Le zoccolate della nobilcultura di sinistra

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Le zoccolate della nobilcultura di sinistra: terza e ultima puntata. Lo so che già la seconda puntata doveva essere l’ultima, ma non è colpa mia se le zoccolate della nobilcultura proliferano come le mosche cocchiere.

Quando il tempo è clemente e lo permette Renzo accompagna Prissy a far due passi ai giardinetti. L’anima verdolina di Prissy riprende un po’ di ossigeno e la vista di qualche animaletto rigenera il suo spirito animalista. Sono seduti su una panchina da qualche tempo, e, mentre lui legge distrattamente un quotidiano, lei si guarda attorno, scuotendo sconsolata di tanto in tanto il capo avvolto nel foulard arcobaleno, lo sguardo perso nel nulla.

Una coppia di colombi atterra nei pressi e zampetta verso di lei: lesta lesta estrae un sanguiss[1] dalla borsina di plastica e regala alcune briciole ai due piccioni.

          Non farlo, Prissy, se passa un ghisa[2] è capace di darti una multa.

          Perché mai dovrebbe multarmi? – ribatte trasecolata Prissy

          Perché potrebbe essere vietato dar da mangiare ai colombi. E potresti anche essere apostrofata come deficiente se passasse il sindaco …

Come morsa dalla tarantola, le gote improvvisamente paonazze, Prissy scatta in piedi e, fra lo stupore dei passanti, si lancia in un’invettiva degna del Fiorentin fuggiasco:

          Deficiente e cretina sarà lei e tutti quelli come lei. Sta a vedere che devo chiedere il permesso per dar da mangiare un po’ di briciole a due bestiole che hanno comunque il cervello più grande del suo. Non se ne può più di queste infamie …

Renzo, ottenuto con una certa perfidia lo scopo, cerca di calmarla:

          Lascia perdere, Prissy. Calmati e fammi finire. Potresti essere multata e apostrofata come “deficiente” dal sindaco di Venezia. La Moratti non c’entra Prissy. È stato il preclaro Massimo Cacciari, filosofo, stella nel firmamento prima di Potere Operaio e poi del PCI, ad apostrofare generosamente come deficienti due famigliole di turisti che stavano gettando qualche briciola ai piccioni in piazza San Marco. Non contento ha chiamato un vigile per farli multare: “Mi mandi almeno un vigile, ne basta solo uno per dire a questi deficienti di smetterla!”   [3] .

Ormai però Prissy è un fiume in piena:

          Non mi interessa chi l’ha detto, io confermo quello che ho appena riferito …

          Allora, già che ci siamo, ti racconto anche questa: una signora sul ponte di Cala­trava, si è frat­turata la faccia in cinque punti e ha una placca al posto di uno zigomo. Mentre stava con le borse di ghiaccio sul vi­so, accudita dagli avventori di un bar in attesa di soccorsi, le è passato davanti il sindaco Cacciari e lei lo ha informato del fatto che sul ponte a quell’ora, le ot­to di sera, non c’era luce e la situazione, già di giorno a rischio, era davvero pericolosa. «Io ci sono passato cento vol­te e non mi è mai successo niente», le ha risposto lui bru­scamente; «Ma io sono cadu­ta», ha tentato di argomenta­re lei tra una smorfia e l’altra. Prima di tirar dritto lui ha chiuso ringhiando: «E faccia a meno di farlo».

          Andiamo a casa, ho freddo – dice Prissy violacea, non si sa se proprio per il freddo o per la rabbia.

          Un ottimo esempio di responsabilità, di senso civico e di nobile cultura. – pensa fra sé Renzo – Un sindaco, che, per mantenere le distanze dai cittadini li chiama “deficienti” e che dice ad una donna non più giovanissima, ferita a seguito di una caduta[4]: “in futuro faccia a meno di cadere”, è un maestro nell’elargire zoccolate. Dolorose, ma di prima grandezza.



[1] Versione dialettale ambrosiana di “sandwich”.

[2] Vigile urbano in dialetto meneghino.

[4] La Stampa – ed. del 1° dicembre 2008, pag. 17: “… Vittima dell’incidente è Rosa Simoncini, 4
8 anni, di Musile di Piave in provincia di Venezia. Teatro, il ponte della Costituzione, più noto come Calatrava, opera archi­tettonica di innegabile splen­dore venuta alla luce tra mil­le polemiche dopo 11 anni di gestazione e 11 milioni di euro spesi. …”

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