«L’Europa si prepari all’era delle pandemie»

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Dovranno cambiare i nostri stili di vita individuali e non solo quelli igienico-sanitari - mascherine, lavaggio delle mani e distanziamento- ma anche quelli relazionali sia individuali che di gruppo. Un bel problema che inciderà non poco sulla salute mentale collettiva come già, peraltro, sta accadendo e a cui è necessario rispondere con interventi e strutture di supporto permanenti.

 


Siamo entrati nell’era delle pandemie, e tutto è destinato a cambiarci attorno. Che lo vogliamo, o no. Ursula Von der Leyen,  Presidente della Commissione UE al Financial times, «non ci si potrà fermare dopo Covid».  Questo in altre parole significa che non potremo tornare alla così detta “normalità” e che è necessario prepararci mentalmente ma anche operativamente e strutturalmente a costruire e convivere con una nuova “normalità”. 

Dopo questo triste, ma realistico, annuncio della Presidente della Commissione UE, ormai purtroppo è chiaro che molte cose dovranno definitivamente e profondamente cambiare globalmente sia nel sistema sanitario ma anche nel sistema economico-produttivo, finanziario, sociale  e di conseguenza politico. Purtroppo i virus sono molto più veloci nel diffondersi rispetto alla produzione, distribuzione e somministrazione dei nostri vaccini che richiedono tempi molto lunghi. Prima ci abitueremo a questa prospettiva e prima riusciremo a contenere e gestire questa e le prossime epidemie.

Cambierà definitivamente il mercato, le regole sociali,  il modo di fare scolarizzazione, di amministrare la giustizia, di far rispettare l’ordine pubblico e le regole preventive, ma anche quello di alimentarsi, di stare insieme e comunicare con i nostri simili.

Cambiamenti indispensabili sono ormai necessari ed indeclinabili, a partire dal sistema sanitario, sia ospedaliero – che d’ora in avanti dovrà rimanere protetto, ben isolato e quanto più sicuro riducendo la sua permeabilità infettiva – , sia il sistema territoriale e domiciliare. Questo in particolare dovrà  implementare sempre di più la possibilità di fornire cure precoci domiciliari e soprattutto la parte della diagnosi precoce, del contact tracing e dell’isolamento tempestivo dei cluster nascenti. La telemedicina ben distribuita e alla portata dei cittadini sarà uno strumento fondamentale e strategico in questo frangente. 

Non basterà stringere i denti, aumentare i carichi di lavoro e “aspettare che passi” l’ondata epidemica. Questo sistema porta solo a mal gestire le cose e a stressare irrimediabilmente gli operatori sanitari che necessariamente, dopo aver lasciato sul campo più di 400 vittime del lavoro, si proteggeranno e si ritireranno. Il “resistiamo che tanto passa” non può essere più accettato perché  non sarà così. Si dovrà ripensare e ristrutturare permanentemente il sistema dei trasporti e in particolare dei viaggiatori nazionali e internazionali. I controlli su queste movimentazioni saranno cruciali. Turismo, spettacolo e ristorazione dovranno cambiare per sempre i loro connotati se vorranno sopravvivere.

Le pandemie si diffondono soprattutto tramite i viaggi aerei e poi sul territorio con la rete metropolitane dei micro-spostamenti quotidiani per andare a scuola e al lavoro e con i macro spostamenti interregionali. Ma dovranno cambiare anche i nostri stili di vita individuali e non solo quelli igienico-sanitari (mascherine, lavaggio delle mani e distanziamento) ma anche quelli relazionali sia individuali che di gruppo. Un bel problema che inciderà non poco sulla salute mentale collettiva come già, peraltro, sta accadendo e a cui è necessario rispondere con interventi e strutture di supporto permanenti.. Uno sforzo enorme e irraggiungibile in tempi brevi vista anche la forte resistenza al cambiamento che si è più volte manifestata anche con forme violente e di massa. Un futuro difficile ma affrontabile per le generazioni che verranno ma soprattutto difficile per tutti noi adulti che  siamo nati e cresciuti in un sistema estremamente libero e senza alcuna restrizione di movimento e relazione. Una nuova “normalità” ci aspetta. 

L’Ansa del 28 febbraio riporta  “L’Europa deve preparare le proprie strutture mediche a gestire “un’era delle pandemie“, anche quando il Covid-19 sarà stato sconfitto: lo ha detto al Financial Times la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ammettendo che l’Ue sta attraversando il suo momento più difficile per la consegna dei vaccini.  Per von der Leyen, l’Ue non si può permettere soste, e serve un piano per una risposta rapida europea alle minacce sanitarie.

“L’Europa è determinata a rafforzare la propria capacità di produrre vaccini – spiega -. Stiamo entrando in un’era delle pandemie. Se si guarda a quanto è accaduto negli ultimi anni, con l’Hiv, Ebola, Mers e Sars, quelle erano epidemie che potevano essere contenute, ma non possiamo pensare che sia tutto finito una volta superato il Covid-19. Il rischio resta“. La presidente ricorda che lo scorso mese ha presentato un piano per la biodifesa chiamato Hera Incubator, che unirà ricercatori, aziende biotech, produttori e autorità pubbliche per monitorare emergenze sanitarie e lavorare in tempi brevi sui vaccini. Il modello è il Biomedical Advanced Research and Development Authority (Barda) americano: “Questo dà loro un grande vantaggio, è un’infrastruttura che l’Europa non ha… e questa sarà l’Hera Incubator“. 

 

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