Lettera per i membri del Consiglio provinciale

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Dopo aver assistito a una seduta di una commissione provinciale di Modena dove con l’aiuto di una dirigente dell’ASL si cercava di approfondire il tema di come viene applicata la Legge 194 nella nostra Provincia, anche in vista della discussione di un OdG del PD sul tema, abbiamo scritto una lettera a tutti i Consiglieri provinciali con le nostre valutazioni, in quanto quello che è emerso dalla relazione della dirigente e anche dal dibattito successivo in alcune parti era per noi molto criticabile.

La lettera che segue è stata fatta pervenire ai Consiglieri 15 giorni fa, in occasione di una seduta in cui si sarebbe dovuto discutere l’OdG.

 Invece la discussione sull’OdG è stata rinviata a un’altra seduta (forse il 19 novembre). ***

 

Ai membri del Consiglio provinciale della Provincia di Modena

 

oggetto:

considerazioni in merito alla prevenzione degli aborti in Provincia di Modena e all’azione dei Consultori familiari

 

Egregio consigliere,

pochi giorni fa abbiamo incontrato una mamma che a causa delle difficoltà economiche e di problemi di coppia era molto indecisa sull’aborto.

Certamente questo non è un caso tra quelli previsti dall’art. 4 della Legge 194, secondo cui l’aborto è possibile in caso di “”un serio pericolo per la salute fisica o psichica”” della donna.

Quando le abbiamo chiesto se al consultorio di Modena, ove le hanno rilasciato il certificato, le avessero offerto aiuti, ci ha risposto “”Al consultorio non interessa niente dei tuoi problemi, loro ti chiedono solo: allora vuoi abortire o no?””

Così è la testimonianza della maggior parte delle donne in difficoltà che incontriamo col certificato in mano.

A voi politici vi raccontano belle parole sulle reti di sostegno, sull’aiuto psicologico, sugli esperti… ma la cruda realtà è questa: vi sono rari casi di medici o di ostetriche che si pongono in dialogo con la donna, per il resto nessuno oggi nei consultori condivide le difficoltà e la sofferenza della donna. Men che meno poi quella del/la bambino/a. Il percorso di rimozione delle cause previsto dagli art. 2 e 5 della Legge 194/78 perché la mamma sia aiutata a scegliere la vita e non la morte per sé e per suo figlio non è attuato, come del resto ha confermato un recente studio effettuato presso il Policlinico di Modena.

 

Di questo ne abbiamo avuto conferma nel corso della seduta della commissione “”Attività formative e politiche sociali”” di venerdì scorso, con la presenza di esperti dell’ASL. Di seguito riprendiamo i punti che sono emersi e le nostre valutazioni.

 

1) Il consultorio NON eroga aiuti economici alle donne in difficoltà, gli unici aiuti economici che la donna può trovare sono quelli che eroga il privato (C.A.V., Com. Papa Giovanni XXIII, ecc.) con fondi reperiti autonomamente. Da sempre queste associazioni svolgono un ruolo di supplenza nei confronti delle istituzioni, mentre avere questi aiuti dovrebbe essere un diritto delle donne così come recita la tanto difesa L.194. Solo per il 3° figlio esistono aiuti pubblici significativi.

Il consultorio non gestisce le situazioni di mamme con problemi economici, in questi casi quando va bene invia la mamma ai servizi sociali o alle associazioni di volontariato, senza preoccuparsi di come vanno poi le cose. Come fa a conoscere l’efficacia di questi interventi?

 

2) Il numero di donne extracomunitarie che abortiscono è in crescita, ed oggi è arrivato al 60%: ma queste sono le donne più povere, che svolgono i lavori più precari, con pochissimi o nessun appoggio parentale.

Da questo si deduce dunque che oggi abortiscono solo le donne più povere, più sole, più abbandonate, costrette a farlo per non perdere il lavoro, perché non sanno a chi affidare il figlio, per le press
ioni del partner: alla faccia dell’aborto libera scelta!

 

3) Il consultorio non rifiuta di dare nessun certificato di Ivg, perché si limita ad attestare la volontà della donna.

Allora se anche viene una donna che è ricattata dal compagno o che dice che deve abortire se no perde il lavoro, il consultorio alla fine le rilascia ugualmente il certificato. La legge che dice che l’aborto avviene solo se c’è un serio pericolo per la salute fisica o psichica della donna (art. 4 L. 194) è sistematicamente violata. Allora cosa serve aumentare il numero dei consultori come chiede qualcuno?

 

4) Il numero di medici obiettori è in crescita. Ma nessuno si è mai chiesto perché? La nostra esperienza è che sempre più oggi aumentano i medici che non ne possono più di fare aborti, di spezzettare corpicini come prevede il metodo Karman, di ridurre in poltiglia almeno 4/5 crani ogni giorno.

 

5) Ancora una volta abbiamo sentito dire da più persone che prevenzione dell’aborto significa contraccezione e ancora una volta ci dispiace constatare come su questi temi si parli per luoghi comuni.

“”E’ un’illusione ritenere che dagli strumenti di controllo (della fertilità) dipenda la possibilità di realizzare un generalizzato controllo della fertilità e dunque una riduzione dell’aborto volontario“”, afferma il dott. Fattorini, responsabile dell’area ostetrico-ginecologica del servizio consultoriale dell’ASL di Bologna, autore di una recente analisi sui 30 anni della legge 194, da sempre non- obiettore. Infatti “”il controllo della fertilità obbedisce a categorie che poco o nulla hanno a che vedere con i criteri della razionalità“”; inoltre nei paesi come la Francia dove più alto è il ricorso alla contraccezione, maggiore è anche il numero di aborti.

Se questo è il punto di vista degli addetti ai lavori, stupisce che si continui ancora a ragionare sulla prevenzione dell’aborto con categorie del passato, cioè su un maggior ricorso alla contraccezione, e non sia il caso di interrogarsi su altri strumenti, come una maggiore conoscenza della vita prenatale e di quello che è realmente il dramma dell’aborto, e un reale sostegno delle mamme in difficoltà, “non trovando le soluzioni possibili, ma rendendo possibili le soluzioni”, come ci diceva continuamente il nostro fondatore don Oreste Benzi.

 

6) In Provincia di Modena gli aborti nel 2006 e 2007 sono calati rispetto al 2005. Se il trend degli aborti che per anni è cresciuto ha finalmente invertito la direzione di marcia, non si può dimenticare che tuttavia ben 1620 bambini in meno all’anno in una provincia come Modena restano comunque tanti, troppi. L’anno scorso dicevamo che a Modena scompare per aborto una classe scolastica ogni 4 giorni, anche oggi non possiamo che riaffermarlo. Solo che la classe è composta da 20 bambini anziché 22.

 

Osserviamo infine che il Consiglio provinciale non ha ancora risposto alla richiesta inviata da noi e dal Movimento per la Vita a fine maggio 2008 di un Consiglio straordinario dedicato alla Legge 194 aperto alle associazioni che difendono i diritti delle donne incinte. Tuttavia il fatto che un Ordine del giorno sull’applicazione della 194 venga discusso in questi giorni senza che nessuno ci abbia contattati ci fa capire che la nostra richiesta è stata ignorata. Evidentemente si preferisce parlarsi addosso su questi temi piuttosto che confrontarsi con la società civile e ascoltare qual è la situazione e le proposte per ridurre gli aborti da parte dei volontari sul campo, confronto che per quanto ci riguarda riproponiamo.

 

Paola Dalmonte , Andrea Mazzi

 

ass. Comunità Papa Giovanni XXIII

 

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