Legge 194: 30 anni bastano

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N.B.: Questo contributo si compone di tre documenti che trattano dello stesso tema, ma con destinazioni diverse.

Li  sottoponiamo in una unica soluzione così come li abbiamo ricevuti (ndr)

 

Contributo della Comunità Papa Giovanni XXIII   alla Conferenza Stampa del 21 maggio 2008 alle ore 11 presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati a Roma per i 30 anni della legge 194 organizzato dal Movimento per la vita e il Forum delle Associazioni Familiari.

 

1 – 5 milioni di bambini uccisi e di altrettante donne ferite dall’aborto

In questi 30 anni i più dimenticati sono stati i bambini, 5 milioni quelli soppressi attraverso l’aborto cosiddetto volontario. Il moderno massacro degli innocenti accuratamente tenuto nascosto nei suoi effetti devastanti sul corpicino del bambino ma anche sulla psiche delle donne  che lo subiscono.

Le piccole salme vengono gettate fra i rifiuti speciali e incenerite, le donne abbandonate a sé stesse.

Qualche luce di speranza si sta evidenziando con una degna sepoltura dei bimbi abortiti, volontariamente o spontaneamente e con un sostegno psicologico alle loro mamme. Sempre più studi stanno evidenziando come la sindrome post-parto sia la più curabile fra le malattie psichiche, la sindrome post-abortiva molto frequentemente devastante per la donna.

 

2 – L’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII ha scelto 11 anni fa di istituire il Servizio Maternità Difficile per coordinare l’impegno verso la tutela della maternità e della vita-nascente a tutti i livelli, in Italia e all’estero.

Consiste nell’essere disponibili ad essere contattati  al numero verde 800 035 036, incontrare la mamma/coppia in difficoltà e trovare insieme la soluzione più adeguata ai problemi che li ostacolano nel portare avanti la gravidanza. Senza un progetto precostituito ma cercando di volta in volta il percorso più adatto con un sostegno materiale, un accompagnamento e fino all’accoglienza nelle nostre Case Famiglia.

Il secondo elemento fondante sta nell’operare per rimuovere le cause che generano questa ingiustizia, sia a livello legislativo che educativo e culturale.

 

3 – Linee guida alla Legge 194  

 

Viste le intenzioni dell’on Eugenia Roccella (Sottosegretaria alla Salute del min del Welfere) di emettere linee guida alla legge 194 presenteremo nel pomeriggio alle 15.30 la proposta elaborata qualche mese fa con don Oreste Benzi in seguito ad annuncio analogo dell’ex min della Sanità Livia Turco. (Vedi allegato).

 

Riteniamo che la legge 194 sia profondamente ingiusta nel suo prevedere la soppressione del più debole ed innocente fra gli esseri umani, il bambino appena concepito e che sia una violenza nei confronti delle donne a cui viene offerto come unico strumento la morte del proprio figlio pur di non dare fastidio. 

 

La legge 194 contiene tutta una serie di articoli che, ad una lettura superficiale, parrebbero a tutela della maternità e a difesa della vita-nascente. Articoli inseriti ad arte per ingannare gli italiani sulla reale portata di una legge che, come nelle intenzioni dei proponenti, è risultata essere esclusivamente volta a liberalizzare e incentivare l’aborto.

Riteniamo che una coraggiosa reinterpretazione della legge secondo quanto realmente scritto possa rappresentare un immediato segno di svolta.

 

4 – Aiutare la donna a portare avanti una gravidanza difficile o indurla ad abortire?

 

Già oggi le donne che si presentano al Consultorio dopo le 12 settimane di gravidanza vengono invitate a portarla a termine perché oltre i limiti di legge e non pare sia uno scandalo, pur avendo notizia di tanti ospedali in cui questo limite viene raggirato.

Ed è questo l’unico caso, o quasi, in cui la donna incinta ha speranza di essere aiutata dalle istituzioni.

Quando invece si presenta prima delle 12 settimane è purtroppo esperienza comune di come molto difficilmente venga fatto un progetto di rimozione delle cause che l’hanno portata alla richiesta di abortire.

E’ prassi comune prendere atto della sua richiesta, lasciandola nei suoi problemi e nella sua solitudine.

Nel caso in cui ci siano problemi di salute della madre o del bambino e quando lei abbia già una situazione socio-economica problematica molto spesso avviene che proprio coloro che dovrebbero aiutarla la invitano a disfarsi del bambino con l’aborto. Intanto
ti prenotiamo l’Ivg, così ci pensi ma sappi che se decidi di tenerlo te la dovrai cavare da sola” è la frase più comune che si sente dire una donna incinta con qualche problema di varia natura.

Gli operatori anche se volenterosi non hanno mezzi e fondi a disposizione, soprattutto se la donna non è residente nel comune in cui si presenta, è necessario quindi  un fondo nazionale per il sostegno alla maternità.

 

Le poche volte in cui qualche operatore coraggioso, spesso di nascosto dai colleghi,  ci invia una mamma incinta in difficoltà noi chiediamo di poter fare un progetto insieme e ci viene risposto: “Pensateci voi, se noi dovessimo aiutarle tutte avremmo la fila”.

 

Sempre più spesso rileviamo pressioni, ricatti, inganni  e costrizioni verso l’aborto nei confronti della donna incinta.

Le pressioni più forti arrivano dal partner, dal datore di lavoro, dai servizi sociali, dai medici e operatori del consultorio, dai genitori.

 

Abbiamo incontrato una ragazza incinta che si è calata dalla finestra del bagno dell’ospedale un attimo prima che le praticassero l’aborto oltre le 12 sett, costretta dai genitori e con la complicità dei medici.

 

5 – Medici obiettori.

 

E’ nostra esperienza del come spesso gli operatori obiettori siano discriminati, rischiano la carriera e anche il posto di lavoro quando è ancora precario. Abbiamo casi di ospedali dove gli obiettori siano costretti a praticare o assistere agli aborti.

 

6 – Donna e lavoro

La donna che lavora è più soggetta a compiere l’aborto di quella che non lavora.

Pochi sanno che la donna incinta che lavora in nero può ottenere la regolarizzazione del proprio lavoro e il pagamento della maternità, anche annullando il licenziamento avvenuto, pur lavorando in nero,  prima  dell’anno di età del bambino.

 

7 – Interventi legislativi

 

Non riteniamo che la legge 194 sia modificabile, in quanto voluta per dare licenza di uccidere, ma va abrogata.

Riconoscendo che oggi non ci siano ancora i presupposti per farlo, riteniamo possibile trovare un ampio consenso per una proposta legislativa tutta a favore della maternità e della vita con un contrasto forte all’induzione all’aborto, riconoscendolo come grave violenza contro la donna e contro il bambino.

 

La nostra proposta, approvata dal Consiglio generale del Forum delle Famiglie del 2 febbraio scorso è in corso di elaborazione.

 

Per l’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII

Il Responsabile Generale

Dott. Giovanni Paolo Ramonda

 

Per l’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII

L’Animatore Generale del Servizio Maternità Difficile

Enrico Masini

 

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LEGGE 194 – UN BILANCIO DOPO 30 ANNI

 

1) Il male è l’aborto, è questo il nemico da combattere, non la Legge 194. Il mio sogno (per dirla alla M.L. King) è che non ci siano più aborti nel mondo. Né legali, né clandestini, né chimici né chirurgici, né precoci né tardivi: di nessun tipo. E questo perché nella società sarà cresciuta a tal punto la contemplazione verso quella realtà straordinaria che è la vita prenatale e tutte le meraviglie che contiene, il rispetto verso i bambini fin dal concepimento, l’ammirazione e il calore verso le donne incinte, che la sola idea di far terminare precoc
emente quella vita sarà qualcosa di semplicemente impensabile. E se dovesse capitare qualche volta che ancora qualcuno si attentasse a spezzare una di queste giovani vite, questo sarebbe sentito da tutto il popolo come un orrore, né più né meno che l’orrore con cui oggi vivamo la notizia dell’uccisione di un neonato, mentre secoli fa la loro soppressione non suscitava alcuna particolare riserva morale.

Tuttavia è incoerente essere contro l’aborto e non dire niente sulle leggi che lo legalizzano.

Sarebbe come essere contro le discriminazioni razziali, e quindi impegnarsi per educare tutti gli uomini al rispetto reciproco, e non dire niente sulle leggi che lo legalizzano, dalle leggi razziali degli anni ’30, a quelle sull’apartheid, ecc.

 

2) Abbiamo sentito ripetere in questi anni, ossessivamente, come una litania: “La Legge 194 funziona, perché ha ridotto gli aborti in Italia”.

Quest’affermazione in realtà è semplicemente falsa . Ecco perché.

 

Innanzitutto i dati non sono così lineari: dall’approvazione della Legge c’è stata prima una crescita degli aborti (1979-82), poi un forte calo (1982-94), quindi un periodo di stazionarietà (1994-2000), infine un periodo, quello attuale, di leggera crescita, che però non è misurabile, perché è legata agli aborti con la ‘pillola del giorno dopo’. La stessa legge era in vigore quando gli aborti calavano, quando crescevano, quando rimanevano stabili. Perché legarla solo al epriodo di calo?

 

Anche facendo riferimento ai 12 anni (su 30!) di riduzione degli aborti, non si capisce quale sia il legame tra la Legge e la riduzione. Non ci risulta nessuna ricerca al riguardo. Quale misura prevista dalla 194 ha portato a questo calo?

La parte preventiva (art. 5)? Sappiamo tutti che non è mai stata attuata, tanto che in 30 anni il Ministero non ha mai diffuso un dato al riguardo.

L’informazione sulla contraccezione alle donne che hanno abortito (art. 15)? Interviene solo ad aborto avvenuto.

Una maggiore informazione su sessualità e contraccezione? Ma non c’entra con la 194!

In realtà gli aborti quando sono calati lo hanno fatto per una pluralità di cause, tra cui non la Legge.

 

L’affermazione sul calo degli aborti a causa della 194 nasconde la realtà che se oggi non ci fosse la 194 gli aborti sarebbero senz’altro di meno, anche se non sappiamo di quanto. Infatti:

in generale per ridurre qualunque fenomeno è necessario ‘porgli dei paletti’. E’ successo di recente anche col fumo, ad esempio. Oggi invece con la 194 di fatto almeno nei primi 90 giorni si può abortire come e quando si vuole.

in una società in cui si tende sempre più a far coincidere ‘morale’ con ‘legale’, il fatto che l’aborto sia legale lo rende per tanti per ciò stesso moralmente giusto. E quindi il no all’aborto che la donna dice perché vuole proteggere la vita di suo figlio e sé stessa diventano solo ‘scrupoli di coscienza’: “”Vai ad abortire, tanto oggi è legale””, si sono sentite dire tante mamme che abbiamo incontrato.

le leggi hanno un ruolo educativo molto forte. E in realtà il fatto che oggi una certa cultura ritenga che del bimbo nel grembo si può fare quello che si vuole, che se ne parli come se si ragionasse di una cisti ovarica, dipende proprio dal fatto che ci sono leggi, in Italia la 194, che hanno fortemente contribuito a diffondere questa cultura e a dire che di questo bambino è possibile fare ciò che si vuole.

 

In ogni caso l’affermazione che gli aborti sono calati, a parte che non è vera, nasconde anche il fatto che il numero di aborti oggi in Italia è a livelli altissimi, impressionanti. Quelli legali sono circa 130.000 all’anno. Ogni giorno nel nostro paese 364 vengono soppressi ‘a norma di legge’. Ogni giorno 364 mamme si procurano una ferita mortale che le segnerà tutta la vita. E’ accettabile questo per un paese civile? Perché tutto continua ad avvenire nell’indifferenza generale?

 

3) Oggi possiamo ben vedere che se la 194 non ci fosse stata, gli aborti in Italia oggi sarebbero molti di meno.

Infatti in questi 30 anni sono cambiate tante cose.

 

30 anni fa la vita del bambino nel grembo, le sue dimensioni, il suo sviluppo… erano conosciuti solo da pochi specialisti. Oggi grazie ai progressi della tecnica quel bambino tutti lo possono vedere (con le immagini ecografiche), ne possono udire il battito del cuore (dalla 3° settimana!). Si moltiplicano i servizi fotografici, le divulgazioni di ricerche… anche presso il grande pubblico. Dunque tutti si possono mettere in relazione con lui.

 

30 anni fa non si sapeva che cosa potesse sentire e vivere il bambino nei 9 mesi. Oggi sappiamo che questo bambino ascolta, ricorda, prova dolore, sogna,… è in relazione anche con l’ambiente esterno. Non si sa ancora da quando questo avviene, perché man mano che si procede con gli studi il limite si abbassa. Addirittura oggi vi sono scienziati che studiano la psicologia dell’embrione dal concepimento! Davvero è chiaro che non vi è un salto tra ciò che fa e sente un feto nel grembo e un neonato, e che embrione, feto, neonato, infante… sono declinazioni diverse della stessa parola ‘bambino’.

 

30 anni fa si poteva ancora pensare che l’utero fosse un semplice contenitore per il bambino. Oggi la ricerca scientifica ha chiarito come fin dal concepimento ci sia uno scambio continuo tra madre e bambino, a vantaggio di entrambi, e come questo avviene.

 

30 anni fa si poteva pensare che il bambino fosse una parte della madre. Oggi è chiaro che è un essere umano assolutamente autonomo, tanto che oggi può sopravvivere anche se nasce poco dopo la metà di uan normale gravidanza (22 settimane anziché 38), può essere concepito fuori dal grembo, e tra qualche anno l’utero artificiale renderà possibile il suo sviluppo interamente fuori dalla madre. Anche se è chiaro che il posto più accogliente, dove può crescere meglio, è invece l’utero materno!

 

30 anni fa la gente era terrorizzata perl’esplosione demografica modiale. Oggi sappiamo che il popolo italiano rischia l’estinzione.

 

30 anni fa molte donne pensavano che la maternità fosse un ingombro per la loro vita, sia professionale che affettiva. Oggi l’hanno riscoperta come una dimensione unica della loro esistenza, fonte di straordiaria gioia.

 

Per questo oggi se non ci fosse una legge che di fatto legittima l’aborto, gli aborti negli anni sarebbero calati fortemente, proprio per le novità della scienza e della tecnica e i cambiamenti culturali.

 

Se i parlamentari in quegli anni avessero resistito alla pressione che c’era per legalizzare l’aborto, oggi la maggioranza degli Italiani sarebbero loro grati.

 

Bologna, 22 maggio 2008

 

 

Andrea Mazzi

Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII

Servizio Maternità difficile

 

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LETTERA APERTA A:

– Consiglio Comunale Modena – Consiglio Provinciale Modena – Consiglio Regionale dell’Emilia Romagna

Nella ricorrenza del 30esimo anniversario dell’approvazione della L.194 noi, Associazioni che si adoperano per la difesa dei diritti delle donne incinte e dei loro figli, intendiamo chiedere alle Istituzioni del nostro territorio (Comune, Provincia , Regione) che si riuniscano, ognuna in seduta straordinaria, per valutare come sia stata applicata, a livello locale, la legge 194, in questi 30anni.

Considerato che a tutt’oggi non si conoscono dati ufficiali utili a sapere quali siano le cause di aborto e quindi, quali le possibili, efficaci strategie risolutive,riteniamo urgente che ogni Istituzione formuli un approfondito resoconto delle risorse umane, economiche, ecc che sono state utilizzate annualmente, in questi 3 decenni per rimuovere le cause che inducono la donna a chiedere l’aborto. Di seguito sarà particolarmente utile sapere quante donne hanno proseguito la gravidanza grazie all’aiuto ricevuto, così da adeguare gl’interventi alle reali necessità di chi, a partire dall’immediato futuro, si troverà in difficoltà.

Consapevoli che in tutti questi anni le tante realtà prolife sono sempre state in prima linea impegnate nell’accoglienza delle mamme incinta, in difficoltà , chiediamo di essere a nostra volta presenti a queste sedute con facoltà di prendere la parola per poter dare il contributo di cui siamo latori.

Associazione “Comunità Papa Giovanni XXIII”

Federazione Regionale dei Movimenti per la Vita dell’Emilia Romagna

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