Lecito, etico e la coppietta al supermercato

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Sempre più di attualità nella agenda politica delle prossime settimane è la riforma della giustizia. Sarebbe auspicabile nella realizzazione di questa impresa iniziare a far coincidere, almeno un po’, ad avvicinare, almeno un po’, il lecito e l’etico. E’ ciò che si augura Maria e molti di noi assieme a lei.

Il problema della Giustizia, e la riforma della stessa, dominano questi ultimi giorni dell’anno.

Ci sono gli sferzanti giudizi dell’opposizione, sulle leggi ad personam, sui  provvedimenti cosiddetti  “salva casta”, sul “lodo Alfano” definito “vergognoso e immorale”, sulle intercettazioni telefoniche concesse o negate, armati di abaco, secondo  gli anni di possibile reclusione, permettendo che molti gravi reati si possano allegramente concertare al telefono senza alcun pericolo, diventando, di fatto, esenti da indagini e, pertanto, impuniti.

Sdegnato da questi attacchi, invece, si dice il  Governo,  che questa discussa riforma ha predisposto, ostentando determinazione nell’applicarlo, incurante e sereno.

Mentre le parti si lanciano invettive, i non addetti ai lavori, i cittadini, già provati dalle  preoccupazioni per la crisi economica, per la sicurezza e quant’altro, si astengono dai giudizi di merito, ma sicuramente pensano che la politica, per prima,  deve fare pulizia al suo interno, perché operare al di fuori delle regole e delle leggi tradisce lo spirito e i principi profondi della democrazia.

Vedendo certi nostri parlamentari che, se non fossero stati eletti, sarebbero costretti a fare i latitanti, la donnetta al mercato, l’amico al bar, il tizio  che passa per strada, qualunquisticamente diranno che a rubare poco si va in galera, a rubare tanto si fa carriera.

Sarà pure qualunquista come affermazione, ma descrive una realtà che indigna e mortifica i cittadini onesti e mortifica, soprattutto,  la Legge.

Legge alla quale tutti quanti siamo soggetti, nello stesso modo, perché la Legge,  per quanto possa apparire buffa questa affermazione, è uguale per tutti e il  fatto che questo concetto venga regolarmente smentito dagli eventi non mette minimamente il dubbio la sua veridicità e grandezza.

Inoltre, dato che parliamo di Legge…non sarebbe poi così male, nella riforma,  iniziare a far coincidere, almeno un po’, ad avvicinare, almeno un po’, il lecito e l’etico.

Ciò che la legge permette, o indica, non è sempre eticamente giusto.

Le leggi umane regolano  la vita sociale dei cittadini, stabilendo per la civile convivenza e per la valutazione delle azioni, ciò che è lecito e ciò che non lo è. Vi sono azioni e scelte, pertanto, che sono lecite, in quanto regolamentate da leggi specifiche, ma che, tuttavia,  non sono etiche.

Assumere droghe è lecito, non etico.

L’aborto, regolato dalla legge,  è lecito, non etico.

L’eutanasia, concessa da una sentenza, è lecita, non etica.

Sono solo alcuni esempi.

Ciò che  la legge permette, consente e prevede, è lecito, mentre etico è ciò che riguarda il costume, la morale ed è assai meno facile da definire e stabilire.

Così  è lecito che un parricida e matricida come Pietro Maso vada, con l’innamorata, a fare la spesa in un supermercato, lecito perché la legge glielo permette.

Anche se a qualcuno (forse a pochi) questo non sembrerà etico, perché ripenserà con orrore e pena a quei due poveri genitori, massacrati con mazze da baseball, con la bocca riempita da sacchetti di plastica del supermercato, per non far sentire le urla,  sacchetti simili a quelli che ora Maso e l’amata, come una coppietta qualsiasi,  riempiono di provviste.

Posti di fronte a una scelta, lecita o etica, è più difficile scegliere quando c’è di mezzo la vita umana, quando si ferisce la dignità delle vittime, quando si preclude la via alla speranza, quando si toccano le corde più profonde nel dolore di certe perdite, soprattutto quando ci sono di mezzo gli indifesi e i deboli, primi fra tutti i bambini e gli ammalati.

Qui  le sole decisioni possibili sono, almeno secondo me, quelle etiche.

Tornando a Pietro Maso, nel  1991 fu condannato a 30 anni di carcere per aver massacrato a sprangate i suoi genitori, allo scopo di entrare in possesso dell’eredità. Dalle indagini era emerso che Pietro aveva pensato anche ad eliminare le sue due sorelle, per essere l’unico erede.


Un atroce duplice omicidio, non frutto di una momentanea follia quindi, ma  lungamente premeditato. Non solo,  già in precedenza Maso e i suoi complici avevano provato ad uccidere i genitori del ragazzo, prima con un rudimentale ordigno esplosivo e poi con un falso incidente; episodi apparsi inspiegabili dapprima  e poi collegati logicamente.

Pietro Maso, direbbe qualche beninformato,  ha fatto bene i suoi conti, ora ha 36 anni, ha tutta la vita davanti per godersi l’eredità. Ha scontato metà della pena grazie all’indulto e alla buona condotta.

Ma, nonostante la procura generale si sia detta contraria alla liberazione, seppure limitata, di Maso, i giudici di sorveglianza hanno deciso diversamente. Giuridicamente parlando, la componente discrezionale ha prevalso sul diritto,l’incertezza e la fallacia umana hanno prevalso sulle certezze delle leggi.

E’ risaputo che  i magistrati lavorano con gli strumenti che hanno a disposizione.

Bene, allora forse occorre, fra tutta la pulizia che si può fare nella miriade di leggi e leggine, togliere la possibilità di inventare, creare le sentenze, immaginando, più che applicando le normative.

Certo, non si fa in un giorno, né in un anno, ma non è impossibile…e  in questo tempo di auguri, auguriamo alla Giustizia italiana, così ammalata, di guarire presto.

E gli auguri per le prossime festività sono naturalmente il leit motif di questo numero di Bice, che terrà compagnia ai Lettori fino all’Epifania.

Per molte persone il 2008 è stato particolarmente difficile e amaro, un  anno indimenticabile in senso negativo…A loro, e a tutti indistintamente, l’augurio che faccio di vero cuore è che il nuovo anno sia migliore di quello che l’ha preceduto.

E lo stesso augurio vorrei poterlo fare un pochino  anche a me.

Buon Natale e soprattutto Buon Anno, colmo di tutto ciò che desiderate.

 

 

 

 

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