazione

In merito alla ricollocazione delle Fonderie di via Zarlati presso Navicello, prendiamo atto con rammarico che il Comune di Modena ha deciso in autonomia senza coinvolgere le popolazioni su cui impatterà questa scelta.
La soluzione identificata, non avendo ancora un progetto sul quale compiere studi approfonditi rispetto l’impatto paesaggistico e ambientale, è quantomeno sbrigativa.

L’assenza di un soggetto ordinatore di area vasta non solo non permette una progettualità industriale ambientalmente sostenibile condivisa fra Comuni e cittadini, ma produce fra questi ultimi forti contrasti, scaricando sulle zone di confine problematiche complesse. Era proprio il caso di eliminare le Province per puro calcolo elettorale?
Noi crediamo che si debbano trovare proposte che garantiscano sviluppo sostenibile, ambiente, salute e lavoro di qualità, sia rispetto all’impatto sui territori, sia dentro le aziende stesse.

Per questo il “nodo Navicello”, che già ora presenta problematiche serie ancora irrisolte, non può essere considerato come zona di espansione industriale. E’ necessario costruire, insieme alle istituzioni e alle associazioni dei cittadini, un piano integrato e strategico di tutta l’area a ridosso del Panaro sia a est (Nonantola) sia a nord/ovest (Modena) di Navicello. Un piano che stabilisca definitivamente che nei pressi dei fiumi devono nascere aree di tutela ambientale e zone agricole protette che prevengano il rischio idrogeologico: noi immaginiamo un “corridoio ambientale” che va dalla ex discarica di Via Caruso all’oasi del Torrazzuolo della Partecipanza Agraria.

Sempre a Navicello esiste un forte problema di traffico, quindi occorre evitare ulteriori sovraccarichi alla rete viaria. Per noi parlare di “”area vasta”” e di “”città metropolitana”” significa anche ragionare su un sistema dei trasporti e della mobilità che integri trasporto pubblico e privato, mobilità dolce, ferrovia e gomma.
L’ipotesi in campo, che ragiona esclusivamente di ulteriore asfalto, non ci soddisfa e appare più un palliativo emotivo che una risposta vera al problema. La ripetizione per pezzi-tampone del vecchio modello di trasporto su gomma, che deve ormai essere superato, costa molto e non funziona più. Per questo non è sufficiente allargare la strada, ma è necessario diminuire le autovetture che vi transitano, allocando risorse per potenziare il trasporto pubblico locale e verificare, ad esempio, la progettazione di una rete ferroviaria e ciclabile che colleghi la città ai comuni limitrofi.

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