Lettere al Direttore – 12 febbraio 2009 il Direttore risponde –

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Questo spazio a disposizione per le vostre lettere questa settimana pone un problema di particolare attualità

Egregio Direttore,

Ho letto che nel nuovo e recente disegno di legge 733, noto come “”pacchetto sicurezza””, varato dal Senato poche giorni fa, sono contenute alcune novità relative ad Internet

Infatti l’articolo 50-bis del suddetto disegno di legge che deve essere adesso sottoposto alla Camera, costringe gli Internet provider a filtrare i contenuti a caccia di istigazioni a delinquere e apologie di reato.

In particolare nell´articolo 50 bis nella parte specifica. “”Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet”” si legge testualmente al comma 1:

Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet, il Ministro dell´interno, in seguito a comunicazione dell´autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l´interruzione della attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.

Mi pare che con il 50 bis si voglia mettere sotto tutela l´utilizzo dei social network, fenomeno che ha conosciuto una crescita importante nel 2008 anche grazie a Facebook. Purtroppo però, come accaduto già in passato, questa maggiore attenzione può trasformarsi  immediatamente in un ossessivo controllo effettuato attraverso il buco della serratura; un bavaglio, un occhio spia che mette di fatto il Potere che  vorrebbe controllare tutto per capire se dietro c´è o meno reato.

Il senatore Gianpiero D’Alia (Udc), un siciliano presidente della Commissione  anti mafia a tal proposito ha dichiarato:

  “”In questo modo diamo concretezza alle nostre iniziative per ripulire la rete, e in particolare il social network ´Facebook´, dagli emuli di Riina, Provenzano, delle Br, degli stupratori di Guidonia e di tutti gli altri cattivi esempi cui finora si è dato irresponsabilmente spazio”” .

In pratica da oggi ogni blog, forum, sito web o social network potrebbe essere tenuto sotto controllo dal Ministro dell´Interno che potrebbe interromperne l´attività!

Lei pensa che ci troviamo in presenza di uno scomposta dimostrazione che le nostre libertà sono e saranno sempre più sotto tutela o trattasi solo di una ragionevole e obbligata regolamentazione dell’uso di Internet?

Grazie per l’attenzione e per la sua risposta.

Ennio Conti


 

 

 

 

 

Il Direttore risponde:

 

Egregio Signor Conti,

                              

                           senza entrare troppo in dettagli tecnici, dettagli che non mi sono familiari, mi proverò ad analizzare l’interessante questione che mi sottopone da una prospettiva diversa.

Ritengo che la nostra società sia intrisa di luoghi comuni, di concetti che hanno acquisito valore di comandamenti e, quindi, come tali, intangibili e indiscutibili, nel senso letterale del termine.

Fra qu
esti “comandamenti”, assieme a tutte le varie “libertà di …”, che poi divengono “licenze di …”, vi è la “libertà di espressione”. Ricorda, caro Conti, il grido di M.me Roland prima di essere ghigliottinata? “Libertà, libertà, quanti delitti si commettono in tuo nome!”

Il concetto di “libertà di espressione”, profondamente diverso dalla “libertà di pensiero o di opinione”, ha una sua valenza positiva, ma non dovrebbe mai avere una valenza assoluta. Non credo siano necessari esempi per comprendere che non sempre è possibile esprimere apertis verbis ciò che si pensa, né, tantomeno, è sempre possibile compiere ciò che si pensa.

Come avrà già compreso non sono contrario, in linea di principio, a regole e controlli su ciò che viene detto in pubblico o, a maggior ragione, scritto su internet, in quelle cose denominate “social network, blog, forum”, etc.

Il pericolo che Lei paventa, di “ un ossessivo controllo effettuato attraverso il buco della serratura” , pericolo sicuramente esistente e fondato, anche in considerazione della sconsiderata deriva illecita inerente alle intercettazioni telefoniche, evaporerà come una goccia d’acqua al sole se coloro che saranno preposti ai controlli ed avranno la delega per filtrare ciò che va filtrato, si assumeranno le proprie responsabilità e risponderanno delle proprie decisioni ad un organo di controllo esterno, ossia composto da autorità di categoria ben diversa e da un congruo numero di semplici cittadini, che abbia il potere di comminare giuste ed immediate sanzioni in caso di abusi o di errori.

Non esiste comunque il rischio che vi sia un’inaccettabile attentato “alla libertà di pensiero”, semmai lo sarebbe solo nei confronti della “libertà di espressione”.

Ora, data la quantità sconfinata di esecrabili idiozie liberamente espresse che si leggono in Rete (e non solo in Rete), anche questo secondo rischio è ridotto al minimo: cancellando l’ottanta percento di quelle idiozie, ne resterebbe ancora un altro quindici fisiologico: il rischio di cancellare qualcosa di buono sarebbe veramente infimo.

Approfitto e prendo spunto dalle considerazioni esposte nella sua lettera per accennare ad una questione che mi sta particolarmente a cuore, sia perché riguarda Bice (e non il Corriere della Sera o Repubblica o Facebook), sia perché ha coinvolto personalmente alcuni assidui redattori, lettori, commentatori di Bice.

Proprio la precedente “Lettera al direttore” è stata motivo per me da un lato di profondo rammarico e dall’altro di non poca contrarietà.

In linea generale è auspicabile che i commenti abbiano una certa attinenza con l’argomento trattato nell’articolo a cui si riferiscono, tuttavia, quando ciò non accadesse, non vi sarebbe nulla da eccepire, e nulla in casi analoghi si è mai eccepito in passato. In tale occasione però, alla serie di commenti (un centinaio) che, nella maggior parte dei casi, poco o nulla avevano a che vedere con il tema proposto dall’autrice della lettera, se ne sono aggiunti altri del tutto privi di contenuto, ma pregni di affermazioni ai limiti dell’insolenza.

Da qui il motivo della mia non poca contrarietà.

Purtroppo, alcuni di questi commenti hanno ferito e offeso gratuitamente persone che non hanno avuto altra colpa se non quella di avere scritto le proprie opinioni, magari con enfasi, ma in modo assolutamente civile. A seguito di ciò alcune di queste persone, e qui sta il mio profondo rammarico, avevano deciso di sospendere la loro collaborazione con Bice.

È di solare evidenza che questo non può essere il prezzo da pagare per avere un nutrito numero di commenti, così com’è di radiosa evidenza il fatto che l’alto numero di commenti non comprova necessariamente il successo e la diffusione di Bice.

A questi perniciosi travisamenti si cercherà di porre rimedio quanto prima.

Voglio credere che, così come ha deciso saggiamente Maria, anche gli altri che hanno manifestato l’intenzione di abbandonare Bice, rivedano la loro decisione, nella consapevole certezza non solo della profonda stima della redazione e mia, ma anche, e soprattutto, dei Lettori di Bice.

Lettori che, in buona parte pubblicamente, ma in misura ancora maggiore con personali missive dirette alla redazione e a me stesso, dopo aver manifestato stima, simpatia e solidarietà, hanno chiesto con determinazione e incisività che costoro ritornino sui loro passi.

Mi auguro che questo caloroso e corale invito venga accolto da tutti loro

 

Alberto Broglia

 

 

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