Lega a Vignola, cosa accadrà

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Appare in maniera molto chiara come una parte dell'elettorato abbia abbandonato il primo partito vignolese per abbracciare il movimento nordista. art. di Alex Scardina

 

  

Cosa c’è dietro il fenomeno Lega Nord emiliano? Eh sì, la dicitura “fenomeno” è proprio corretta. Infatti nel decennio appena trascorso il movimento del condottiero, non si osi chiamarlo gladiatore, quelli stanno a Roma, Umberto Bossi, ha moltiplicato i propri consensi nella rossa terra emiliana tanto da costringere, nel corso delle amministrative 2009 a Vignola, la sinistra, per la prima volta nella storia repubblicana della capitale delle ciliegie, al ballottaggio.

 

Ma a Vignola chi vota Lega Nord? Per tentare di rispondere a questa domanda è necessario analizzare cosa accadde proprio nelle amministrative 2009. Al primo turno il Pd ebbe il 35,9% delle preferenze, La Lega il 14,3% (escludiamo il ballottaggio perché da sempre figlio di apparentamenti); nel 2004, invece, Ds e Margherita, poi confluiti nel Partito Democratico raccolsero il 51,3%, la Lega il 6,3%.

 

Appare in maniera molto chiara come una parte dell’elettorato abbia abbandonato il primo partito vignolese per abbracciare il movimento nordista. La maggior parte degli evasi del Pd sono operai, figli della crisi economica, che hanno visto, a causa della cassa integrazione o dei licenziamenti, erodere il loro potere d’acquisto e, contemporaneamente, aumentare visibilmente la presenza straniera a Vignola. Sì, perché la lotta allo straniero, alla stregua di Asterix, ed i Galli, contro i Romani, da sempre è bandiera leghista, ed in occasione delle difficoltà economiche, dovute a cicliche congiunture, evolve diventando lotta allo straniero ruba lavoro. Questo porta la classe operaia ad avvicinarsi alla lega.

 

Se a questo aggiungiamo lo stare attivamente sul territorio, sia attraverso circoli, sia ricercando costantemente il contatto con la gente, prerogativa, questa, della sinistra fino a pochi anni fa. Oggi infatti è più facile incontrare nel bar della sciura Teresa il rappresentante leghista, perché il rappresentante di sinistra, oramai snob, frequenta solo locali alla moda, dove all’operaio non è consentito accedere. A ciò bisogna sommare la capacità di farsi carico non del cuore, ma della pancia del cittadino, potenziale elettore. Tutto questo consente di comprendere perché la Lega abbia potuto tentare di guadagnare lo scranno di primo cittadino di Vignola. Risultato, per altro, sfuggito per poco: il candidato leghista Graziano Fiorini ottenne al secondo turno il 47,5%.

 

E dire che fino a 10 anni fa le compagini di governo di sinistra reputavano impossibile che il movimento di Umberto Bossi potesse affermarsi, mettere le radici ed attecchire proprio in queste terre. Il motivo è presto detto: i nostri cittadini non affideranno mai il governo a chi propone di usare le terre a sud del Po solo per realizzare parcheggi. Invece non è andata proprio così.

 

Questo sicuramente ci consente di parlare di scarsa lungimiranza delle giunte rosse; consentitemi solo di sottolineare che chi in politica non ha la capacità di guardare oltre il proprio naso non ha il dna del buon amministratore. Sì perché oggi a Vignola la Lega Nord è secondo partito locale, addirittura davanti al Popolo della Libertà. Allora cosa aspettarsi dal futuro? Senza particolari doti di divinazione già con i prossimi appuntamenti elettorali i prati vignolesi rischieranno di essere sempre più verdi perché innaffiati dalle acque raccolte sul Monviso.

 

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