Liberi e Uguali Modena Canoni alloggi popolari – LeU Modena: bloccati gli aumenti irrazionali

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Canoni alloggi popolari – LeU Modena: bloccati gli aumenti irrazionali e introdotta ulteriore progressività; ora serve uniformità in tutta la provincia

Comunicato Stampa 22 marzo 2018
Con preghiera di pubblicazione

Sin dal settembre del 2017, sulla scorta delle denunce dei sindacati degli inquilini (SUNIA, SICET e UNIAT), abbiamo segnalato alle amministrazioni del nostro territorio l’insostenibilità e l’irrazionalità della proposta di aumenti dei canoni delle case popolari previsti dalla Regione (DAL n.15/2015 e DGR 896/16 su proposta della Assessora Gualmini): sostenevamo che non ha alcun senso aumentare i canoni nel perdurare di una crisi economica che ha aumentato il numero di poveri assoluti e relativi anche nella nostra regione.

Invece di filtrare, modulare e mitigare le proposte di aumenti che arrivavano dalla Regione, il Tavolo provinciale modenese ha confezionato e proposto ai territori (Comuni e Unioni) aumenti iniqui e irrazionali, che sono stati adottati da tutti eccetto la Città di Modena (che detiene la metà degli alloggi popolari gestiti da ACER).

Dopo mesi di lavoro, grazie al confronto politico all’interno della maggioranza a Modena, abbiamo costruito una proposta che risponde a criteri di giustizia sociale e progressività, e che quasi sterilizza gli aumenti proposti dalla Regione E-R; nel frattempo la Regione stessa, proprio su segnalazione dei territori, è tornata sui suoi passi introducendo ulteriore flessibilità nell’applicazione della norma.

Ora siamo dinanzi ad una proposta ufficiale che:
1) conserva il canone sociale per le famiglie più indigenti e fragili (47 euro, al minimo, pari al costo di gestione fissato in Regione);
2) diminuisce del 2,1% rispetto al valore attuale il canone medio per la fascia più povera e debole (fascia di protezione);
3) taglia l’aumento medio previsto del 20% portandolo al 3,4% (-16,6!);
4) introduce progressività nella fascia di permanenza.

Gli alloggi popolari (ERP) sono un formidabile strumento attraverso il quale si dà protezione a poveri e alle fasce più deboli dei cittadini, svolgendo una funzione di redistribuzione della ricchezza che va salvaguardata in tempi in cui, come dimostrano i dati socio-economici sul profilo dei richiedenti il Reddito di Inclusione regionale, anche chi ha un lavoro (spesso precario e instabile) è povero e richiede sostegno.

Ora manca un passo decisivo: i Comuni della provincia di Modena devono uniformarsi alle scelte della Città. Pur rispettando l’autonomia di ogni istituzione, non è pensabile che a livello provinciale si registrino sperequazioni tra chi ha diritto ad una casa popolare a Modena e chi usufruisce di questo strumento a Carpi o a Pavullo.

Come Liberi e Uguali avvieremo, in sede politica e istituzionale, ogni azione utile a ripristinare omogeneità ed equità di accesso e permanenza a livello provinciale.

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