L’estasi cementificatoria

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C’è qualcosa di patologicamente affascinante nel ritornare sulle pagine finali della “ Summa” del Sitta–pensiero, la’ dove, colto da estasi cementificatoria, conclude la sua riflessione su Modena Futura (2008) con un richiamo all’Utopia di Tommaso Moro, augurandosi , a differenza dell’illustre trapassato, di aver la forza di poter portare a termine il suo programma. Conclude poi con una frase dai riflessi vagamente megalomani” CIO’ CHE PROGETTIAMO RIMANE PER UN TEMPO CHE PUO’ ANCHE TENDERE ALL’ETERNITA”’e prevede che una folta schiera ( in ordine cronologico!) di ignoranti, conservatori, ambientalisti fondamentalisti, conservatori ottusi, minoranza pensante, gente che non lavora, gente che spende il tempo libero per scrivere ai giornali, radical-chic, stalinisti, talebani ed ora, in fine, anche portatori di un “ambientalismo criminale”, si sarebbe opposta ai suoi progetti. Oggi, a pochi anni di distanza, abbiamo la possibilita’ di conoscere l’interpretazione dell’Utopia di Moro. Ognuno puo’infatti ammirare i falansteri di via Panni, la trasformazione dell’ex Parco Novi Sad in una landa assolata,le torri-grattacielo della Crocetta, prodromo di quanto avverra’, come da progetto, alla Madonnina, alla Stazione Piccola, all’ex-AMCM etc. In questi giorni domina nel dibattito cittadino la discussione sulle aree di via Cannizzaro e via Aristotele. L’assessore afferma che quel campo acquifero sara’ inutilizzabile perché progressivamente inquinato da nitrati. E allora? Primo compito di amministrazioni dovrebbe essere quello di impegnarsi nei tempi lunghi del disinquinamento, per non perdere nulla di quella che sara’ la riconosciuta emergenza futura, la penuria d’acqua. Se l’acqua è inquinata, diamola persa e  tombiamola irreversibilmente sotto un nuovo quartiere! Riflettendo sul recente passato, risulta evidente come in questa citta’, al contrario di cio’che è avvenuto in realta’ piu’ consapevoli , negli ultimi decenni si è inquinato, si sono cancellati i canali, le rogge e i fontanazzi di cui le nostre periferie erano ricche imponendo su di loro le squallide geometrie produttive, le brutture ripetitive che tutti conosciamo. Si è affermato su ogni direttrice viaria uno sviluppo senza qualita’, senza consapevolezza ambientale, ma spacciato per inevitabile progresso che ha trasformato l’identita’ stessa del territorio, massacrato il paesaggio ed eliminato definitivamente l’eleganza e la ricchezza biologica del nostro territorio. Questo è il vero crimine che è stato commesso, complice una societa’civile sedata ed ottenebrata dalla corsa al consumismo ed una politica che continua a considerare l’espansione edilizia il principale motore di sviluppo. Di fronte alla complessita’ dei problemi ambientali appare perfino limitante, per quanto emblematico e giusto, continuare ad accapigliarsi su via Cannizzaro ed Aristotele. In una provincia in cui si consumano14.000mila metri quadrati di ottimo terreno agricolo al giorno, è evidente che il problema riguarda un modello di sviluppo del territorio non piu’ sostenibile. Gli ambientalisti lo sostengono da tempo. A dimostrazione di cio’, se è vero, come da recenti dati CRCS,  che l’aumento dei residenti è stato del 5,4% a fronte di un’urbanizzazione aumentata del 9%, risulta evidente la patologia edificatoria del sistema economico ed appare  puramente strumentale l’appellarsi ad un costante aumento degli abitanti ( fino a 230.000 per Modena) per giustificare la necessita’ di nuove costruzioni. Questo è lo stato delle cose. Purtroppo dobbiamo constatare l’inadeguatezza ad affrontare la crisi ambientale che si profila.

 

Per conto di WWF Modena

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