Le sedie politichesi, l’impegno e la competenza

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Discutibili atteggiamenti nelle aule del ""Palazzo"" sia esso locale, sia nazionale,con forme di assenteismo mentale, dannoso quanto l'assenza fisica.art. di Emanuela Soncini

 

Mi piacerebbe fare con voi alcuni ragionamenti a voce alta; l’argomento sono le sedie politichesi e la carriera di chi si è prestato a fare politica.

 In questi giorni abbiamo potuto leggere classifiche interessanti su quanti hanno “lavorato” nel 2010. Ho visto alcune classifiche dove risultavano i più bravi ovvero gli stacanovisti e quelli un pochino meno bravi. Quando guardiamo la Tv e ci presentano le aule di governo non è difficile scorgere chi legge, chi trappola con il telefonino, chi dorme e non ci sono in bella vista  solo giornali, telefonini ma anche tanti PC. Marchionne nella sua riforma FIAT ha fatto presente che per mantenere il lavoro in Italia avrebbe voluto l’impegno, da parte degli operai, di  diminuire l’assenteismo e aumentare i numeri di produzione e praticamente ha invitato i sindacati a contribuire a questi due dati, senza voler commentare la faccenda, potremmo avanzare l’ipotesi che anche la macchina pubblica per una sua efficienza avrebbe bisogno di una “revisionata”? e potremmo  avanzare l’ipotesi che l’esempio deve partire da chi ha la delega dei cittadini a governare ?

 Io credo che chi segue la politica ed ha un incarico pubblico confermato dal volere dei cittadini dovrebbe essere attento e partecipativo alle attività di confronto  che hanno poi il fine di “governare” una città, per esempio. Ma se questi signori si perdono a chiacchierare, a leggere il giornale, a giocare con il telefonino, a passeggiare e a navigare in internet, chi deve richiamarli all’attenzione sulle attività svolte? Il loro lavoro è da considerare di qualità e svolto in modo adeguato da rappresentare coloro che lo hanno eletto e scelto?

E’ interessante assistere ad una seduta Consigliare mettendosi in osservazione perché permette di osservare i comportamenti in generale, e anche alcuni in particolare, le discussioni possono benissimo passare in secondo piano. Seguire i dibattiti è interessante ma è altrettanto curioso vedere la disinvoltura con la quale si fa altro, se poi alle risposte di alcuni, su interventi di altri si collega il comportamento tenuto fino a pochi minuti prima e la domanda che sorge spontanea è “ma ha ascoltato  quanto è stato detto?” poiché dalla risposta sembra che risponda con altro.

Alcuni giorni fa sul Carlino di Modena ho letto una interessante lettera di un signore che considerava corretta l’attribuzione di sedie da dirigente a ex-politici asserendo che chi svolge questa attività si fa tanta esperienza e che quando esce di scena giustamente deve avere una sua collocazione. A questa lettura la mia domanda è stata :“esperienza su cosa?” si potrebbe pensare che le sedie, successive all’incarico politico, debbano essere assegnate su una esperienza effettiva nel settore di riferimento dell’attività al quale fa riferimento? Altra domanda “con tanti dirigenti che abbiamo, è necessaria la richiesta di consulenza esterna?” in tutto questo insieme di domande, potrebbe la macchina pubblica avere bisogno di un Marchionne o di un Montezemolo? E noi cosa dovremmo fare per richiamarli all’ordine? Minacciarli di trasferirci all’estero così restano disoccupati? E con tutte queste domande è altrettanto vero, che non solo si possono vedere scene discutibili ma  si può anche osservare  che ci sono persone “presenti” al lavoro, non solo stando sedute, ma anche con “l’attenzione giusta” su ciò che si sta trattando. Chiudendo la sequenza delle domande e riflessioni potremmo ipotizzare che siamo solo noi alla fine, noi cittadini, i veri responsabili, poiché dovremmo cominciare a prestare una maggiore attenzione a quanto succede “nelle aule di governo” e non solo, per individuare le persone giuste a delegarci?

 Ma non chiedetelo a me, io ne ho già viste abbastanza per desiderare solo di starci fuori J

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