Lettera aperta ad un perspicace e dotto stratega politico

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Assaporo con interesse crescente l’intervento di un autorevole ex inquilino[1] del Quirinale su un quotidiano[2].

Durante il suo settennato, egli si occupò per oltre un lustro di questioni araldiche e di non so che altro. Poi acquistò una partita di scarpe con suole difettose, che favorivano l’ingresso di sassolini. Infine volle diventare muratore, pardon, capomastro, e si diede da fare con il piccone.

L’articolo brilla per l’estro e per l’arguto intuito politico, per questo ve ne vorrei parlare; se si fosse trattato del suo successore[3], non avrei sciupato un solo minuto del mio tempo, ma l’autore del pezzo, a volte, sa perfino essere simpatico e merita attenzione.

Vi chiedo quindi un po’ di pazienza per leggere insieme con me le parti salienti.

L’articolo, sovrastato da una bella foto di Massimo D’Alema amichevolmente a braccetto con un esponente Hezbollah, inizia con una domanda leggermente inquietante:

          Massimo D’Alema mi ha ingannato, o meglio, mi sono ingannato io su di lui?

Prosegue con una lunga spiegazione circa i suoi rapporti di amicizia con il summentovato Massimo. Vi è solo una breve digressione, anche questa inquietante, che suona così:

          E dire che ero giunto a sperare fosse meglio di Romano Prodi.

E poi, sempre riferito all’amico Massimo, cui dichiara di voler bene,

          Temo di essermi davvero illuso.

Poi, di nuovo, grandi affermazioni di stima, rammarico per la mancata elezione dello stesso al Quirinale, qualche dotta citazione, riconoscimento che il passato marxista-leninista dell’amico è esistito, ma convinzione che questi …

          … fosse diventato un democratico liberal come me. ».

Proseguiamo ancora un poco. Un’altra frase mi pare, se non inquietante, sorprendente:

          … e quello che, contro il suo ( di D’Alema, ndr ) normale carattere, mi è sembrato il suo quasi presuntuoso comportamento di taglio crispino[4]. »

E ancora più oltre:

          Massimo si è esibito come fido amico di Hamas e di Hezbollah. Dunque ha combattuto una battaglia diplomatica antiebrea, quasi pronto, di fatto, a ricercare giustificazioni per il terrorismo estremista islamico.

Su questa frase finale ammetto di essermi intenerito e commosso.

Infine, dopo un soliloquio che, benignamente, definirei aggrovigliato, ove è riuscito a tirare in ballo persino Bindi Maria Rosaria detta Rosy, conclude così:

          Cari lettori del mio amatissimo Libero, rispondetemi voi: mi sono drammaticamente illuso su Massimo D’Alema, oppure no? Sinceramente non so ancora rispondere con certezza, anche se propendo per il mea culpa: «Sì, mi sono illuso». Ma a Massimo D’Alema continuerò a volere bene, perché l’amicizia è un’altra cosa. Ma non lo preferirò più, mai più, a Romano Prodi.

Seppur con un certo ritardo, da assiduo lettore del Suo «amatissimo Libero» qual io sono, mi provo a risponderLe.

Già il fatto che quando occupava lo scranno presidenziale, e, quindi, avendone piena autorità, Ella non sia intervenuta per riformare (non si pretendeva che la azzerasse e la ricostruisse, ma che almeno la riformasse) quella commendevole confraternita [5] di cui era il Presidente, dovrebbe invitare a riflettere.

Perché non ha fatto uso del Suo proverbiale piccone per demolire ciò che andava demolito? Solo dopo, molto dopo, troppo dopo, si è accorto che qualche cosina nella magistratura non andava?

Semplice distrazione o amor di pace?

Ora veniamo al Suo articolo.

Già il porre la domanda  su chi preferire tra D’Alema e Prodi è, se lo lasci dire, un fatto di per sé disarmante.

Una lotta tra titani del buon governo la definirebbe un mio amico che sa di cose politiche.

Più oltre, è Ella stessa a scriverlo, pur essendo a conoscenza del passato marxista leninista, della formazione politica ed ideologica, nonché della collocazione politica di Massimo D’Alema, Ella si è convinta che fosse diventato un «democratico liberal», come Lei.

Il Suo proverbiale acume ha colpito nel centro ancora una volta: vagheggiare un simile evento è proprio delle menti più ardite.

Poi il dubbio di essersi «davvero illuso», l’ha colta.

         Ma no, suvvia, non pensi queste cose, vedrà che si sbaglia, si ricreda …

Le direbbe con dolcezza per confortarLa, offrendole anche un cordiale ed un tiramisù, il mio amico che sa e capisce di cose politiche.

Ecco, invece sul punto seguente devo ammettere che Ella mi ha colto alla sprovvista: infatti, scorgere nel comportamento di Massimo D’Alema una

          quasi presunzione di taglio crispino, contro il suo normale carattere,

mi pare francamente fuori luogo.

Se c’è un uomo politico che, caratterialmente, non è mai presuntuoso, né mai spocchioso, supponente o altezzoso, che non parla come se ritenesse di essere l’unico detentore della verità assoluta, insomma la modestia personificata, ebbene, questi è proprio Massimo D’Alema.

Un uomo di rara, immediata e spontanea simpatia, scevro da ogni forma di boria. Non Le pare, Presidente?

Veniamo ora al punto cruciale, ovvero alla frase della mia commozione [6] .

Occorre forse un preambolo: dev’essere stato per via di qualche Suo malanno, di cui peraltro non siamo edotti, Presidente, che Lei non pare essere a conoscenza dell’esito dettagliato delle ultime elezioni politiche.

Deve sapere, dunque, che per poter sconfiggere Berlusconi («il miope», come Ella lo ha definito nell’articolo), i democratici liberal, come Ella li chiama (non sto ad elencare le varie fazioni per non consumare troppo toner) hanno fatto comunella con i DS, e con i vari PDCI, PRC, Verdi, No global, Disubbidienti, etc. etc. .

Orbene, come sicuramente non Le sfugge, chi alberga in codeste formazioni è da sempre avverso ad Israele ed agli Usa (per non dire, apertis verbis, che odia con convinzione granitica entrambe codeste nazioni), mentre ha una spiccata simpatia per il terrorismo islamico in tutte le sue sfaccettature e connotazioni, compresa Al Qaeda, (come con molto acume Ella stessa ha ipotizzato).

Ora, non Le potrà neppure sfuggire che il Suo amico D’Alema, (indipendentemente da ciò che pensa realmente), per evitare una levata di scudi da parte delle formazioni estreme, cui non poteva bastare la scranna della presidenza della Camera,

doveva andare platealmente a braccetto con il rappresentante dei terroristi Hezbollah,

deve manifestare avversione sempre meno moderata verso Israele e gli Usa,

dovrà , in un futuro non lontano, schierarsi ancor più nettamente in favore dei terroristi islamici.

Altrimenti, la mirabile opera architettonica gestita dal genio di Scandiano, crolla o, in termini più crudi, il baraccone (o, se lo preferisce, il tendone) viene giù e travolge i circensi [7] che vi albergano. Capisce Presidente?

Trascuro volutamente altri aspetti strettamente consequenziali: l’amore viscerale della sinistra per il mondo islamico, il “voto di scambio” ed il “finanziamento occulto di partiti”. Sono certo che, con la sagacia che La contraddistingue, in proposito ha già capito e sa già tutto: inutile chiarire.

Ora finalmente mi spiego anche il motivo per cui, quando si è trattato di votare per il nuovo governo, Ella, invece di differenziarsi dagli altri Suoi colleghi senatori vitalizi, scegliendo il «miope» Berlusconi, ha preferito votare per Luxuria, D’Elia, Pecoraro Scanio, Diliberto, Bertinotti, Caruso, etc. etc.

Il motivo è che Lei non sapeva. Per via di quel malanno, non sapeva che c’erano.

Beh, ora lo sa.

Sulla Sua considerazione finale non esprimo pareri: Lei è libero di scegliere fra l’amico marxista leninista ed il genio di Scandiano: grazie alla Sua inarrivabile lungimiranza non Le potrà tuttavia sfuggire che, limitando la scelta a quei due, Ella, oltre che con il Suo amic
o Massimo e con il genio scandianese, sempre con i Pecoraro Scanio, i/le Luxuria, i Bertinotti, i Diliberto, i Caruso, i D’Elia, etc. etc., si troverà a camminare.

Non si stupisca quindi delle conseguenze derivate, anzi, se crede, in futuro, provi a tenerne conto.

Con devota cordialità.

 

Ugolino

 

P.S.: Ora molte questioni finalmente mi si svelano e i massicci dubbi che mi tormentano da tempo divengono certezze: se questi sono i politici lungimiranti e avveduti, i raffinati e sagaci strateghi cui è stato affidato, dagli Anni Sessanta in poi, il compito di arginare e, possibilmente, sconfiggere la “gioiosa macchina da guerra”, l’avanzata del comunismo e del marxismo in tutte le sue molteplici sfaccettature, comprendo molto bene perché si sia strepitosamente fallito l’obiettivo e mi spiego anche agevolmente perché ora ci troviamo in questa mirabile ed invidiabile situazione.



[1] Cossiga sen. Francesco.

[2] Libero” edizione del 17 agosto 2006 – Prima pagina e seguente.

[3] Scalfaro sen. Oscar Luigi.

[4] Relativo al comportamento presuntuoso di Francesco Crispi.

[5] Consiglio superiore della magistratura (la c di “”consiglio”” è maiuscola solo per affinità alla r di “”relativo”” della nota 4 e la u di “”un”” della nota 6).

[6] Un detto ambrosiano, assai colorito ed altrettanto efficace, renderebbe il mio stato d’animo in modo perfetto.

[7] Non me ne vogliano i veri circensi: absit invidia verbo.

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