Leggenda di Natale.

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Sembrava che avesse tutto il Sovrano, onnipotente, padre eterno, Dio. Con tutto il suo illimitato potere si sentiva solo però. Gli mancava una cosa: diventare padre.

Da qualche tempo aveva notato una fanciulla di singolare bellezza che faceva servizio nel suo castello.

Mandò da lei una sua guardia, che avvicinandolamentre lavava i panni nel lavatoio del cortile, le disse:

“”Ti saluto, graziosa donzella, il Signore è con te””,

Queste parole la turbarono e si chiese cosa potesse volere da lei quell’ uomo.

“”Chi sei e cosa desideri da me?””

“”Non temere perché hai trovato grazia presso in nostro Sovrano. Lui desidera un figlio da te e tu glielo darai alla luce in breve tempo. Sarà grande lui e diventerà il suo erede””.

Allora fanciulla domandò

“”Come è possibile? Non incontro mai il Sovrano.””

La guardia le rispose:

“”Lui ti prenderà sotto la sua protezione, si prenderà cura di te.””

“”Allora il bambino che nascerà sarà dunque chiamato il figlio del Sovrano? Ma io sono già promessa ad un altro e il Re non sposerà mai una plebea””.

“” Nulla è impossibile al nostro Signore.””

Ribadì la guardia, alzando gli occhi verso il cielo.

La fanciulla, sapendo di non poter opporsi alla volontà del suo regnante, rispose:

“”Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto””.

Un giorno venne condotta al castello.

Non poté e non volle rifiutare.

Entrò intimidita nelle stanze regali che le sembrarono il paradiso,ne fu incantata.

Il Sovrano, sorridendo, le diede una splendida rosa color porpora. La fanciulla arrossì e abbassò lo sguardo. Tremante, strinse il fiore a sé e la spina bucò il suo candido petto. Una goccia di sangue cadde sul suo grembo. In quell’ istante avvenne un miracolo:

ella concepì un figlio.

I mesi seguenti li passò dalla cugina in montagna. Quando i giorni del parto si avvicinarono, decise di fare ritorno al castello. La scortava nel viaggio la solita guardia.

Lungo la strada trovarono una capanna e, stanchi, decisero di fermarsi a riposare.

Era calata la notte e proprio in quella notte nacque il bambino!

Arrivarono lì alcuni pastori che, per riscaldare la madre e il nascituro, accesero il fuoco. Le fiamme si alzarono così in alto che sembrarono toccare il cielo. Le dorate scintille volarono verso le stelle. Una, più grande e più splendente, portata via dal vento, esplose nell’ universo, per poi ricadere lasciando una luminosa scia.

“”Una cometa, una cometa!””, gridava chi la notava. La notò anche il Sovrano, che nel cortile aspettava, impaziente, il ritorno della sua amata. La cometa brillava così forte, così forte, che diffondeva una enorme luce, rischiarando la strada da dove lei avrebbe dovuto arrivare.

All’improvviso il Sovrano, folgorato da ispirazione, montò a cavallo e si precipitò alla sua ricerca. Seguì la cometa ed in breve tempo la trovò.

Entrato nella capanna il suo cuore si allietò nel vedere la fanciulla che, con angelico volto, stringeva al seno un neonato.

Prese in braccio il piccolo e commosso disse:

“” Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto “”

Tu sarai “”luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo””
.

Lo chiamarono Jesus.

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