“”Li incontrerò ma non cedo ai ricatti. Tutti stanno facendo sacrifici””.

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di Alberto Venturi

 

A forza di scandire slogan da twitter si finisce per ragionare con dei twitter, ma la situazione della macchina pubblica italiana si affronta soltanto con un laser di precisione e non con operazioni di macelleria. L’industria e l’economia italiana non vanno da nessuna parte senza una pubblica amministrazione efficiente.

 

Soltanto i media-cometa, quelli che esauriscono il servizio d’informazione istituzionale facendo da scia ai politici nei loro spostamenti, possono risolvere un tema d’interesse nazionale come la pubblica amministrazione nelle poche, ennesimamente superficiali, battute del premier: “C’è troppo grasso che cola nella macchina pubblica. E’ un’operazione che fa chiunque in una famiglia normale”. “Chi prende 1000 euro al mese ce la fa con tanta fatica, ma ce la fa. Se viene richiesta una riduzione del 2%, ce la si fa. L’abbiamo chiesto agli operai e agli imprenditori. Ma chi è che non ha fatto tutto questo? La macchina pubblica””. Il problema è che a forza di parlare per compresse da twitter, si può finire di ragionare in modo altrettanto compresso e non complesso come invece un simile tema richiederebbe.

Bisogna cercarli con il lanternino i numeri del sistema pubblico italiano, nelle pagine interne, nelle colonne delle rubriche sui media.  Sembrano tanti ma sono proporzionalmente meno che in Francia e Gran Gretagna i 3.000.000 lavoratori di ministeri, sanità, comuni, province, regioni, con un contratto fermo dal 2010 e una perdita media in cinque anni di quasi 5.000 euro. Più che un ‘mondo’ è una nebulosa diversificata, per numero, reddito, pubblica utilità, efficienza, efficacia e come tale prima o poi dovrà essere affrontata per risolvere i nostri problemi strutturali di nazione. A fianco di un’alta dirigenza vecchia, strapagata e, per ciò che produce, incapace, c’è una base di lavoratori che ha visto ridursi proporzionalmente lo stipendio e le condizioni di lavoro, scivolando da borghesia a proletariato. E’ anche lui vittima della burocrazia che ne intralcia la produttività, manca una dirigenza vera mentre abbondano i capetti impegnati a pararsi il fondoschiena, scarseggiano le infrastrutture, i mezzi e soprattutto le tecnologie informatiche, non ci sono sistemi premianti. D’altro canto il dipendente che si impegna lo fa ancora per scelta personale, non perché obbligato, dando ragione a quell’antico silenzioso patto: ‘Poco lavoro per poca retribuzione’.

E parla ancora con una testa da twitter Renzi quando sostiene che “”non si va da nessuna parte facendo solo riforme ma senza industrie””: l’industria non va da nessuna parte, come purtroppo constatiamo ogni giorno se il sistema paese non funziona e l’amministrazione pubblica è quella parte dell’automobile che collega il volante alle ruote.

Il primo ministro continui pure a parlare come se fossimo nel mondo dei twitter, ma ragioni ed operi tenendo conto della complessità italiana, uno stato in profonda crisi strutturale che non si opera con sega, amputazioni e tagli spannometrici, ma pretende raffinati interventi al laser, seppure capaci di incidere in profondità il tumore. Bisogna però che si circondi di infermieri capaci (leggi superburocrati ed esperti): loro sì trattandoli con la roncola quando non funzionano, perché più lui si impegna e più loro fanno danni. Intanto, per quanto riguarda i poliziotti, cominciamo a dare loro i mezzi adeguati, la possibilirà di fare turni normali e ad utilizzarli per ruoli operativi. A muovere pratiche e documenti possono bastare impiegati normali.Blocco stipendi PA: ricatti dei lavoratori o propaganda renziana?

di Gianni Galeotti

 

Blocco stipendi PA: ricatti dei lavoratori o propaganda renziana?

 

“”Li incontrerò ma non cedo ai ricatti. Tutti stanno facendo sacrifici””. La frase di Renzi, in risposta alla richieste dei lavoratori della Pubblica Amministrazione che hanno chiesto lo sblocco degli stipendi, ha fatto infuriare i lavoratori, oltre al mondo sindacale, sia per i toni sia per la sostanza. Da un lato ci sono i dipendenti della Pubblica Amministrazione, i cosiddetti Statali ( e tra questi gli operatori delle forze di polizia), che chiedono un adeguamento del salario e delle buste paga, ferme da anni, ovvero da quando un decreto del quarto governo Berlusconi ne impose il blocco coattivo per il 2011, 2012 e 2013; blocco confermato dalla legge di stabilità del Governo Letta insieme allo stop al turn over, ovvero il ricambio generazionale, fino al 2017. Dall’altro si trova un Governo dei nominati che fatica sempre più a reggere il peso degli impegni fin qui non onorati e l’incoerenza di dovere e volere negare lo sblocco agli statali dicendo di non avere soldi e contestualmente sostenere la promessa spot, utile al consenso elettorale modello 80 euro, di stabilizzare decine di migliaia di precari della scuola, dimostrando nei fatti che per la propaganda elettorale i soldi alla fine si trovano.

 

 

 

Insomma, un’altra frase tanto azzardata quanto inopportuna per un Premier consapevole di essere graziato solo dall’inesistenza di un’opposizione di centro destra bloccato dal nuovo interessato consociativismo Berlusconiano e privo di una personalità capace di incarnarne la politica, e dal fatto di avere nel Presidente Napolitano e nei poteri forti il proprio salvagente istituzionale. E’ per questo che Renzi può ancora permettersi di tirare la corda, sparandola anche alta, ed arrivando a tacciare come inaccettabile ricatto anche lo spauracchio, pur eccezionale se visto agitato dalle forze dell’ordine, dello sciopero.

 

 

 

Verrebbe da dire che un Renzi che si permette di liquidare così le richieste di 3,3 milioni di dipendenti pubblici è un Premier che, evidentemente, si sente ancora sicuro di potere continuare a raccontarla.

 

 

 

Personalmente però credo che non sia così: credo che Renzi stia già preparando il terreno per le elezioni politiche che forse prevede arriveranno ben prima di quei 1000 giorni (che
prima erano 100) richiesti per cambiare l’Italia. I 1000 giorni, la promessa di stabilizzare i precari, le riforme, i 1000 nuovi asili pronti a decollare, rappresentano alcuni dei grandi impegni che, allo scioglimento delle Camere che Napolitano sarà prima o poi obbligato a fare, Renzi potrà dire di non essere riuscito ad onorare non per colpa sua ma perché le lobby, le corporazioni, e chi più ne ha e più ne metta, non gli avranno consentito di fare. Allora la sindrome da annuncite declinerà dagli annunci dalle cose da fare al perchè non si saranno fatte. E saremo alla solita scenetta italiana dell’Italia irriformabile, del tutto cambia nulla cambia, con buona pace di chi vedeva e vede in Renzi, l’uomo della svolta.

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