L’età dell’oro

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Gli anziani rappresenteranno la principale risorsa da gestire e non solo sul versante dell’assistenza sanitaria, ma anche per le nuove ed emergenti esigenze di entertainment della quarta età oltre che alla pianificazione finanziaria degli assets necessari a garantirsi un tenore di vita più che decoroso

In un futuro prossimo dove la popolazione anziana rappresenterà sempre più sul piano quantitativo una componente di ingente rilievo sul totale della popolazione complessiva, almeno per quanto riguarda le economie sviluppate, la gestione del welfare e di tutti i servizi di retirement collegati saranno sempre più una priorità ed emergenza di politica economica e sociale. Avremo per questo nazioni che saranno generatori di flussi in outgoing, come il caso dell’Italia, per ragioni di conflittualità sociale e sostenibilità finanziaria e nazioni che riusciranno a canalizzare invece flussi di incoming. Gli anziani rappresenteranno la principale risorsa da gestire e non solo sul versante dell’assistenza sanitaria, ma anche per le nuove ed emergenti esigenze di entertainment della quarta età oltre che alla pianificazione finanziaria degli assets necessari a garantirsi un tenore di vita più che decoroso. Sostanzialmente già oggi vi sono paesi che fanno retirement planning ovvero cercano di attirare a sè quelle categorie di pensionati moderatamente benestanti che desiderano abbandonare il loro paese natale o quello in cui hanno lavorato negli ultimi anni (solitamente ostile dal punto di vista climatico) per spostarsi in altri in cui lo stile di vita sia più gradevole e soprattutto più in sintonia con le aspettative ed esigenze di vita di una persona che dovrebbe cercare di godersi il resto della propria vita.

Gli americani da questo punto di vista sono i più avanti di tutti: quando arriva il momento della pensione vendono la loro abitazione e si trasferiscono all’interno di una retirement community, solitamente in Florida, in cui si trovano migliaia di altre coppie di pensionati che hanno le medesime aspettative, esigenze, difficoltà e necessità di vita. Queste strutture sono villaggi indipendenti forniti di tutto e concepiti per persone anziane di varia età, quindi a seconda dei gusti troverete dalla sala da biliardo, al pub, alla sala da ballo, al circolo del golf, al campo da tennis e per finire chiesa, supermercato, shopping center, libreria, farmacia, clinica medica ed in alcuni casi anche un distaccamento ospedaliero attrezzato per i ricoveri d’urgenza. All’interno di queste community la mobilità è concepita come se si stesse trattando di una colonia di bradipi in modo che automobili e veicoli di ogni genere non rappresentino una minaccia per gli ospiti in soggiorno permanente. Chi decide di vivere in questo modo, sceglie di passare il resto della propria vita in una località climaticamente molto attraente e soprattutto circondato da persone molti simili per i problemi di salute ed i pensieri del vivere quotidiano (pensate ad una malattia cronica o ai figli che lavorano fuori continente). Gli USA solitamente anticipano gli altri paesi di 20 o 30 anni, pertanto si tratta solo di aspettare e lentamente il retirement planning all’americana verrà adottato anche altrove.

Dopo tutto uno dei tanti effetti collaterali della globalizzazione sta producendo la fine della famiglia tradizionale in cui i figli rivestivano solitamente il ruolo di bastone per la vecchiaia: nel momento in cui questi ultimi vanno a studiare o lavorare all’estero o comunque molto distanti dalla loro città d’origine ci si rende conto che fare i genitori oggi significa brutalmente trasformarsi in una banca. Caso mai ne riparlerò più avanti di questo. L’Inghilterra è stata la prima nazione che ha importato questo modello di vita, tanto che oggi i migliori pensionati da agguantare sono proprio quelli inglesi che vogliono trasferirsi in un paese caldo ed accogliente in cui in passato vi è stata molta influenza inglese (Malta e Cipro) oppure in nazioni che hanno attivato dei straordinari programmi di retirement planning come la Spagna e la Grecia. Recentemente altri paesi dentro la UE hanno inziato a diventare interessanti per la delocalizzazione della vecchiaia come Bulgaria, Croazia e Portogallo. Alcuni tuttavia più che di delocalizzazione parlano di spirito di sopravvivenza alla vecchiaia in quanto si cercano paesi abbastanza ospitali in cui il costo della vita è sostanzialmente contenuto e quindi anche con pensioni modeste è possibili condurre una esistenza decorosa o almeno senza angosce economiche. Per un paese dalle modeste potenzialità o caratterizzato da uno scenario da declino industriale attirare pensionati benestanti da tutto il mondo può rappresentare una scelta strategica vincente.

Sul piano finanziario infatti vengono dirottati gli accrediti delle rendite pensionistiche e sul fronte economico si beneficia di un apporto al volano dei consumi grazie allapresenza di nuovi soggetti con capacità di spesa più che considerevole. L’Italia potrebbe diventare leader incontrastato sul Mediterraneo nel settore del retirement planning, grazie al potenziale inespresso che risiede in alcune regioni del Meridione ed all’elevato appeal alimentare che non ha rivali. Eppure avete mai sentito un governo parlarne in tal senso ovvero trasformare il Sud Italia nella Florida Europea ? Questa probabilmente rappresenta l’unica possibilità di riscatto e riqualificazione oggettiva per quelle regioni stante ormai il gap infrastrutturale con le regioni del Nord che verrebbe in tal senso visto come un elemento di beneficio: minor inquinamento (tranne per la Campania), minor traffico, poca attività industriale, aria più pulita e stile di vita più spensierato. Si potrebbero ricreare proprio come in Spagna grandi retirement community ad hoc immerse nel verde o in prossimità del mare per attirare i pensionati di tutto il Nord Europa magari con l’aggiunta di alcuni benefici fiscali appositamente dedicati. Il tutto potrebbe essere sfruttato anche dagli stessi italiani. Riflettete per un attimo. Che senso ha andare in pensione nel Nord Italia per aspettare di morire con giornate uggiose ed umide in compagnia di nebbia, pioggia, gelo e neve, senza dimenticare la seconda peggior qualità dell’aria di tutta Europa.

 

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