Lettera aperta al Ministro Gelmini

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Il Direttore Alberto Broglia prende lo spunto dalla ""vexata quaestio"" del crocifisso nelle aule scolastiche e dalla dissonante eco che ne è derivata,per indirizzare una lettera aperta al Ministro della Pubblica Istruzione…Un articolo che offre spunti di riflessione sui temi sempre attuali della democrazia, della libertà, sui pericoli del malgoverno, sulla tirannide.


Onorevole Ministro Gelmini,

ogni tanto ho l’ardire di scrivere a persone autorevoli. Perciò, così come ho fatto con il Presidente del Consiglio Berlusconi [1] e con il Capo dello Stato Napolitano [2] ora mi rivolgo a Lei.

Il motivo che mi spinge ad inviarLe questa lettera prende lo spunto dalla vexata quaestio del crocifisso nelle aule scolastiche, però non è su questo che intendo rivolgerLe una proposta, per il semplice motivo che condivido appieno ciò che Lei ha detto e la posizione che ha assunto, ragione per cui null’altro mi sentirei di aggiungere a tale proposito.

Quell’evento, con la sua dissonante eco, ha tuttavia riverberato nella mia memoria un testo, un tempo assai noto, che spesso si trovava incorniciato ed esposto anche in luoghi pubblici.

Ecco simpliciter breviterque la mia proposta: auspico che Lei emani un Decreto che imponga l’esposizione in ogni aula, dalle Scuole medie alle Università, del testo che indica l’origine della tirannide tratto dal dialogo fra Socrate e Adimanto, scritto da Platone [3] .

Per quanto io ricordi, di codesto testo si riportò quasi sempre solo la parte centrale, tale scelta ha tuttavia sacrificato all’esiguità dello spazio buona parte dei passaggi logici.

L’auspicio è che Lei disponga per un’esposizione ampia, anche se non integrale del testo; testo che, anche a beneficio dei Lettori di Bice, riporto qui di seguito. [4]

Chi fur li maggior tui

 

“… Allora gli dissi:

 « Dunque ci manca da esporre la forma di costituzione più bella e l’individuo più bello: tirannide e uomo tirannico».

« Senza dubbio, sì », rispondeva.

« Suvvia allora, qual è lo svolgimento nel caso della tirannide? Mi pare evidente che proceda dalla democrazia ».

« Evidente ».

« E forse, press’a poco, anche nella stessa maniera, come dall’oligarchia proviene la democrazia, così dalla democrazia la tirannide? ».

« Come? ».

« Ricchezza senza misura, ripresi, era quel bene che proponevano alla loro esistenza, e in vista del quale veniva stabilita l’oligarchia. Non ti pare? ».

«Sì».

« Era stato dunque l’insaziato desiderio di ricchezza; e quindi ogni altra idealità trascurata, pur di far denaro. Ecco la rovina dell’oligarchia ».

« È vero », rispondeva,

« E non credi allora che un altro particolare bene pur tanto desiderato dalla democrazia, in quanto lo si concupisce senza misura, sia proprio questo bene che dissolve la costituzione democratica? ».

« E qual è questo particolare bene? ».

« La libertà, continuai. Hai udito certamente che in uno stato democratico questo è il più bello di tutti gli ornamenti. Per tale e motivo anzi, si dice, una natura libera può sentirsi a suo agio soltanto se prende dimora in questa città ».

« Sì, rispondeva; quest’argomento è ripetuto sovente ».

« E non è forse vero che l’insaziabile desiderio di questo bene (e ciò appunto intendevo dimostrare) come d’altra parte il disprezzo per gli altri desideri, altera l’aspetto di questa costituzione e apre la via fatalmente alla tirannide?».

« Come? », rispondeva.

« Quando, credo, una città democratica, sitibonda com’è di libertà, trova per la sua sete coppieri malvagi. Avviene allora che tutta s’inebria, oltre il giusto, di pura e schietta libertà; supponi allora che chi detiene il governo non sia troppo remissivo e che non consenta ad elargire l’infinita libertà. Ecco, i governanti posti sotto accusa perché si dà colpa d’esser malvagi e oligarchici ».

« Sì, rispondeva; fanno anche questo ».

« In quanto poi ai cittadini disciplinati, sono coperti di disprezzo: gente che volontaria si fa serva; gente da nulla. Invece onore e stima, in pubblico e in privato, a uomini politici che ripetono le caratteristiche del popolo e a quanti nel popolo ripetono quelle dei governanti. Non credi che in tal caso la libertà si svolga fino e al suo completo ciclo? ».

« Come no? ».

« Anzi s’insinuerà, ripresi, penetrando nelle case private e finirà per ingenerarsi anche negli animali la licenza più completa ».

« Come possiamo, disse lui, affermar questo? ».

« Per esempio, rispondevo, un padre considera sé stesso del tutto eguale al figlio; egli, che persino ha paura dei figli. D’altra parte, il figlio è eguale al padre, il figlio che non ha rispetto o timore dei genitori. Si tratta d’un figlio veramente libero! D’altra parte, eguale il cittadino si ritiene al metéco e il metéco al cittadino; un forestiero, è lo stesso ».

« Eh già! avviene così », rispondeva.

« Sì, gli dissi, questa e altre conseguenze, piccole cose del resto. Il maestro ha paura degli alunni che frequentano la scuola, e finisce per adularli. Gli alunni, invece, non tengono in nessun conto il maestro; e lo stesso va detto per gli istitutori. In una parola, i ragazzi si fanno simili agli adulti e contrastano con azioni e a parole discutono. I vecchi poi cedono in tutto ai giovani; arrendevoli in tutto e gentili. Ne imitano anzi le abitudini, perché non vogliono essere retrivi e autoritari ».

« Non c’è dubbio », rispondeva.

« In una parola l’accumularsi di tutti questi caratteri rende, te ne accorgi bene, suscettibile l’anima dei cittadini. Se sì fa una proposta che implichi un po’ di disciplina, entrano subito in furore, incapaci di sopportare l’affronto. In conclusione, non si danno pensiero né di leggi scritte né di leggi non scritte; non vogliono e che sopra ci sia, per nessun modo, un padrone ».

« Lo so purtroppo », rispondeva.

« Questo il principio dunque, ripresi, caro amico, un principio così bello e così vivace donde tirannide ha generazione. Così almeno mi pare ».

« Vivace, non c’è dubbio, rispondeva. Ma quale la seconda fase? ».

« Eh! Lo stesso morbo di cui soffriva l’oligarchia, manda alla rovina anche qui; un morbo che date le favorevoli condizioni, nella democrazia si manifesta più grande e più violento. E questo morbo rende schiava la democrazia. È un fatto: qualunque eccesso suole produrre, come reazione, un grande mutamento in senso contrario; ciò nell’atmosfera, nelle piante, negli organismi animali. Nelle costituzioni politiche, lo stesso ».

« È naturale », rispondeva.

« Eh sì! L’eccessiva libertà per un individuo e per uno stato si tramuta esclusivamente in eccessiva servitù ».

« Sì, è naturale ».

« Naturale dunque, continuai, che la tirannide non sorga da nessun’altra costituzione; soltanto dalla costituzione democratica. Dal culmine della libertà, proviene insomma il servaggio completo e più feroce ».

« Dunque una cosa è chiara, ripresi. Quando sorge un tiranno, la semente germina da questa radice e da nessun’altra fiorisce: il popolo cerca un protettore ».

Il brano potrebbe o dovrebbe esser posto in ogni aula sotto il crocifisso, a testimonianza delle nostre irremovibili ed inviolabili radici culturali.

Molti studenti, guardandolo distrattamente, non lo leggeranno, altri proveranno a leggerlo senza capire un granché, nondimeno a qualche insegnante potrebbe nascere l’idea di far commentare quel testo in un tema, costringendo così gli allievi ad una lettura approfondita, integrale e critica.

Forse leggendo queste righe Lei penserà: tutto qui? Sì, tutto qui.

Il costo non dovrebbe essere esorbitante (il che di questi tempi non guasta), ma sarebbe una semente, un piccolo seme che potrebbe germinare, fiorire e generare buoni frutti, in opposizione ai frutti avvelenati germinati negli ultimi decenni dalle radici della licenza, della oclocrazia, dell’ignoranza.

Esiste il pericolo, anzi, è quasi una certezza, che i maestri della mistificazione e della menzogna travisino e capovolgano il significato, il senso di questa pagina immortale. Tuttavia non ritengo che tale pericolo rivesta soverchia importanza: ormai sono sempre meno numerosi coloro che si abbeverano alle fandonie di certa propaganda, lasciandosi incantare.

Esiste anche il rischio che qualche Corte europea o, perché no, anche nostrana, solleticata dal ricorso di un qualsiasi cittadino insofferente, emetta una “sentenza” con l’obbligo di rimuovere il testo dai luoghi pubblici, perché “limita”, o, peggio, “offende la libertà di pensiero”: dati i noti precedenti e la situazione attuale non me ne stupirei.

In tal caso, come nel caso del crocifisso, si darà a questo “verdetto” tutto l’ossequio e la reverenziale importanza che si merita.

La ringrazio per l’attenzione, Ministro Gelmini, Le auguro di proseguire con successo nell’impervio cammino che ha intrapreso e Le invio i miei migliori saluti.

 



[3] Platone – La Politeia Libro VIII, 562 e segg.

[4] Brano tratto dal vol. II dalla superba edizione Rizzoli del 1964, per la versione di Enrico Turolla.

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